I migranti rinchiusi nel Centro temporaneo – da dicembre definitivo – di Palazzo San Gervasio fino a qualche mese fa erano gli eroi della `rivoluzione dei gelsomini`. Oggi sono uomini senza diritti, sottoposti ad abusi della polizia e circondati da reti come in una voliera. Gli avvocati denunciano di non poter entrare. I loro assistiti non conosconono il loro destino e non possono difendersi.

     

Scritto da Osservatorio Migranti Basilicata

Sono giorni che gli avvocati che collaborano con l`Osservatorio Migranti Basilicata, nominati da dodici dei reclusi nel CIET di Palazzo San Gervasio, aspettano di poter incontrare i propri assistiti. Sono da circa trenta giorni che questi ragazzi protagonisti della “Rivoluzione dei Gelsomini” non riescono ad incontrare nessuno dall`esterno che non sia gli operatori della Connecting People e i gendarmi deputati alla sicurezza.

Ad oggi quello di Palazzo San Gervasio sembra essere il CIET più isolato di tutta Italia non solo per la distanza che corre dai centri di potere romani e regionali ma anche per l`assenza completa di qualsiasi ente o partito vicino alla comunità e ai reclusi. Non riusciamo, purtroppo a rompere questo isolamento, ormai diventato sistemico che non ci permette di comunicare quello che sta succedendo all`interno della “Voliera” – CIET. Ci giungono voci di azioni di autolesionismo, sottrazione repentina della corrente elettrica anche di notte all`interno delle tende che creano problemi oltre che di sicurezza per i migranti anche quelli di riuscire a caricare i cellulari per poter comunicare con le famiglie.

Diversi sono i reclusi che hanno bisogno di cure mediche, oltre all`uomo con l`arto fratturato altre sono le patologie e i traumi che affliggono gli ospiti e per il quale si chiede assistenza. Non neghiamo che registriamo anche voci di continui soprusi da parte delle forze dell`ordine, probabilmente inaspriti dopo la pubblicazione del video che racconta la Guantanamo d’Italia.

Purtroppo all`interno mancano quei servizi minimi che spettano anche a questi ragazzi reclusi: la possibilità di comunicare con l`esterno e con gli avvocati. Le condizioni abitative stanno diventando impossibili visto che già alle prime ore dell`alba all`interno delle tende da 6 posti la temperatura raggiunge valori insopportabili e visto che fuori non c`è alcun riparo dal sole.

Ci giungono notizie che sia stato notificato a questi ragazzi un ulteriore decreto di fermo all’interno del CIET di un altro mese visto che la Tunisia ha bloccato i rimpatri, in barba a tutte le dichiarazioni del ministro Maroni in seguito agli accordi italo-tunisini, rivelatisi non veri. Per cui i migranti dovranno essere trattenuti ancora nella “voliera” di Palazzo San Gervasio in condizioni disumane.

Anche quel poco che il CIET dava ad una parte della popolazione che riguarda la preparazione dei pasti e passata ad una società foggiana restringendosi così sempre più anche quel ritorno in termini occupazionali per la nostra comunità. Non sono però ancora terminati i lavori e si alzano sempre più i muri, sicuramente dopo il 31 dicembre 2011 il CIE passerà da temporaneo a permanente. Ci auguriamo che i nostri rappresentanti nelle istituzioni facciano sentire la loro voce affinché cessi subito questa intollerabile violenza.

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.