Morte di Attilio Manca, ancora nessuna decisione del Gip e intanto la famiglia denuncia: “Qualcuno ci vuole uccidere”. “Dopo la nostra denuncia che dietro l`omicidio di Attilio c`era la mafia e nella quale abbiamo fatto nomi e cognomi, è iniziata una vera persecuzione nei riguardi miei e di mio marito”, dice Angela Manca, da sette anni in attesa di giustizia. Intanto si aspetta un segnale dalla procura di Viterbo.

     

Scritto da Sabrina Mechella

VITERBO – “Dopo la nostra denuncia che dietro l`omicidio di Attilio c`era la mafia e nella quale abbiamo fatto nomi e cognomi, è iniziata una vera persecuzione nei riguardi miei e di mio marito: qualcuno sta tentando di avvelenarci”. Questo il grido di accusa lanciato da Angela Manca, mamma di Attilio Manca, giovane urologo siciliano ritrovato cadavere nella sua abitazione di Viterbo il 12 febbraio del 2004.

Da quella morte, archiviata all’inizio come un suicidio, ne è scaturita in seguito, dopo l’opposizione della famiglia dell’uomo, un’indagine che perdura ancora: il 16 luglio 2010 il gip Salvatore Fanti si riservò sulla decisione di archiviare o proseguire con l’inchiesta. A quasi un anno di distanza ancora nessuna pronuncia sul caso, mentre i genitori del medico (allora 34 enne) di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) denunciano adesso pubblicamente, per la prima volta, fatti allarmanti accaduti a loro danno. “In questi lunghi sette anni non ho mai parlato pubblicamente dei miei problemi personali e di tutto quello che è stato messo in atto in questi anni contro di noi” scrive Angela Manca sul sito dedicato al figlio scomparso. “Oggi voglio condividere con voi quello che è successo e continua a succedere fino ad oggi.

Non solo siamo stati oggetto di insulti e di offese, rivolte anche alla memoria di Attilio, ma la nostra abitazione è stata invasa da strane sostanze irritanti per le vie respiratorie, tanto che più volte siamo finiti al pronto soccorso per gravi problemi respiratori”. Secondo la donna sarebbero in atto azioni persecutorie e continua la sua denuncia: “Polizia e carabinieri, costatando che noi avevamo ragione, ci hanno consigliato di abbandonare questa casa, ma noi abbiamo continuato a resistere, anche perché questa è la casa dove sono cresciuti i nostri figli, dove abbiamo trascorso gli anni sereni della nostra vita, dove ci sono i ricordi di una vita. Il 23 maggio, verso le ore 20 si è ripetuto per l`ennesima volta il solito odore nauseabondo e irritante per le vie respiratorie. Abbiamo chiamato i carabinieri, che, preoccupati, hanno fatto intervenire i vigili del fuoco di Milazzo. Questi, non avendo lo strumento per rilevare la presenza di sostanze tossiche, hanno chiamato i vigili del fuoco di Messina, che hanno rilevato la presenza di questi materiali dannosi e ci hanno intimato di abbandonare la casa immediatamente, perché nel sonno potevamo perdere i sensi. La situazione a tutt`oggi è preoccupante, anche stamattina abbiamo avuto gravi problemi respiratori”. Nell’udienza del 16 luglio, il pm Renzo Petroselli aveva chiesto che il caso fosse chiuso definitivamente.

E, per la terza volta ormai, i familiari dello scomparso, rappresentati dall’avvocato Fabio Repici, si sono opposti a questa istanza. L’avvocato, infatti, ha accusato apertamente il pubblico ministero, adducendo “abnorme inerzia che ha contraddistinto il suo operato, svolgendo solo supplementi di indagini ordinati dal Gip”. L’avvocato aveva escluso il coinvolgimento nella morte di Attilio Manca di indagati viterbesi, convinto invece che a uccidere sia stata un’organizzazione siciliana. L’uomo sarebbe stato testimone scomodo all’operazione alla prostata praticata al boss mafioso Bernardo Provenzano in una clinica a Marsiglia, in Francia. Sulla lunga pausa di riflessione del gip Fanti l’avvocato Maria Rita Cicero, collega di Repici, si dice non sorpresa: “Il gip ha dovuto svolgere accertamenti importanti e molto delicati” ha affermato il penalista siciliano “e dunque ci vuole tempo. Credo che questi mesi siano serviti per studiare attentamente il fascicolo, poiché le indagini sono state fatte male e in maniera molto superficiale. Il giudice Fanti avrà dovuto rivedere a fondo carta per carta, e mai come in questo caso ciò è necessario, dal momento che un’eventuale archiviazione dell’inchiesta andrà ben motivata”.

La mattina del 12 febbraio del 2004 Attilio Manca, medico urologo siciliano in servizio all`ospedale viterbese Belcolle, viene trovato cadavere nella sua abitazione. L`autopsia effettuata dal medico legale affermerà che si è trattato di overdose da eroina. Il dottore, pur non essendo tossicodipendente abituale, di tanto in tanto assumeva alcune dosi di stupefacenti, recuperate sul mercato romano. In un primo momento si pensa alla morte accidentale o al suicidio, ma la famiglia di Manca ha sempre rifiutato categoricamente questa tesi. Adesso spetterà al gip Salvatore Fanti decidere se archiviare il caso o rimandare gli atti al pm per continuare le indagini.

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