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Migranti, il governo vuole le espulsioni forzate

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Maroni ha annunciato le espulsioni forzate per i migranti senza documenti, limitate dalle direttive UE. Intanto si assiste alla privatizzazione selvaggia di tutto il sistema di accoglienza e alla segretazione degli interventi di trasferimento dei migranti da un luogo a un altro, misure coperte dal segreto militare, fino al punto di negare i più elementari diritti di difesa e un libero esercizio del diritto di informazione.

     

Scritto da Fulvio Vassallo

Il ministro Maroni ha approfittato anche della giornata dedicata al silenzio per le elezioni amministrative, continuando ad utilizzare il tema immigrazione per rilanciare la linea dura del governo contro i c.d. clandestini. In un`intervista a Libero, il ministro ha annunciato un «decreto» da presentare «al prossimo Consiglio dei ministri…se il governo rimarrà in piedi…per correggere la direttiva europea che di fatto impedisce le espulsioni forzate» dei clandestini. C`è da augurarsi proprio che questo governo non rimanga in piedi. Con le intenzioni che annunciano i suoi esponenti c`è da attendere che anche con i nuovi governi nordafricani proseguano le stesse politiche di respingimento sommario già sperimentate con Moubarak, con Gheddafi, con Ben Alì, anche ai danni di potenziali richiedenti asilo.

Il ministro aggiunge di avere intenzione di violare ancora la direttiva comunitaria 2008/115/CE che impone limiti e regole precise per i rimpatri forzati. «Abbiamo ribaltato il principio: la regola è l`espulsione coattiva e l`eccezione è il semplice foglio di via». «Del resto – prosegue il ministro- abbiamo cominciato a farlo già nei primi cinque mesi di quest`anno. I numeri dimostrano che abbiamo non solo evitato l`interpretazione restrittiva data dall`Ue con la direttiva del dicembre scorso, ma anche intensificato l`attività di espulsione. Secondo Maroni, “dal primo gennaio al 29 maggio 2011, gli extracomunitari effettivamente rimpatriati sono 9.318, praticamente il doppio di tutti quelli del 2010, grazie soprattutto agli accordi con la Tunisia».

Il ministro dimentica che lo scorso anno gli arrivi furono meno di un decimo di quelli che si sono verificati negli scorsi mesi del 2011, mentre il numero di rimpatri effettivamente eseguiti non combacia con i dati settimanali diffusi dallo stesso ministero dell`Interno, a meno che non siano proprio questi ultimi dati del tutto falsificati. In ogni caso l`accordo con la Tunisia, che meglio sarebbe definire intesa di cooperazione pratica di polizia non ha permesso che il rimpatrio di un migliaio di immigrati provenienti da quel paese, ad oggi è stato bloccato dal governo tunisino e più di un aereo che stava per riportare i migranti in Tunisia è stato fermato proprio sulla pista di decollo.

Se i risultati delle elezioni non segneranno la crisi definitiva del governo, Maroni è dunque pronto a fare emanare dal Consiglio dei Ministri un decreto legge per neutralizzare gli effetti della Sentenza della Corte di Giustizia di Lussemburgo del 28 aprile scorso, che di fatto ha rallentato le espulsioni , ma non i “respingimenti differiti disposti dal Questore”, per il contrasto tra la normativa italiana in materia di allontanamento forzato dei migranti irregolari e la Direttiva comunitaria 2008/115/CE.

L`impegno di Maroni a eludere la portata sostanziale della Direttiva comunitaria sui rimpatri segue alla circolare del Ministero dell`interno del 17 dicembre 2011, che consigliava alle Questure le soluzioni formali, in realtà autentici espedienti, per evitare una crescita incontrollabile del contenzioso. Su questo tema si era espressa anche la mozione imposta dalla maggioranza parlamentare in occasione del voto sulla guerra in Libia, nella quale era contenuto anche un impegno del Parlamento, per “superare le criticità derivanti dalla sentenza della Corte di Giustizia di Lussemburgo”.

Un impegno a mettere ancora una volta l`Italia contro una Direttiva comunitaria in materia di immigrazione, una dichiarazione di guerra all`Unione Europea, foriera di altre condanne a livello internazionale, dopo la sonora bocciatura da parte della Corte di Giustizia del 28 aprile scorso, mentre si avvicina il termine del 20 luglio senza che il governo Berlusconi abbia dato attuazione alla Direttiva 2009/52/CE che prevede la regolarizzazione degli immigrati irregolari che denunciano una situazione di grave sfruttamento da parte del loro datore di lavoro. E poi ci si interroga sui motivi per i quali l`Unione Europea non considera più l`Italia come un partner affidabile in materia di immigrazione ed asilo, negando qualunque aiuto nella difficile situazione derivante dagli arrivi dalla Libia, un vera emergenza questa, molto diversa dalla “falsa” emergenza derivante dall`arrivo di 24.000 tunisini nei mesi scorsi.

Mentre la polizia si trova alle prese con norme di difficile applicazione perchè in contrasto con le direttive comunitarie, oltre che con il dettato costituzionale, si cerca di risolvere i problemi utilizzando surrettiziamente centri di accoglienza e centri di transito come centri di detenzione amministrativa, come è successo a Trapani (Salina Grande) e a Porto Empedocle, oppure trasformando alcuni centri di accoglienza ed identificazione in CIE “temporanei”, fino al 31 dicembre 2011, come si verifica a Trapani (Kinisia), a Potenza (Palazzo San Gervasio) e a Caserta (Santa Maria Capua Vetere).

A Lampedusa il centro di accoglienza e primo soccorso di Contrada Imbriacola funziona a corrente alternata come CIE e come centro di accoglienza, a seconda che arrivino migranti subsahariani (questa è la definizione di moda per definire oggi i potenziali richiedenti asilo) o migranti “tunisini” o “nordafricani”, definizioni che si rivolgono agli immigrati che sono invece da respingere o da espellere immediatamente, almeno nelle intenzioni del ministro Maroni e dei suoi questori.

In questa situazione di grave confusione, prodotta anche dal succedersi caotico di ordinanze di protezione civile in attuazione della dichiarazione dello stato di emergenza (proclamata dal Presidente del Consiglio dei Ministri a febbraio, ma di fatto prorogata dal settembre 2002, dopo l`approvazione della Bossi-Fini, da tutti i diversi governi in carica) si assiste alla privatizzazione selvaggia di tutto il sistema di accoglienza, ed alla segretazione degli interventi di trasferimento dei migranti da un luogo ad un altro, misure coperte dal segreto militare, fino al punto di negare i più elementari diritti di difesa ed un libero esercizio del diritto di informazione. In ogni caso, in base alla Direttiva 2008/115/CE, “i cittadini di paesi terzi che sono trattenuti dovrebbero essere trattati in modo umano e dignitoso, nel pieno rispetto dei loro diritti fondamentali e in conformità del diritto nazionale e internazionale.

Fatto salvo l`arresto iniziale da parte delle autorità incaricate dell`applicazione della legge, disciplinato dal diritto nazionale, il trattenimento dovrebbe di norma avvenire presso gli appositi centri di permanenza temporanea”. E invece la fantasia di Questori e Prefetti escogita luoghi sempre diversi per praticare il trattenimento amministrativo degli irregolari. L`unica cosa veramente importante è che non possano avervi accesso avvocati, giornalisti ed associazioni indipendenti.

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