Le attività industriali sono sempre più in mano a strutture finanziarie a capitale diffuso. Sempre meno aziende di famiglia, sempre più macchine del profitto in mano ai manager. Qualcuno lo chiama “comunismo del capitale”. Di certo vanno riviste alcune categorie fino ad oggi utilizzate. Tra queste la contrapposizione presunta tra economia produttiva ed economia speculativa.

     

Scritto da Luigi Sturniolo

La Bormioli Rocco produce bicchieri, barattoli di vetro, frigoverre. Sono prodotti giornalieri, li trovi nei supermercati; anche in quei posti tipo: “tutto per la casa”. Il rapporto qualità/prezzo è buono. Chi non ha in casa i barattoli Bormioli con dentro vari tipi di pasta? Sono così diffusi che se ne vendono anche i coperchi a parte.

Dal sito del gruppo si scopre che l’azienda nasce come vetreria a Parma nel 1825, ha oggi 3000 dipendenti e opera in 100 paesi. La Bormioli Rocco ha chiuso il 2010 con 531 milioni di euro di fatturato e sembra che molto presto verrà quotata in borsa. Dal 2000 la famiglia Bormioli ha perso la maggioranza azionaria dell’azienda.

E’ di pochi giorni fa la notizia che la Bormioli ha cambiato proprietario. Il Banco Popolare, infatti, che ne deteneva il 94,5% attraverso le controllate Efibanca Spa (14,3%) e Partecipazioni Italiane Spa (81,1%), ha ceduto il proprio pacchetto azionario al fondo di private equity Vision Capital. L’azionariato del Banco Popolare è piuttosto parcellizzato. L’azionista di maggioranza attualmente è il Fondo BlackRock, seguito da Ubs e Norges Bank con partecipazioni rispettivamente al 3,5%, 2,15%, 2,10% (dati ottobre 2010). Il resto (oltre il 90%) è costituito da flottante. Vision Capital gestisce sette fondi d’investimento e ha un portafoglio molto diversificato (dall’elettronica alla gestione dei rifiuti radioattivi, al vetro appunto).

Insomma, dove sono finiti i capitalisti? In questo caso un’attività industriale è totalmente in mano a strutture finanziarie a capitale diffuso. Qualcuno lo chiama “comunismo del capitale”. Di certo vanno riviste alcune categorie fino ad oggi utilizzate. Tra queste la contrapposizione presunta tra economia produttiva ed economia speculativa.

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