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“Santo? Dubito”, rispondiamo alle critiche sulla nostra iniziativa

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Il libro elettronico sulla beatificazione di Giovanni Paolo II ha avuto molti consensi e qualche critica. Il lavoro della redazione di Adista, va chiarito, non ha un taglio scandalistico ma squisitamente politico. Contesta la linea adottata da Wojtyla che ha portato la Chiesa verso il conservatorismo. E che ha prodotto repressione del dissenso e immoblismo nei confronti della società.

     

Scritto da Redazione terrelibere.org

Il libro elettronico “Santo? Dubito”, curato dalla redazione di Adista ha suscitato diverse reazioni presso i nostri lettori, come del resto era prevedibile. A chi non lo avesse ancora letto, anticipiamo che il libro non ha nessun intento scandalistico. Non si ricostruisce la biografia ‘non autorizzata’ di Giovanni Paolo II né si cercano elementi negativi con l’intento di metterlo in cattiva luce. Il taglio è squisitamente politico. Il papato di Wojtyla ha avuto il compito chiaro di portare verso destra e verso la conservazione una Chiesa che con il Concilio Vaticano II aveva preso una piega progressista.

Evidentemente, i conservatori possono essere soddisfatti del risultato (un po’ meno dei mezzi utilizzati), tutti gli altri no. Questo è un giudizio politico, a cui la Chiesa non può sottrarsi perché da sempre fa politica. Ogni viaggio del Papa era uno strumento di geopolitica, ogni affermazione una chiara presa di posizione. La difesa degli interessi materiali (a cominciare dalle scuole private) ancora oggi è un caposaldo dell’azione dell’attuale Pontefice, che non disdegna il rapporto con Berlusconi e dimentica che il proprio referente organizzava orge con minorenni, oltre ad essere un uomo corrotto. E divorziato. Evidentemente ancora una volta il fine conta più dei mezzi.

La redazione di Adista segue da decenni le scelte politiche della Chiesa cattolica, per cui questo non è certo un istant book ma il sunto di un lungo lavoro. Non a caso, il primo maggio i cattolici dissidenti hanno provocatoriamente festeggiato San Romero d’America, la cui pratica giace in un cassetto e si contrappone in maniera molto evidente alla velocità straordinaria con cui è stato beatificato il penultimo papa.

Proprio per evitare il taglio scandalistico, anche l’argomento che più si presterebbe (i preti pedofili) è stato analizzato sotto l’aspetto delle scelte politiche, in particolare la cocciutaggine con cui si conferma il celibato del clero e la chiusura in materia di morale sessuale e nei confronti delle donne. Anche la vicenda del rapporto con Pinochet va inquadrata proprio nella svolta a destra del Vaticano, e nell’impronta duramente anticomunista data dall’uomo venuto dalla Polonia.

Un taglio sicuramente fuori moda in un periodo in cui si confonde il giornalismo d’inchiesta con l’accumulazione di pettegolezzi, ma anche una forma di rispetto per milioni di persone che hanno creduto nelle parole e nei gesti di Woytyla, anche in quelli solamente formali (per esempio la condanna della mafia) a cui non è stata affiancata un’azione reale (per esempio Giovanni Paolo II è stato molto vicino ad Andreotti durante il processo di Palermo, e non ha mai affrontato la questione del rapporto tra Cosa Nostra e Democrazia Cristiana).

Secondo altri, avremmo sbagliato a occuparci di quello che è stato pensato come “spettacolo mediatico”  per dare nuovo smalto a una Chiesa appannata dalla mediocrità comunicativa di Ratzinger. In realtà, è preferibile occuparsi di qualcosa che ci riguarda tutti. Chi si colloca all’interno della Chiesa su posizioni progressiste  vuole condurre ancora la sua battaglia politica contro le scelte più oscurantiste e antimoderne. Chi si pone all’esterno, è comunque coinvolto dal peso e dal ruolo che il Vaticano continua a esercitare nella società e nella politica italiana. Le giornate della beatificazione, tanto per fare un esempio, sono state interamente a carico dello Stato italiano (e dei suoi contribuenti) per un totale di 4,6 milioni di euro. Un debito caricato alle casse di “Roma Capitale”, perché almeno il primo maggio vaticano non è stato dichiarato `grande evento`. In compenso, abbiamo persino assistito a una paranoica gestione della sicurezza che ha visto schierati cecchini sui tetti di Roma e sommozzatori a scandagliare il Tevere. E persino una surreale “no fly zone” su San Pietro.

Infine, una importante nota. Forse è la prima volta che un libro elettronico suscita un ampio dibattito e comunque assume la stessa dignità di un volume cartaceo. Un segnale chiaro: la forza dei contenuti prevale su tutto il resto, anche sulle forme. Chi si orienta agli e-book per risparmiare sui costi di stampa o per produrre valanghe di materiale di scarso interesse non può poi consolarsi con la storia che in Italia “si legge poco” o che l’elettronico “non funziona”.

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