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No Ponte: le alternative sono le infrastrutture di prossimità

Ferrovie in stato disastroso, autostrade non completate, dismissione del trasporto pubblico sullo Stretto. E poi la sicurezza dal rischio idrogelogico, dopo la tragica esperienza di Giampilieri e le alluvioni successive. La riqualificazione del territorio e un nuovo sistema di trasporti sono cose concrete da fare subito. Il Ponte è invece un`ipoteca sul futuro, che assorbirà tutte le risorse pubbliche.

     

Scritto da Rete No Ponte – Comunità dello Stretto

Contro un’opera che unisce speculazione a inutilità noi reclamiamo l’essenziale, ciò che è bello, ciò che è utile.

1.    La Sicilia e la Calabria sono due regioni a scarsa infrastrutturazione ferroviaria e stradale e avrebbero bisogno d’interventi urgenti per essere adeguate ai bisogni dei cittadini.  Le ferrovie sono in condizioni disastrose. In Sicilia, ad esempio, una gran parte non è elettrificata, poche tratte sono a doppio binario, i tempi di percorrenza (quasi sei ore da Palermo a Siracusa, ad esempio) sono improponibili, il traffico commerciale viaggia a ritmi da tartaruga.

L’autostrada Salerno-Reggio Calabria è l’incompiuta per antonomasia. Alcuni comitati delle località tirreniche chiedono il declassamento della Messina-Palermo a superstrada, tale è lo stato di degrado in cui versa. Il potenziamento della rete ferroviaria e l’ammodernamento di quella viaria risultano, dunque, essere decisamente più efficaci nel miglioramento dei collegamenti rispetto alla realizzazione del Ponte sullo Stretto.

2.       Nello Stretto di Messina c’è in atto, da anni ormai, un processo di dismissione del trasporto pubblico, rappresentato bene dalla soppressione di numerosi treni a lunga percorrenza e dalla riduzione del numero di navi utilizzate. Risultato di queste scelte è una contrazione occupazionale.

Il Ponte agisce, in questo senso, come un’ipoteca sul futuro. E’ prevista, infatti, in caso di prosecuzione dell’iter di costruzione, la perdita di oltre un migliaio di posti di lavoro. Sarebbero, al contrario, necessarie l’implementazione e la modernizzazione della flotta, con l’utilizzo di vettori veloci per i pendolari e un collegamento stabile con l’aeroporto di Reggio Calabria.

3.       I cittadini chiedono sicurezza dal rischio idrogeologico. Le frane che hanno causato 37 morti il 1° ottobre 2009 rappresentano l’evento più tragico di una sequenza di episodi calamitosi dello stesso tipo che da anni ormai investono i nostri luoghi. Sotto accusa è un modello di gestione del territorio. Urgono interventi di messa in sicurezza che mettano al riparo dai rischi più immediati. Va detto che questo tipo d’interventi mantiene un saldo occupazionale nettamente superiore a quanto previsto per i cantieri riguardanti la costruzione del Ponte: 4.500 saranno, infatti, gli occupati secondo Eurolink, General Contractor per la progettazione e la realizzazione del Ponte sullo  Stretto, nel periodo di massima attività dei cantieri, mentre con soli 40 milioni d’investimenti gli interventi di messa in sicurezza nei paesi colpiti dalle frane vengono occupati oltre 250 addetti.

4.       Il recente sisma in Giappone e quello precedente dell’Aquila hanno riportato l’attenzione sul rischio sismico nel nostro territorio, colpito nel corso della sua storia da numerosi terremoti catastrofici. Uno sviluppo urbano caotico, largamente abusivo, condonato e clientelare espone i nostri centri abitati a elevati livelli di pericolo.

L’adeguamento degli edifici pubblici, il monitoraggio delle abitazioni, un piano d’informazione dei cittadini e un piano di emergenza adeguato sono provvedimenti improcrastinabili, se si vuole evitare di trovarsi di fronte a tragedie di enormi proporzioni in caso di forte evento sismico.

5.       Un recente studio sullo stato di salubrità e sicurezza degli edifici scolastici della provincia di Messina colloca la città dello Stretto all’ottantunesimo posto su ottandue città rilevate. E’ fin troppo evidente quanto sia molto più urgente garantire l’incolumità dei nostri figli e dei lavoratori della scuola rispetto allo sperpero di denaro pubblico in un’opera, come il Ponte sullo Stretto, che difficilmente, a causa delle incognite ingegneristiche e finanziarie, vedrà la luce e che, comunque, in caso di apertura dei cantieri, assoggetterebbe la città di Messina al movimento terra.

6.       La realizzazione d’impianti industriali nocivi, oggi dismessi, (pensiamo al crotonese, per fare l’esempio di un sito su cui si è riversata l’attenzione di parecchie iniziative di movimento) e l’utilizzo dei nostri mari come cimiteri per le navi dei veleni (pensiamo alle vicende che hanno interessato i mari calabresi) hanno trasformato parte del nostro territorio in discarica e necessitano interventi di bonifica.

7.       I trasporti stanno già spontaneamente abbandonando la via terrestre per privilegiare il vettore aereo e quello navale. Da questo punto di vista il rafforzamento dei collegamenti e delle strutture nei porti potrebbe favorire lo sviluppo delle autostrade del mare e, in generale, l’intermodalità, migliorando in tal modo l’efficienza e riducendo l’impatto sull’ambiente.

8.       Le città nelle quali viviamo sono luoghi dove stanno progressivamente sparendo i luoghi di socializzazione. In particolare, i quartieri vengono abbandonati spesso al degrado e alla solitudine. Fondamentale risulta oggi invertire il processo ed attivare spazi sociali finalizzati ad offrire la possibilità di creare reti di comunicazione, eventi culturali, attività sportive, ludiche.

9.        La facilità di connessione, lo sviluppo e la gratuità delle reti telematiche rappresentano oggi una premessa indispensabile per il futuro un territorio. Piuttosto che un catafalco di cemento e acciaio,  che non modifica significativamente la qualità dei collegamenti, risultano elemento essenziale l’accesso democratico alle fonti d’informazione e la possibilità di comunicare secondo standard adeguati.

10.    I centri urbani sono sempre più densamente occupati, la cementificazione di ogni spazio a disposizione tende a ridurre sempre più gli spazi dedicati a parchi, giardini e ambienti aperti (indispensabili, peraltro, come centri di raccolta in caso di calamità naturali). Messina è una delle città a minore percentuale di verde cittadino. Scegliere di investire in questo settore significa scegliere un’opzione per il futuro che privilegi la qualità della vita alle speculazioni edilizie.

    Il 14 maggio saremo nuovamente in corteo a Messina (concentramento alle ore 16.00 in Piazza Cairoli) non solo per difendere un territorio da un’opera devastante come il Ponte sullo Stretto, ma per garantire un futuro ai luoghi nei quali viviamo. La lista di infrastrutture utili ai cittadini che proponiamo è senz’altro incompleta e il protagonismo sociale potrà individuare ancora nuovi bisogni e nuove necessità. Ciò che, comunque, va sottolineato è che, a fronte di una proposta che mescola speculazione ad inutilità, la nostra richiesta è l’essenziale, ciò che è bello, ciò che è utile.

 

 

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.