La sentenza del Tribunale di Torino condanna il medico sociale della Juventus ma assolve la società. Viene confermata la pratica di imbottire di farmaci i giocatori al fine di alterarne le prestazioni, ma senza la responsabilità dei dirigenti. Non è la prima volta che accade: già qualche anno fa una sentenza analoga assolse l`Empoli, appena promosso in serie A. E il calcio italiano va sempre più in basso…

     

Assoluzione per l`amministratore delegato, condanna a un anno e dieci mesi per il medico sociale.

Dopo quattro ore di Camera di consiglio il giudice di Torino Giuseppe Casalbore ha emesso questa strana sentenza di primo grado.

L’accusa aveva invece chiesto tre anni e due mesi per il Agricola e due anni e un mese per Giraudo.

La squadra più famosa d`Italia era da alcuni anni sotto accusa per per frode sportiva, somministrazione di epo e abuso di farmaci.

Viene così riconosciuta, almeno in attesa dei successivi gradi di giudizio, la pratica di somministrare sostanze dopanti ai calciatori, per alternarne le prestazioni ed avvantaggiarsi nei confronti delle altre squadre (da qui la frode sportiva).

`La sentenza del processo doping dimostra che la Juventus ha utilizzato l`epo in modo sistematico, e che l`uso di farmaci in modalità off-label (cioè al di fuori delle indicazioni) può costituire doping. Ed è proprio quello che abbiamo sostenuto alla fine del processo`, dice il procuratore di Torino Raffaele Guariniello, che ha avviato e sostenuto il processo tra l`indifferenza e talvolta l`ostilità dei media, da sempre servili nei confronti del gruppo Fiat. Qualcuno era arrivato a sbeffeggiare il procuratore e più di uno ne aveva irriso l`accanimento dei confronti della Juventus.

Rimane il problema sulla `titolarità` del reato: è possibile che un medico possa di sua iniziativa e senza il consenso della dirigenza somministrare ai giocatori sostanze pericolose per la loro stessa salute (oltre che per il buon nome della società)?

In realtà questa non è la prima sentenza che scarica ogni colpa sul medico sociale.

Già qualche anno fa un processo analogo (ma solo in sede di giustizia sportiva) fu intentato contro l`Empoli, appena promosso in serie A.

L`accusa era di aver scambiato le provette, in maniera da eludere i controlli anti-doping. La società se la cavò con una multa, ma il medico sociale fu squalificato per quattro anni.

Torniamo alla Juventus. Come hanno reagito i due protagonisti della sentenza: `Sono stato usato come una cavia umana, vivisezionato in un esperimento giudiziario fatto sulla mia pelle`, dice Agricola, unico condannato e capro espiatorio della vicenda.

Festeggia invece Giraudo e con lui tutta la dirigenza: `E` una sentenza molto importante. Sono stato assolto io, nella mia veste di amministratore delegato, e quindi è stata assolta la Juventus. Questo vuol dire innocenza. Nessuno nella società è mai venuto meno ai principi di lealtà sportiva`.

Intanto c`è già chi chiede la restituzione degli scudetti e dei trofei vinti negli anni incriminati (gestione Lippi, oggi tecnico della Nazionale italiana). Si conferma comunque l`eccezionale capacità dei dirigenti italiani di affossare il calcio, un`industria dello spettacolo che andava benissimo come seguito e come introiti e che dal 1990 in poi è stata messa in ginocchio da manager drogati di business e marketing, tifosi-teppisti che si sentono super-uomini, medici apprendisti stregoni della vittoria a tutti i costi

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.