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Binario 15, il campo profughi di Roma

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Cento afgani dormono alla stazione Ostiense in condizioni disumane, a causa del blocco agli accessi nelle strutture di accoglienza del Comune. Medici per i diritti umani ha portato le tende nella notte, sgomberate dalla polizia e ricollocate a poca distanza.

     

Scritto da Raffaella Cosentino

Pubblicato su Repubblica Roma

Una piccola tenda blu segna il confine tra l`invisibile il visibile, tra un dormitorio a cielo aperto che si può ignorare e un accampamento inaccettabile. Sono state sgomberate questa mattina dalla polizia le 25 tende, ognuna delle quali ospita 4 persone, piazzate la notte scorsa sul binario 15 della stazione Ostiense dall`Ong Medici per i Diritti Umani per dare rifugio a un centinaio di profughi afgani. Le Ferrovie dello Stato hanno concesso che per il momento la tendopoli si spostasse di pochi metri, in un angolo della stazione, separata da una piccola recinzione.

A Ostiense la tendopoli della capitale. Mentre sono ancora in corso le trattative fra i rappresentanti dei Medu e i dirigenti Fs, ora anche la capitale ha il suo `campo profughi`. Ospita per la maggioranza afgani, di origine hazara e pashtun, ma anche alcuni rifugiati iracheni. Ci sono richiedenti asilo, persone in transito verso i paesi del Nord Europa, titolari di protezione sussidiaria. Come Sari, 24 anni, iracheno sciita di Nassirya. E` approdato con una barca da Istanbul sulle coste della Calabria, a Steccato di Cutro il 31 luglio del 2010. Dopo ben 8 mesi passati nel Centro di accoglienza per richiedenti asilo di Sant`Anna di Isola Capo Rizzuto (Kr), ha ottenuto la protezione sussidiaria per tre anni e il titolo di viaggio. Vuole andare in Germania e, di passaggio a Roma, da quattro giorni, alloggia anche lui all`Hotel Binario 15.

Hotel binario 15 anche per chi fa il muratore in Italia da 13 anni. Di notte alla stazione dormono anche due egiziani senza lavoro. Uno di loro, Mustafa, è in Italia da 13 anni ma, dice, “in questo paese puoi starci una vita e non ti senti mai regolare”. Ha vissuto a Brescia, per sei anni ha lavorato da muratore e ha la patente di autista, i documenti sono in regola. Ma è stato licenziato a causa della crisi e si è spostato in cerca di lavoro, perché al Nord non si sopravvive e il permesso scade fra tre mesi. A Brescia lo pagavano fino a 1.400 euro al mese, di cui la metà in nero. A Roma per ora ha trovato solo uno sfruttamento peggiore: una giornata di lavoro come autista da un fruttivendolo egiziano pagata 30 euro dalle cinque del mattino alle nove di sera.

Profughi accampati sui cartoni, senz`acqua e in condizioni disumane. Tra gli afgani c`è un ragazzo che viene da Zabul ed è fuggito dopo aver lavorato per l`esercito americano, viene dal Cara di Caltanissetta. Un altro ragazzo, 22 anni, Bahman, è curdo iracheno e sta in Italia da quando ne aveva 11. E` arrivato a Roma da Recanati dove aveva lavoretti saltuari. Il giaciglio è un cartone sul cemento e una coperta addosso. Sdraiati tutti in fila, vicini l`uno all`altro sul marciapiede del binario. Niente acqua, fuochi improvvisati per cuocere vivande, accesi con le bottiglie d`alcol, pentole, scarpe, biglietti del treno, calzini e mutande stese ad asciugare. Su un murales c`è chi ha lasciato il nome e un messaggio scritto in lingua Farsi, con date e paesi: Afghanistan, Pakistan.

Emergenza annunciata. “Nonostante questa situazione ci fosse da tempo, tanto che una volta alla settimana passano i `pattuglioni` della Polfer che tolgono le coperte, le tende per le Fs erano inaccettabili perché si dava visibilità a una situazione così grave – afferma Alberto Barbieri, coordinatore dei Medu – abbiamo negoziato e spostato le tende da una zona ritenuta pericolosa come il binario a una più protetta”. La stazione Ostiense e Roma sono un `secondo porto di sbarco` per moltissimi profughi. Ma a luglio scorso era stata smantellata l`ultima tendopoli in via Capitan Bavastro e grazie a un accordo tra l`Ong e il comune di Roma, 550 persone sono state accolte alla `Casa della Pace`, sulla Casilina. Con l`attività di assistenza del Camper dei Diritti, Medu segnalava ogni settimana i casi da prendere in carico. Ma il Comune ha bloccato gli accessi alla struttura  lo scorso 31 marzo, con la fine dell`emergenza freddo.

Nessuna risposta dal sindaco Alemanno. “Non è un buon motivo per fare dormire cento persone alla stazione, è indecente che la Capitale non trovi una soluzione” afferma Fabio Nobile, consigliere regionale della Federazione della Sinistra, che la notte scorsa ha accompagnato i Medu al momento della distribuzione delle tende. Per ora nessuna riposta dal comune di Roma. “Il Campidoglio nonostante gli sconvolgimenti nell`area Sud del Mediterraneo e il continui flusso di rifugiati provenienti dall`Afghanistan non ha ancora approntato misure di accoglienza all`altezza delle tante crisi internazionali”, dice Gianluca Peciola, consigliere provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà. “Siamo come il porto di Patrasso in Grecia – aggiunge Andrea Catarci, presidente del Municipio XI – dobbiamo mettere un servizio per gestire la situazione. Le due giunte Alemanno che si sono succedute hanno fatto finta di non vedere, rifugiati e richiedenti asilo sono ignorati in questa città. Il risultato è una situazione inumana, pericolosa. La scorsa settimana avevamo lanciato l`allarme perché il numero di afgani si ingrandiva e le condizioni diventavano pericolosissime”.

L`appello. Medu insieme ad Action, Agenzia Diritti Municipio XI, Casa dei Diritti Sociali, Luoghi Comuni Garbatella e Yo Migro, chiede che venga urgentemente riattivato il meccanismo di accoglienza e che vengano attuate soluzioni credibili di accoglienza e integrazione.

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