Berlusconi a Napoli, in Abruzzo, a Messina e infine a Lampedusa. Il copione è sempre uguale, uno spettacolo a base di promesse e l`assicurazione di una soluzione fulminea. Dietro si muove la macchina della shock economy, gestione militarizzata e trasferimenti arbitrari dal pubblico al privato. Ora anche i migranti sono entrati nel tritacarne. I cittadini pensano alla `sicurezza` e dimenticano chi mette loro le mani in tasca.

     

Scritto da Antonello Mangano

Berlusconi arriva a Messina in elicottero. Promette case nuove per tutti, con dentro la spesa per una settimana. Alle sua spalle, un milione di detriti dell’alluvione di Giampilieri e 37 morti travolti dal fango. Le contestazioni arrivano sia dagli attivisti che dalla gente comune, ma la tv non le mostra. Ai funerali di Stato, un imponente cordone di polizia tiene lontani i giornalisti e le telecamere. Nulla deve disturbare lo show, e soprattutto la costruzione delle New Town. Sarà l’ostinazione dei cittadini che non vogliono lasciare il loro villaggio a far naufragare il progetto.

Berlusconi arriva in Abruzzo, dopo il terremoto. Promette case nuove e – dentro il frigo – torta e spumante. Anche lì, alle spalle, ci sono gli affari della Protezione civile Spa. Berlusconi arriva a Napoli. Promette una soluzione rapida. Ma la sostanza sono gli appalti a Impregilo, le ecoballe, i fondi pubblici conosciuti come Cip6 incassati dai privati, la gestione degli inceneritori e delle discariche.

Berlusconi arriva a Mineo. E` una visita lampo che lascia tutti sorpresi. La crisi di Lampedusa è ancora all’inizio, ma la soluzione è pronta e originale. Un maxitravaso dai CARA di tutta Italia alla piana di Catania, così si liberano posti nei CIE delle altre regioni. In realtà i problemi dei migranti saranno più gravi di giorno in giorno, così come quelli dei lampedusani, ma in compenso si risolve quello della Pizzarotti di Parma, che ha costruito un residence per i marines, lo ha affittato per una decina d’anni a peso d’oro, ma adesso gli americani hanno deciso di andare via. Perché, tra tante soluzioni possibili, è stato scelto il “residence degli aranci”? A quanto ammonta l’assegno che lo Stato verserà alla Pizzarotti? Domande ancora senza risposta, l’unica certezza è una gestione insensata, militarizzata e autoritaria.

Ieri l’ultimo atto, ma identico ai precedenti. Berlusconi arriva a Lampedusa. Promette che tra 60 ore sarà tutto finito, e ai migranti accampati e affamati (perché la distribuzione del cibo è al collasso) saranno sostituiti un casinò e un campo da golf. Conclude da signore regalandosi una villa da due milioni di euro. Si definisce “uno che ha il vezzo di risolvere i problemi”. Le contestazioni, così come a Messina e in Abruzzo, vengono neutralizzate, questa volta in maniera molto esplicita, come si vede in questo video: “Vi ammazziamo come i cani se tirate fuori quello striscione”.

In realtà il sistema è ormai collaudato: si chiama Shock Economy all’italiana. C’è un’emergenza (se non c’è si crea), il presidente propone uno spettacolo sempre uguale, un sistema emergenziale e militarizzato trasferisce soldi pubblici a pochi soggetti privati. Le cricche (come quella della Protezione Civile) ingrassano. L’emotività dettata dall’emergenza annulla i meccanismi della democrazia. Nessuna discussione, nessun ostacolo, nessun ricorso. Un copione riproposto all’infinito, mai un problema mai veramente risolto, anche perché uno sbocco positivo incepperebbe il meccanismo.

Nelle ultime settimane anche i migranti sono stati inseriti nel tritacarne. Sono diventati una mucca da mungere, come abbiamo definito nel 2009 le grandi opere e le emergenze italiane. Problemi veri (terremoti, alluvioni) o resi tali (la spazzatura campana, Lampedusa). Fino al 2008, infatti, era in vigore un modello che prevedeva trasferimenti rapidi e l’identificazione fuori dall’isola, che funzionava solo per il primo soccorso e nulla più. Questa volta, invece la situazione è stata fatta incancrenire. Il sindaco di Caulonia ha proposto l’attuazione del modello Riace (nessuna recinzione, progetti di lungo periodo per la rivitalizzazione di borghi spopolati) ma non ha avuto risposta dal Viminale. L’offerta di 500 posti nei piccoli comuni della Locride (fatta mentre Lampedusa scoppiava) è caduta nel vuoto.

I campi che ospitano i migranti e che stanno spuntando in tutta Italia hanno strutture giuridiche non definite e sono centri militarizzati e inaccessibili. Tra i tantissimi esempi, il Centro Astalli di Catania denuncia che le forze dell’ordine hanno impedito ieri a un loro legale l’ingresso a Mineo. Il villaggio tra l’altro si trova a 17 chilometri dal centro abitato e costringe i migranti all’isolamento oppure a un lungo cammino a piedi anche solo per ricaricare il cellulare. Ancora più grave la situazione di Trapani, dove il progetto del governo prevede l’allestimento in un campo sulla pista dell’aeroporto militare di Kinisia. In realtà, ha denunciato “Il Fatto Quotidiano”, alle porte della città esiste già una struttura, voluta da Berlusconi e costata vari milioni di euro, ma mai utilizzata. A Messina sono stati allestiti 800 posti letto nella zona dell’ospedale militare. Di fronte alla preoccupazione dei cittadini l’assessore ha precisato si tratta appunto di una “operazione militare” e che i migranti saranno isolati dal tessuto urbano.

Terrore, diffidenza e paura sono ingredienti ideali per un’economia basata sull’emotività. Tanti politici, anche meridionali e qualche volta anche di sinistra, hanno deciso di fare gli imitatori di Bossi e di associare sicurezza e migrazioni. In realtà, i cittadini dovrebbero preoccuparsi di chi sta rubando i loro soldi, in queste ore.

 

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.