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Lampedusa. Cosa fare per difendere il diritto e la civiltà

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La crisi in una piccola isola, le polemiche sull`accoglienza, le speculazioni politiche, la paura dell`invasione. L`arrivo di migranti è un fenomeno strutturale da anni (non si entra solo da Lampedusa), ma viene affrontato con dichiarazioni isteriche e la sindrome dell`emergenza. Qualche proposta per evitare provvedimenti di extraterritorialità e sospensione del diritto

     

Scritto da Fulvio Vassallo

In ragione della grave situazione che si sta determinando nell’isola di Lampedusa e tra breve nel centro non meglio qualificabile di Mineo,  come nelle nuove tendopoli in aree militari che dovrebbero funzionare come CIE in varie parti d`Italia, e dei seri e concreti rischi di estese violazioni dei diritti fondamentali dei migranti ed in particolare dei richiedenti asilo, dei minori e delle persone maggiormente vulnerabili, occorre:

    * sospendere le decisioni assunte sulla istituzione di 13 CIE nel territorio nazionale, con il rischio che alcuni CARA siano adibiti a CIE. Occorre evacuare al più presto tutti i migranti trattenuti da giorni nelle isole Pelagie e ripristinare al più presto la situazione che prevede l’utilizzo della struttura di Lampedusa con funzioni di centro di prima accoglienza e soccorso al massimo per 500 migranti.

    *  provvedere al rapido trasferimento degli stranieri che giungono a Lampedusa e adesso anche a Linosa, presso altri centri di accoglienza, nel territorio nazionale, al fine dell’esame delle posizioni giuridiche individuali;

    * evitare di sottoporre migranti e richiedenti asilo a ogni trattamento che potrebbe configurarsi come detenzione arbitraria;

    * garantire l’accesso a un rimedio giudiziario effettivo ai migranti colpiti da un provvedimento di respingimento differito o di espulsione;

    * garantire l’assistenza legale ai richiedenti asilo per la presentazione della domanda e durante la procedura di asilo;

    * garantire l’accesso a un rimedio giudiziario effettivo ai richiedenti che ricevono un diniego della propria domanda di protezione internazionale;

     * evitare ogni procedura di identificazione che, per sommarietà o rapidità, potrebbe condurre a espulsioni collettive o comunque illegittime;

    * evitare l’espulsione di individui identificati come maggiorenni in virtù di metodi medico-legali che non danno risultati certi, tra cui la radiografia del polso; rinviare la determinazione dell’età a un momento successivo e affidarla a esami diagnostici differenziati; garantire che i minori non accompagnati non siano trattenuti a Lampedusa oltre il tempo strettamente necessario al loro trasferimento e che questo venga effettuato esclusivamente verso apposite strutture di accoglienza (comunità/centri SPRAR per minori) presenti sull’intero territorio nazionale;

* garantire l’identificazione certa del migrante (anche mediante la collaborazione delle Autorità  Consolari, ove possibile) prima di procedere a misure di respingimento o di allontanamento forzato;

    * consentire l’accesso al centro di detenzione alle organizzazioni che ne facciano richiesta, al fine di assicurare un monitoraggio della società civile sulla situazione.

 

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