E` accaduto in una piazza a Vittoria, nel Ragusano. Soccorso da passanti, l`uomo che ha 33 anni, rischia di morire. Un nuovo caso, dopo l`ambulante marocchino suicida a Palermo e il tunisino che si è cosparso di benzina per scongiurare la sua espulsione. Lo sfruttameno degli stranieri in agricoltura

     

Scritto da Raffaella Cosentino

Pubblicato su repubblica.it

VITTORIA (Ragusa) –  Lotta tra la vita e la morte, attaccato a un respiratore, Georg Semir, un albanese di 33 anni che si è dato fuoco ieri sera in piazza del Popolo a Vittoria, un grosso centro agricolo in provincia di Ragusa. Ha riportato ustioni sul 50 per cento del corpo, soprattutto al viso, al torace e alle braccia. E` ricoverato nel reparto di prima rianimazione all`ospedale civico di Palermo, dove è stato trasportato con l`elisoccorso. Tra una settimana si potrà capire se il giovane sopravviverà. Nessuno conosce Georg, nessuno sa con certezza cosa l`abbia spinto a cospargersi di benzina e darsi fuoco con un accendino, intorno alle 20, nella piazza principale del paese, davanti a passanti e negozianti.

Un “suicidio sociale”. “Era una torcia umana – racconta il consigliere comunale Giuseppe Cannella che ha chiamato i soccorsi – si è accasciato a terra ma era ancora cosciente. Ha tentato di rialzarsi dicendo: lasciatemi morire, non voglio più vivere”. L`azione degli abitanti è stata corale, sono intervenuti subito con bottiglie d`acqua e un estintore. Cannella, di professione psichiatra, ritiene che il giovane straniero abbia voluto commettere “un suicidio sociale, un`azione clamorosa per una presunta ingiustizia subita”. Il consigliere dà voce al timore più diffuso in questo momento fra la comunità locale, cioè che il gesto disperato sia l`esito dello sfruttamento subìto da molti immigrati nelle campagne della zona.

La piaga del lavoro nero.
Da una prima ricerca sui dati Inps del 2009, Semir non risulta assunto nelle aziende agricole del paese. “Ma nulla toglie che sia un lavoratore in nero o ingaggiato nelle campagne vicine – spiega Cannella – qui la crisi agricola è pagata dall`ultimo anello, i migranti, succede spesso che i braccianti non ricevano il salario”. E` plausibile che Georg non abbia avuto i soldi che gli spettavano e per questo abbia cercato di uccidersi. Tanto che la Cgil locale ha diffuso una nota per denunciare che gli immigrati “sono privati delle condizioni minime che distinguono l`essere umano dalle bestie”.

Sfruttati per produrre il ciliegino. A Vittoria la produzione di melanzane, peperoni e pomodorini, fra cui il famoso ciliegino, è intensiva, industrializzata. Le campagne sono costellate di serre che sfornano ortaggi tutto l`anno e in cui si lavora per più di 12 ore al giorno, con una temperatura che dal mese di maggio supera i sessanta gradi, per un paga misera di 25, 30 euro a giornata. L`80% degli impiegati nella coltivazione in serra sono immigrati. “Il nostro comparto agricolo è uno dei più importanti a livello nazionale, ma le condizioni di lavoro sono molto dure per gli stranieri – dice Giuseppe Scifo, segretario della Camera del Lavoro- la recessione mette in difficoltà le aziende che spesso scaricano i costi della crisi sui lavoratori dipendenti, soprattutto immigrati”.

Poca attenzione ai diritti umani. A strozzare i produttori sono da un lato i prezzi bassi d`acquisto dei prodotti imposti dalla grande distribuzione, dall`altro il costo elevato delle materie prime, come i teli che ricoprono le serre, frutto di alta tecnologia. Ma secondo Scifo, il problema è una scarsa attenzione ai diritti umani. “Il lavoratore si paga da solo l`ingaggio – racconta –  la paga provinciale è di 53 euro lorde, di cui 12 euro di contributi a carico dell`azienda e 40 euro nette al bracciante, invece i contributi li paga il lavoratore con la retribuzione più bassa.

Nel mercato, ma senza abusare. Qui ci sono automobili lussuose e grandi costruzioni edili, ma alla base di questi redditi c`è un`attività agricola che si fonda sullo sfruttamento”. In realtà è possibile produrre abbassando i profitti e rispettando i lavoratori, anche con la crisi. “C`è una minoranza di aziende agricole in regola che riescono a stare nel mercato e scontano la concorrenza sleale di chi sfrutta i lavoratori sottopagando ed evitando la contribuzione” testimonia il sindacalista.

Abusi sessuali nelle campagne. La Cgil di Vittoria sta contribuendo anche a scoperchiare uno scenario inquietante: “casi di sfruttamento sessuale ai danni di donne straniere” da parte dei datori di lavoro. Da due anni c`è un protocollo del sindacato con le associazioni che lavorano contro la tratta. Storie di abusi emerse con inchieste giudiziarie e raccontate dal libro “Voi li chiamate clandestini“, di Laura Galesi e Antonello Mangano. Le donne dell`Est Europa sono costrette a prostituirsi nelle campagne del ragusano per 10 euro a prestazione sessuale, dopo aver passato la giornata nei campi per la solita paga di 20 euro. Raccoglitrici di pomodorini, soprattutto rumene, che in seguito agli abusi subiti restano incinta e abortiscono”.

E molti aborti.
A Vittoria, fino a giugno 2010, sono state registrate 15 interruzioni volontarie di gravidanza. Una crescita esponenziale degli aborti denunciata come preoccupante dai medici del presidio ospedaliero Guizzardi, perché a fare richiesta di aborto è stato un unico gruppo, quello delle lavoratrici dell`Est impegnate nei campi. Nella cittadina, su oltre 60 mila abitanti, i migranti sono 12 mila di cui 8 mila impegnati come lavoratori agricoli. Di questi, 2.500 sono le donne rumene.

Già tre stranieri che si danno fuoco. Il tentato suicidio di Georg Semir solleva il velo sulle condizioni terribili in cui vivono molti immigrati. Sono già stati almeno tre i casi di emuli di Mohamed Bouazizi, il venditore ambulante che si è dato fuoco in Tunisia facendo scoppiare la rivoluzione dei gelsomini. Sempre in Sicilia, a Palermo, il 10 febbraio si è ucciso in questo modo Noureddine Adnane, un ambulante marocchino di 27 anni provvisto di licenza dopo un controllo dei vigili. Una settimana dopo, a Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza, è stato un tunisino senza permesso di soggiorno a tentare di darsi fuoco per protesta contro gli agenti che lo stavano arrestando. E` stato fermato in tempo dai carabinieri. Si chiama Nadir ed è tunisino, di Sfax. Da oltre 7 anni vive nel piccolo centro lucano, dove come altre centinaia di migranti, raccoglie i pomodori a settembre.

La testimonianza. “Prendevo 3 euro a cassone (il cassone sono tre quintali e mezzo), il padrone pagava 12 euro a cassone, il resto va al caporale”. Dice che i caporali sono sia italiani che stranieri e che nel 2005 lo hanno picchiato perché aveva parlato con i giornalisti. “Pur lavorando in modo continuativo non è mai riuscito a regolarizzarsi con un datore di lavoro”, denuncia l`Osservatorio Migranti Basilicata. Le autorità italiane gli hanno proposto il rimpatrio in Tunisia, da dove però i giovani fuggono per l`instabilità politica e la mancanza di lavoro. Piuttosto che tornare a Sfax, Nadir ha tentato il suicidio.

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