Il presidente del Centro Astalli chiede al prefetto Caruso di spiegare qual è la logica dietro i trasferimenti. Sull`emergenza sbarchi, “usare la protezione temporanea e sospendere la convenzione di Dublino”. La scellerata idea di Mineo è un’ulteriore offesa alla dignità delle persone

     

Scritto da Raffaella Cosentino

Roma – “Non vorrei che l’attenzione per la situazione drammatica in Libia distogliesse l’attenzione da ciò che succede in Italia, dove il riconoscimento della protezione internazionale è soltanto un foglio di carta e poi bisogna arrangiarsi e dove qualora la scellerata idea di Mineo fosse attuata sarebbe un’ulteriore offesa alla dignità delle persone”. È quanto ha affermato padre Giovanni La Manna, presidente del Centro Astalli (Servizio dei Gesuiti per i rifugiati) durante l’incontro promosso dal Cir e dall’Agenzia Habeshia per chiedere all’Unione europea l’evacuazione dei rifugiati eritrei e somali da Tripoli. Padre La Manna ha espresso una dura posizione di contrarietà al maxi campo di accoglienza per duemila richiedenti asilo provenienti dai Cara di tutta Italia che saranno ospitati nell`ex villaggio per familiari e militari della base Usa di Sigonella. “Chiamo in causa il prefetto Caruso a spiegare quale logica c’è dietro questo spostamento – ha continuato il sacerdote – faccio appello ai tecnici del ministero dell’Interno perché facciano ragionare il livello politico che evidentemente non si rende conto cosa vuol dire questo trasferimento di massa”.

Il presidente del Centro Astalli si è soffermato sulle fragilità di molti ospiti dei Cara. “Ci sono vittime di tortura e spostare una persona che ha stabilito una relazione d’aiuto con uno psicologo è una cosa molto grave – ha continuato – le persone non scelgono di venire in Europa, scappano perché sono costrette”. Secondo La Manna “ nella situazione che si è creata in Libia ha grossa responsabilità il governo italiano con i respingimenti, decisioni scellerate per fermare un flusso migratorio che non ha possibilità di essere arrestato”.

A causa dei respingimenti, molti rifugiati sono rimasti bloccati in Libia. Migliaia di persone che non possono tornare nei paesi d’origine ma neanche raggiungere il confine con la Tunisia perché sono vittime di discriminazioni e violenze. “C’è profonda tristezza per la situazione che viviamo e che offende la dignità di ciascun cittadino europeo – ha detto il padre gesuita – chiediamo che venga identificato chi è richiedente asilo e che questo diritto possa essere esercitato in Italia e in Europa”. Sull’emergenza sbarchi, il presidente del Centro Astalli ha affermato che “se ci saranno ondate bibliche, c’è uno strumento: il riconoscimento della protezione temporanea”. In tal senso arriva un’altra richiesta all’Europa: “la sospensione della Convenzione di Dublino e riconsiderarla per adottare uno strumento diverso perché le persone non sono pacchi, rimangono persone”.

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