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Il leghista del Sud dimentica le campagne siciliane salvate dai migranti

Il presidente della Regione Sicilia ritiene che duemila richiedenti asilo a Mineo possano rendere insicuro il territorio (“Dovrò stare col mitra in mano”) e danneggiare l`economia, “circolando liberamente nelle campagne”. Ma questo pessimo imitatore di Bossi dimentica il sostegno dei migranti all`agricoltura siciliana, pagato con sfruttamento e violenze. Lombardo chieda scusa a migliaia di donne e uomini, `necessari e vilipesi`.

     

Scritto da Antonello Mangano

“Mi auguro che il governo segua momento per momento queste 2000 persone, credo che sia impossibile, e che tuteli la nostra agricoltura”. Il presidente della Regione Sicilia gioca a fare il leghista meridionale mentre parla del `Villaggio della solidarietà` di Mineo, un mega – Cara in provincia di Catania pensato per concentrare i richiedenti asilo sparsi per l’Italia e liberare i centri per gli sbarcati a Lampedusa.

Un’idea di per sé anomala, ma le critiche di Raffaele Lombardo sono ispirate alla xenofobia. Che a queste latitudini può assumere toni grotteschi e derisori. Specie per i raccoglitori di patate di Cassibile, costretti per anni a dormire sotto gli alberi; per le donne rumene che sostengono – anche a prezzo di violenze sessuali – il distretto agroindustriale della fascia trasformata (ettari e ed ettari di serre a perdita d’occhio da Licata a Rosolini,  a sud di Tunisi); per i marocchini che rendono possibile la vendemmia di Alcamo, e che a salari da fame producono DOC da esportazione; per gli stranieri che d’estate hanno la forza di infilarsi nei tunnel, piccole serre alte un metro dove la temperatura estiva raggiunge i quaranta gradi. Infine la storica comunità tunisina di Vittoria che sta dando nuova linfa al territorio trasformandosi da braccianti in mezzadri.

Tutelare l’agricoltura siciliana dovrebbe almeno significare dare un riconoscimento a questi lavoratori e a queste lavoratrici, invisibili per scelta politica e per insensibilità della gente. E non certo ipotizzare rischi senza fondamento, come quello che duemila richiedenti asilo possano scorazzare per le campagne e danneggiare i campi, secondo una visione tanto razzistica quanto semplificatrice.

Sono già diverse migliaia i lavoratori “transumanti” che si spostano da una campagna all’altra del Sud, come abbiamo documentato con Laura Galesi nel libro inchiesta “Voi li chiamate clandestini“. Tutto l’anno, senza diritti e tutele. Senza di loro le campagne sarebbero spopolate, un intero settore in crisi, tanti prodotti da vetrina (vini pregiati, pomodori Pachino, primizie) inesistenti. Eppure la loro presenza è segnalata esclusivamente da provvedimenti emergenziali. La raccolta delle patate di Cassibile si affronta da anni con una tendopoli gestita dalla Croce Rossa. Così come la vendemmia di Alcamo – anche lì annualmente viene messo su un campo d’accoglienza – dopo lo ‘scandalo’ degli arabi che dormivano per strada, sulle panchine di ferro dei giardini comunali o sul cemento dei marciapiedi.

Necessari e vilipesi, li definiva un rapporto di ‘Medici senza frontiere’ che ormai ha qualche anno ma che rimane attualissimo. Anche grazie agli imitatori di Bossi, grottesche figure che hanno ormai compreso il carattere ‘mediatico’ delle esternazioni leghiste. Un mondo virtuale dove lo straniero è fonte di pericolo e dannoso all’economia. Sempre e a tutte le latitudini. E se lì fuori è terra di mafia; se la presenza dei lavoratori stranieri salva le campagne; se insomma la realtà contraddice la televisione c’è una soluzione pronta e facile. Spegnere la realtà.

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.