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I tunisini di Lampedusa. `Clandestini` per amore o per curarsi

Tra i seimila tunisini arrivati in Italia non ci sono solo migranti economici, ma anche chi non può lasciare il proprio paese, ha la fidanzata in Italia o in Francia e ha rischiato il naufragio per raggiungerla. Oppure Noureddine, che il 6 aprile deve subire un intervento all`ospedale parigino George Pompidou. Nessuna eccezione per lui, perché non sono previste situazioni `normali` e relazioni nel Mediterraneo.

     

Scritto da Raffaella Cosentino

Lampedusa – Tra i seimila migranti tunisini sbarcati a Lampedusa non ci sono solo persone spinte a lasciare il loro paese per motivi economici o per la mancanza di sicurezza e di stabilità politiche. C’è anche chi ha preso il barcone e rischiato la morte in mare perché vuole raggiungere la fidanzata italiana o perché deve subire un intervento urgente in un ospedale francese. Tra i giovani tunisini c’è un ragazzo che da quattro anni è fidanzato con una ragazza di Milano. Si tengono in contatto anche in questi giorni per telefono.

Lei voleva raggiungerlo e venirlo a prendere appena trasferito in un centro di accoglienza sulla terra ferma, ma non può farlo perché commetterebbe il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. C’è anche chi, al contrario, ha lasciato a casa in Tunisia la moglie ammalata e due figlie piccole e dopo lo sbarco ha avuto una crisi di panico, chiedendo di essere rimpatriato. Ci sono i primi casi di richiesta di rimpatrio volontario.

Noureddine è affetto da nefropatia e il 6 aprile prossimo deve fare un intervento chirurgico all’ospedale parigino George Pompidou. In questi giorni gli viene prestata assistenza sanitaria nel centro di identificazione in cui è stato trasferito. Puntuale è arrivata la richiesta da parte dell’ospedale francese per le cure che Noureddine deve fare al più presto. Ma per ora le porte dei centri di identificazione non si sono aperte nemmeno in questo caso. Noureddine, come gli altri, resta in attesa di sapere cosa ne sarà della sua vita e del suo progetto migratorio. Nessuna eccezione si profila all’orizzonte.

Jelidi, cameriere sbarcato a Lampedusa per amore

Dal 1995 ha una storia a distanza con una donna francese che va a trovarlo in Tunisia per alcuni mesi all’anno. Non ha potuto ottenere il visto per andare da lei e ha deciso di partire. Ha attraversato il mare per amore. La sua donna, Odette, vive a Lille, nella città francese al confine con il Belgio. Lei è vedova e dal 1995 si trasferisce a Zarzis, nel sud della Tunisia, per alcuni mesi all’anno. Va a casa di Jelidi e vivono insieme da settembre a dicembre. Ora lui, che è un cameriere tunisino di 37 anni, impiegato nei villaggi turistici di Djerba, ha deciso che è il suo turno di andare a trovare Odette. È la storia di Jelidi, migrante per amore. “Non immagini quante carte abbiamo portato sia io sia lei per avere il visto – racconta – niente, è stato impossibile, anche se Odette vive nella sua casa di proprietà”. Così alla fine si è imbarcato come gli altri, lasciando a casa il padre contadino e approfittando dell’inconsueta libertà di partenza creata dal crollo della dittatura. “Io ho un lavoro regolare in Tunisia, lei viene ogni anno a stare a casa mia – si lamenta Jelidin in perfetto francese – ma non mi hanno dato il visto”. Ora vorrebbe andare in Francia da lei, ma non sa bene come fare. Gliel’ha detto per telefono, ma Odette non ha preso bene l’avventura in cui si è imbarcato il suo fidanzato.

“Mi dice che qui in Europa soffrirò, che non starò bene come in Tunisia, dove ho la mia casa, che lei ha visto gli immigrati vivere male, in mezzo a una strada e alla povertà”. In realtà Jelidi non sa com’è l’Europa per davvero. Semplicemente perché non l’ha mai vista. E’ la prima volta che esce dalla Tunisia. “I turisti italiani e francesi possono venire sempre da noi, godersi il mare e il clima, mangiare i cibi tipici, fare corsi di arabo – dice – perché io non posso venire a fare un giro per vedere la Francia e l’Italia?” La sua domanda avrà risposta probabilmente fra un po’, quando lascerà Lampedusa e inizierà l’iter di mesi nei vari centri di accoglienza. E siccome non sembra intenzionato a chiedere asilo politico perché lui oggettivamente in Tunisia non ha problemi, il rischio è di concludere il sogno d’amore in un Cie, in un carcere che devasta fisico e psiche. O con in tasca un decreto di espulsione e un destino da irregolare che deve nascondersi dai controlli della polizia. Odette sarebbe andata in Tunisia a fine marzo, ma ora nessuno sa come andrà a finire. Il punto è un altro. “Voglio essere libero – dice Jelidi – libero di visitare l’Europa per un po’ e poi tornare in Tunisia, libero di poter restare a Lampedusa se trovo lavoro qui, l’isola è bella, la gente si comporta bene con noi”.

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