I moduli della Protezione civile sono arrivati al termine della stagione agrumaria. Riservati a chi è in regola con la Bossi-Fini, mentre la maggior parte vive nei casolari diroccati. I container sono stati sistemati in una zona industriale, isolata dal centro abitato e lontana dalla vista dei rosarnesi. Su ognuno è attaccato il cartello della protezione civile con la parola “emergenza” scritto in rosso a caratteri cubitali.

     

Scritto da Raffaella Cosentino

AGGIORNAMENTO – L’Osservatorio Migranti “Africalabria” denuncia che continuano gli arresti di migranti irregolari nel territorio di Rosarno. E’ accaduto lo scorso 23 febbraio. “Li hanno presi di mattina, perchè quando li hanno visti hanno cercato di nascondersi. Sono stati rilasciati alle 19, con un decreto d`espulsione in mano. Non è vero che li hanno presi mentre aspettavano per strada in cerca di lavoro, ma sono andati a prenderli alle 6 del mattino nel tugurio dove dormivano”.

ROSARNO (RC) – Ci sono volute due rivolte degli africani contro la ‘ndrangheta, nel 2008 e nel 2010, per avere un campo container per pochi lavoratori stagionali stranieri. Alloggi tristi, grigi, tutti uguali in fila dentro un recinto con i panni dei migranti stesi al sole. I pantaloni e le magliette da lavoro che penzolano dalla recinzione sono l’unico particolare simile alla vecchia Cartiera, bruciata nel 2009 in un incendio le cui cause non sono mai state chiare.

I container sono stati sistemati in una zona industriale, isolata dal centro abitato e lontana dalla vista dei rosarnesi. Su ognuno è attaccato il cartello della protezione civile con la parola “emergenza” scritto in rosso a caratteri cubitali. Un’emergenza che dura da almeno venti anni e alla quale ancora una volta Rosarno è arrivata impreparata nonostante l’allarme internazionale suscitato dagli scontri di un anno fa. Nonostante i progetti da milioni di euro finanziati con il Pon Sicurezza. L’associazione che gestisce il campo ha scritto “welcome” con un pennarello su un pezzo di carta e l’ha appeso all’ingresso.

“Benvenuti” ai pochi eletti che possono avere un tetto fornito dalle autorità. Sono appena 65 burkinabè, ghanesi e nigeriani a poter vivere nei container. Sono tutti quelli in regola con il permesso di soggiorno. Ma l’Osservatorio migranti Africalabria stima che siano 800 tutti gli africani presenti ancora nella Piana di Gioia Tauro, di cui almeno 300 alloggiati nei casolari diroccati in campagna, in situazioni di sovraffollamento e con precarie condizioni igieniche. Altri hanno preso casa in paese. Anche lì dividono l’affitto tra molte teste per vivere in stabili fatiscenti.

I 20 container da cinque posti l’uno sono stati aperti il 7 febbraio e resteranno fino al 20 aprile. La soluzione è arrivata praticamente a stagione agrumaria finita. E l’alloggio è consentito per appena due mesi, un periodo di tempo così breve che i corsi di alfabetizzazione messi in atto dall’associazione ‘Il mio amico Jonathan’ difficilmente potranno avere efficacia. La procedura per entrare è questa: lo straniero fa domanda al comune che invia i documenti alla questura dove si verifica che il permesso di soggiorno sia valido o in attesa di rinnovo. Infine gli elenchi vengono passati dalla polizia al gestore del campo. “E’ una soluzione tampone, il campo non risolve perché sono esclusi gli irregolari – spiega Michelangelo Rosarno, coordinatore del campo – in questo momento ci sono irregolari che vivono in casolari a cielo aperto, in case di 7 metri per 8 in cui stanno più di 50 persone”.

“Il mio amico Jonathan”, associazione laica collegata alla chiesa evangelica, ha vinto un bando pubblico del comune per la gestione e riceverà circa 15mila euro di rimborso spese per l’attività svolta. Sono impegnati 9 volontari con rimborso spese per la benzina e i pasti, i turni sono di 6 ore e assicurano la presenza di 2 volontari al campo 24 ore su 24. C’è la lavanderia e l’infermeria. Un medico volontario di Rosarno visita per due ore un giorno a settimana. L’associazione fornisce corsi di alfabetizzazione di base con moduli da 30 ore tenuti da un mediatore culturale italiano e anche uno sportello di assistenza legale.

 

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