Lavoro migrante e agricoltura. Anche in Spagna la situazione è drammatica. In questa videoinchiesta del Guardian, si racconta `chi realmente ci porta in tavola le nostre verdure`. Siamo nella Costa del Sol, famosa per le spiagge. Appena dietro, però, un mondo nascosto ed estremo. Industrie dove i migranti africani lavorano in condizioni estreme.

     

Scritto da Vittorio Longhi

Come nelle campagne di Rosarno o in quelle di Castel Volturno. Lo stesso avviene nella Costa del Sol, in Spagna, dietro il litorale di Malaga, una delle zone turistiche più importanti del paese. In questo documentario del Guardian, Salad slaves, “gli schiavi dell’insalata”, sono mostrate le condizioni di lavoro dei braccianti africani e dell’Europa dell’Est che raccolgono verdura destinata alla grande distribuzione dei mercati inglese, tedesco e olandese.

Un’industria di oltre due miliardi di euro all’anno, un agrobusiness che ha trasformato l’economia della provincia, un tempo la più povera della Spagna. Lontani dagli alberghi scintillanti di Malaga, i braccianti parlano del sistema di caporalato e di come vivono dentro le baracche, le chabolas, senza luce, né acqua corrente, spesso costruite con gli stessi materiali delle serre.

“Ciò che colpisce è la totale segregazione”, commenta la giornalista Felicity Lawrence. “Mentre sulla spiaggia i turisti bianchi prendono il sole, i neri restano nascosti nelle campagne e sanno di non essere i benvenuti in città”. Le organizzazioni religiose e alcuni attivisti sindacali, ex braccianti, sono gli unici ad assistere i migranti intrappolati in questa situazione di sfruttamento, perché sono senza documenti e non possono tornare a casa fino a che non hanno abbastanza denaro.

L`inchiesta sul Guardian di Felicity Lawrence

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.