Un rapporto commissionato dalla BBC studia gli effetti della crisi sui flussi migratori. I lavoratori stranieri sentono per primi gli effetti dei licenziamenti, specie nei paesi con le economie più fragili. Di conseguenza tenderanno a emigrare nei paesi emergenti, in particolare asiatici. Tra pochi anni, dunque, l`Italia potrebbe rimpiangere gli stranieri di cui temeva l`invasione…

     

Scritto da Antonello Mangano

Afferma Jeffrey Williamson, il maggiore storico dell`immigrazione, che tra il 2020 e il 2030 i flussi di lavoratori dai paesi poveri inizieranno gradualmente a ridursi. Quasi scompariranno entro il 2050. Secondo uno studio della BBC, più che altro tenderanno a spostarsi verso le economie emergenti, in particolare quelle asiatiche. La crisi ha già accelerato il processo. I lavoratori stranieri sono i primi a essere licenziati, anche perché sono quelli che godono di minori tutele sindacali o garanzie contrattuali.

Nei paesi dove è importante la presenza del sommerso, come Italia e Spagna, il trend si farà sentire prima che negli altri. Diventeranno zone poco “appetibili” per i migranti. In effetti, le partenze sono state sempre caratterizzate da una fase in crescita, un picco e poi una discesa. Praticamente una U rovesciata determinata dal livello di reddito. Oggi le nazioni a reddito medio-basso sono i principali serbatoi di forza lavoro globale. Molti paesi in Asia e America Latina hanno innalzato il loro livello di reddito, e sono sempre meno nazioni da cui si emigra. Secondo alcune proiezioni, data la crisi demografica del vecchio continente, l’inaridimento delle fonti estere determinerebbe una carenza di 70 milioni di lavoratori in tutta Europa.

Nell’ipotesi estrema gli Stati sviluppati potrebbero “iniziare a competere per una risorsa scarsa”. Potrebbero “fondare delle agenzie di attrazione degli immigrati, così come oggi ci sono le agenzie di attrazione degli investimenti esteri”. Si passerebbe dalle politiche per l’Europa fortezza, i respingimenti, la militarizzazione delle frontiere a politiche di sussidio alla mobilità geografica.

Se le migrazioni dall`Africa sono di difficile interpretazione, è molto più semplice analizzare gli spostamenti da Est. Il ruolo dell`integrazione nell`Unione Europea e nell`area dell`euro assume un ruolo determinante. Basta esaminare il caso della Polonia. Nel `90, i polacchi emigravano in Italia, erano per esempio tra i primi stranieri giunti a Rosarno per la raccolta delle arance.

Oggi è ancora possibile trovare qualche polacco che viene in Italia, ma per fare il turista. L`inserimento nell`Unione Europea, con il buon uso dei fondi, rende i paesi dell`Est meno bisognosi di trovare lavoro all`estero. Appena arriva l`euro, poi, non è più conveniente mandare soldi a casa. Probabilmente, nei prossimi anni, anche Romania e Bulgaria seguiranno questa strada. Da quel momento potremo dare l`addio a collaboratori domestici e muratori a prezzo stracciato.

Riferimenti: Giorgio Barba Navaretti e Gianni Toniolo, Ma l’onda migratoria non sarà infinita, Il Sole 24 Ore, 19 settembre 2010. Robert Plummer, Migrants feel recession aftermath, BBC

 

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.