Il caporalato è oggi punito con un`ammenda di 50 euro a lavoratore ingaggiato, ma secondo Flai e Fillea è come la tratta delle persone, oltre a pesare sul Pil per il 17%. Da Rosarno ai meleti trentini, secondo il sindacato gli illegali sono 400mila nei campi e 600mila nei cantieri. Il ministro Sacconi: `Le sanzioni adeguate ci sono già`. Edilizia e agricoltura i settori più colpiti, i migranti le prime vittime.

     

Scritto da Repubblica.it

ROMA – Il caporalato è un fenomeno grave e in quanto tale deve essere contrastato con forza, inserendolo fra i reati previsti dal codice penale e punendolo con pene pesanti. E` questo l`obiettivo principale della proposta di legge e dellla campagna nazionale “StopCaporalato” promosse dalle federazioni dell`edilizia e dell`agroindustria della Cgil – la Fillea e la Flai – con iniziative che andranno avanti per tutto l`anno o fino a quando la legge verrà approvata.

Il caporalato deve essere considerato come “un reato di violenza contro le persone”, ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, alla presentazione della campagna, ricordando come invece oggi sia punito soltanto in caso di flagranza e con una sanzione amministrativa di appena 50 euro per ogni lavoratore ingaggiato.

“Si stima che l`apporto del lavoro sommerso al Pil italiano sia oltre il 17% – affermano i due sindacati – , contro una media dei paesi avanzati dell`Europa a 15 del 4%. L`agricoltura e l`edilizia, insieme al settore dei servizi sono i più colpiti dalla presenza di lavoro nero e grigio, di evasione ed elusione fiscale e contributiva e, non a caso, di una maggiore incidenza di infortuni gravi e mortali”.

Per quanto riguarda l`edilizia, secondo Fillea e Flai, la crisi economica ha portato a un aumento dell`illegalità tra “evasione contributiva, utilizzo improprio dell`apprendistato, sottoinquadramento, fino all`utilizzo dei muratori-partita Iva ed al ricorso al lavoro nero”.Le stime della Fillea parlano di 400 mila i lavoratori irregolari in un mercato dello sfruttamento che cresce in tutta Italia ed è spesso gestito dalla criminalità organizzata.

Le cose non sono molto diverse in agricoltura: “A distanza di un anno dalla clamorosa rivolta di Rosarno – dicono i due sindacati – siamo costretti a constatare che non è servita a modificare lo stato delle cose e che in Italia si continua a sfruttare quanto e come prima. Oggi come ieri, infatti, le aziende si servono di lavoro nero durante la raccolta del pomodoro nella Capitanata e in Basilicata, nelle grandi campagne orto-frutticole a Villa Literno, Castel Volturno e nella Piana del Sele, nell`agro-pontino, nella raccolta delle patate a Cassibile, ma anche nel profondo nord, nelle aziende della macellazione del modenese, nei campi di meloni nel mantovano, nelle aziende cooperative di Cesena, nei meleti in Trentino”.

A poco è servito, secondo Fillea e Flai, il Piano straordinario di vigilanza per l`agricoltura e l`edilizia in Sicilia, Calabria, Puglia, Campania, avviato l`estate scorsa dal governo. “Quel piano prevedeva controlli coordinati di forze dell`ordine, Inps e Inail – dicono i sindacati – ed aveva l`obiettivo di controllare un massimo di 10.000 aziende in territori dove solo di aziende agricole ce ne sono 600mila! I risultati di quel Piano sono giunti in questi giorni: in agricoltura irregolarità nel 44% delle aziende e il 49% dei lavoratori in nero; in edilizia irregolarità in oltre il 62% delle imprese e il 53% di lavoratori in nero”.

Il ministro: sanzioni già adeguate – Contestando le affermazioni della Cgil, il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha detto che in Italia ci sono già le sanzioni penali adeguate per contrastare il caporalato e sono contenute in una norma del decreto legislativo 276/2003. La norma in questione, precisa la nota del ministro, “stabilisce: in caso di somministrazione illecita la pena dell`ammenda di euro 50 per ogni lavoratore occupato e per ogni giornata di lavoro. Se vi è sfruttamento dei minori la pena è dell`arresto fino a 18 mesi e l`ammenda è aumentata fino al sestuplo; in caso di intermediazione illecita la pena dell`arresto fino a sei mesi e dell`ammenda da euro 1.500 a euro 7.500. Se non vi è scopo di lucro la pena è dell`ammenda da euro 500 a euro 2.500. Se vi è sfruttamento dei minori la pena è dell`arresto fino a 18 mesi e l`ammenda è aumentata fino al sestuplo”.

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.