Una settimana di proteste culminata con la raccolta di firme indirizzata al sindaco: 500 persone non vogliono i container per gli africani nei pressi delle loro abitazioni. Ferite ancora aperte e mancanza di conoscenza, ma anche l`ultimo episodio di una vicenda che inizia con i progetti del 2007. Da un lato problemi strutturali, dall`altro quelli d`emergenza: in Italia la raccolta degli agrumi si affronta con strumenti da dopo terremoto.

     

Scritto da Antonello Mangano

Pubblicato su “il manifesto

ROSARNO – Adesso hanno un nome e un cognome. Sono 500 i firmatari della petizione indirizzata al sindaco Elisabetta Tripodi. Abitanti della zona “Testa dell’acqua” ma non solo. Qui sono arrivati i 20 container della Protezione civile destinati a ospitare 120 lavoratori africani impegnati nella raccolta delle arance. I cittadini rifiutano la “creazione di un altro ghetto”, ma in sostanza non vogliono che gli africani stiano vicino alle loro abitazioni, nella “terza zona industriale”, che si chiama così solo per un criterio aritmetico, non perché ne esistano altre due: è tutto un deserto di fabbriche abbandonate.

Il comitato propone lo spostamento “in un altro luogo”, come se si trattasse di un campo Rom.  La raccolta di firme è solo l’ultimo atto di una settimana di proteste, cavalcate dai gruppi consiliari di opposizione, che parlano di tutelare “l’ordine pubblico e la salute”. Scarsa informazione, le ferite ancora aperte della rivolta dello scorso anno o altro?

La protesta farà inevitabilmente riemergere il dibattito sul razzismo dei rosarnesi. Già subito dopo la rivolta del gennaio 2010, numerosi cittadini furono protagonisti di una manifestazione in cui rigettavano questa accusa. Un concetto ripetuto all’infinito. Giuseppe Pugliese è l’animatore dell’osservatorio “Africalabria.org”. Da mesi è impegnato nella raccolta di beni di prima necessità per i migranti, consegnati nei vari casolari sparsi in campagna.

Ci spiega: “L’allarme dei cittadini è una diretta conseguenza della non conoscenza dei migranti, della paura e del pregiudizio causati da una campagna martellante di disinformazione che ha un’origine ben precisa: la destra razzista e xenofoba che oggi sta in Parlamento e l’ipocrisia pelosa dell`opposizione. Alimentare le paure dei cittadini è un atteggiamento rischioso e dalle conseguenze imprevedibili tanto quanto lo è in generale il ‘ragionare per categorie’. Forse più che di razzismo parlerei di qualcosa ancora più grave, parlerei di insensibilità, non tanto nei confronti dello straniero quanto nei confronti del povero, un atteggiamento incomprensibile, specie se arriva da parte di un popolo che ha conosciuto il dramma della diaspora, dell’emigrazione forzata”.

“Una sistemazione dignitosa per questi lavoratori”, prosegue Pugliese, “sarebbe non solo un passaggio fondamentale per un paese civile ma anche una buona risposta alle accuse indistinte di razzismo rivolte alla città nell`ultimo anno. Se ci siamo preoccupati così tanto della nostra immagine, dobbiamo ricostruirla con gesti concreti giorno dopo giorno: non lasciamoci sfuggire questa occasione. Alle istituzioni il compito di rassicurare i cittadini, a quest’ultimi il compito di aver fiducia. Facciamo tutti la nostra parte per una definitiva e doverosa riconciliazione tra i rosarnesi e i migranti”.

I loro sporchi affari

C’è sicuramente una mancanza di conoscenza. Lo dimostrano le dichiarazioni degli esponenti del comitato, riportate dalla stampa locale: “Non vogliamo l’insediamento degli immigrati vicino alle nostre abitazioni. Abbiamo paura degli stranieri. Sappiamo già che arriveranno in massa per risiedere all’interno dei container e nessuno farà niente per evitare una seconda rivolta come quella dell’anno scorso innescata dagli extracomunitari a casa nostra. […] Contrada Testa dell`Acqua diventerà un altro ghetto, il peggiore che sia mai esistito nella nostra città, e perdipiù un ricovero anche per le prostitute che praticheranno i loro sporchi affari”.

Gli africani ospitati saranno un centinaio, e non c’è l’ombra di una donna. Con qualche informazione in più si potrebbe superare la diffidenza, ma sarebbe bello vedere la nascita di un comitato contro i terribili episodi di violenza mafiosa che si sono registrati nel paese. Contro l’insediamo delle ‘ndrine e i loro traffici che hanno distrutto un’economia un tempo florida. Contro chi minimizza la presenza della criminalità e l’incidenza che ha sulla vita dei cittadini. “Quando i container saranno spostati tornerà la quiete nelle nostre case”, dicono gli esponenti del comitato. La quiete? Anziani ammazzati in strada per una parentela sbagliata, donne prese a fucilate per aver lasciato il fidanzato, ragazzini uccisi con quattro colpi alla nuca non sono esattamente episodi da paese tranquillo.

Una lunga storia

Siamo solo all’ultimo episodio di una lunghissima vicenda che inizia con i progetti alla “Cartiera”, la fabbrica nata per la produzione di carta per stampanti e finita – come tutte le altre – con soldi pubblici svaniti nel nulla e un cubo di cemento dal tetto sfondato. La “Cartiera” per anni è stata la “casa” di centinaia e centinaia di africani, in condizioni disumane.

Nel gennaio del 2007, con un solenne protocollo in Prefettura si decise di trasformarla in centro di aggregazione. Tutto rimase sulla carta. Nell’estate del 2009 fu sgomberata e murata in seguito a un incendio. Nell’intervallo, bagni chimici dalle istituzioni e interventi del volontariato. Visite dei politici locali e l’inconcludente stanziamento di Maroni. Quindi, nel 2009, le ipotesi della Protezione civile regionale e le tante chiacchiere. Resta un dubbio: perché la raccolta di agrumi si affronta con gli interventi (i container) che di solito seguono un terremoto? In molti ne sono consapevoli: esiste un aspetto emergenziale e uno strutturale, che riguarda la crisi dell’agricoltura, la necessità di trovare sbocchi di mercato alle produzioni etiche, la lotta allo strapotere criminale che soffoca la società e l’economia.

Intanto i lavoratori aspettano. Tra qualche settimana la raccolta sarà finita, così come l’ennesimo atto del romanzo ventennale che ha come sfondo Rosarno e gli africani. E anche per quest’anno addio ad autoctoni permalosi, proprietari in crisi, mafie aggressive, emergenze umanitarie, casolari diroccati e odore acro di agrumi.

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.