Tunisi, la voce degli italiani intrappolati

Raffaella Cosentino
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Un gruppo di italiani e tunisini si è riunito in una sola casa per paura delle bande di sciacalli e delle milizie fedeli al dittatore in fuga Ben Ali. Hanno provato a partire via nave ma non potevano raggiungere il porto. In città si aggirano squadre di uomini a bordo di fuoristrada bianchi che saccheggiano case e negozi. È pericoloso andare a dormire, bisogna restare svegli per vigilare sulle proprie abitazioni e famiglie.

Sabato 15 gennaio, ore 2.40 am
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Franco Enna si trova nel quartiere El Menzah di Tunisi. Nel corso della notte, mentre continuavano gli spari in tutta la città, ci ha rilasciato questa intervista. Un gruppo di italiani e tunisini si è riunito in una sola casa per paura delle bande di sciacalli e delle milizie fedeli al dittatore in fuga Ben Ali.

“La situazione è pesante, c’è molto panico, il paese è in stato d’assedio – dice Enna – le strade sono presidiate dall’esercito, la città è coperta dal fumo per i supermercati e i negozi bruciati”. Il gruppo di italiani, fra i quali ci sono anche due bambini, lamenta: “Dall’ambasciata non abbiamo informazioni, è come un muro di gomma”.

Enna si tiene in contatto anche con altri italiani rimasti bloccati a Tunisi a causa del blocco dello spazio aereo. Hanno provato a partire via nave ma a causa del coprifuoco la corsa è stata spostata e non riescono a raggiungere il porto.  Raccontano che in città si aggirano squadre di uomini a bordo di fuoristrada bianchi che saccheggiano case e negozi. È pericoloso andare a dormire, bisogna restare svegli per vigilare sulle proprie abitazioni e famiglie.

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