La fuga di Ben Alì e il ruolo della tecnologia

Tunisia, è cyberwar: hacker e giovani contro la censura del regime

Uno dei comunicati di Coldiretti, la maggiore associazione italiana di piccoli produttori
Raffaella Cosentino
  Da YouTube sono arrivate le immagini della rivolta studentesca all`università di Sousse, repressa nel sangue. E dei feriti all`ospedale di Thala. Come con l’onda verde in Iran, ancora una volta i giovani si ribellano all’oppressione di un regime e usano il web per sfondare la censura. I link di video e audio.
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Non è solo una rivolta per il pane, è una battaglia per la libertà. Come con l’onda verde in Iran. Ancora una volta i giovani si ribellano all’oppressione di un regime, quello del presidente Ben Ali in Tunisia e usano il web per sfondare la censura. Ad esempio i giovani di un istituto di ingegneria della capitale ai quali alcuni giorni fa era stato impedito di manifestare nelle strade dalle forze dell’ordine, hanno composto con i loro corpi, sedendosi in cortile, la parola “Tunus hurra” (Tunisia libera) e diffuso l’immagine via web.  Una fotografia divenuta uno dei simboli della protesta anche sul sito dell’emittente “Al Jazeera”. Da youtube, gli studenti trasmettono le immagini della rivolta all’univeristà di Sousse e gli scontri con la polizia (http://www.youtube.com/watch?v=PAJBJ7tW_QI). Un video di 16 minuti in cui si vedono gli scontri con la polizia che circonda l’università e gli studenti feriti.
Attraverso un tweet con la localizzazione del cellulare all’interno del ministero dell’Interno tunisino, il blogger dissidente Slim Amamou è riuscito a comunicare di essere stato fermato. A rilanciare il suo tweet è stato il blog collettivo dissidente “nawaat.org”. Nawaat ha messo online un video che titola “morti e feriti all’ospedale di Thala (http://24sur24.posterous.com/sidibouzid-des-mots-et-blesses-dans-un-hopita) e un audio in cui si ascolterebbe il momento dell’arresto di un altro blogger e attivista Hamadi Kaloutcha,  portato via da casa alle sei del mattino davanti alla moglie da  sei poliziotti in abiti civli (http://nawaat.org/portail/2011/01/08/quelques-moments-en-live-lors-de-larrestation-de-hamadi-kaloutcha/). Secondo Reporters sans frontieres, sono quattro i blogger arrestati per reazione delle autorità all’attacco del gruppo Hacker “Anonymous”, responsabile dell’oscuramento di 8 siti governativi, tra cui quello del presidente Ben Ali.

“Anonymous” è un gruppo di attivisti digitali, “hacktivist” che è diffuso in molti paesi del mondo. Alla fine del 2010 ha attaccato siti come Amazon, Paypal e Mastercard per il loro comportamento “contrario a Wikileaks” e in supporto alle traversie legali e internazionali del suo fondatore Julian Assange. “Anonymous” ha lanciato con un video youtube l’operazione Tunisia (http://www.youtube.com/watch?v=BFLaBRk9wY0&playnext=1&list=PL89D4F8EE231711D7&index=13 ). Il video si schiera contro la censura al libero accesso alle informazioni dei cittadini tunisini da parte del loro governo. La colonna sonora della rivolta è il brano rap “Rais LeBled”, diffuso su youtube. E’ stato tradotto in italiano dal sito “Fortress Europe” (http://fortresseurope.blogspot.com/2011/01/rais-lebled-in-italiano.html).  Il suo autore, il rapper 22enne Hamada Ben Amor, in arte “El General” è stato arrestato dalla polizia. Ma la sua pagina Facebook, seguita da quasi 20mila fan, è diventata una bacheca su cui tanti giovani non solo tunisini ma anche italiani, francesi e di altre nazionalità, hanno postato a distanza la solidarietà. Messaggi rivolti non solo al rapper ma a tutto il movimento di protesta giovanile tunisino.

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