La brutta avventura di un gruppo di comparse del film “Terraferma”, il prossimo lavoro di Emanuele Crialese. Gli abitanti di Porto Empedocle pensavano fosse uno sbarco di `clandestini` e hanno allertato la polizia. Il paradosso della “coraggiosa collaborazione con lo Stato in un posto in cui normalmente la gente è abituata a farsi troppo spesso gli affari propri”.

     

Scritto da Raffaella Cosentino

Hanno recitato sul set dell’ultimo film di Emanuele Crialese ma i cittadini di Porto Empedocle (Ag) li hanno scambiati per immmigrati irregolari appena sbarcati e li hanno denunciati alla polizia. È la disavventura occorsa a un gruppo di venti africani, tutti in regola con il permesso di soggiorno, scelti come comparse per Terraferma, che all’interno di una storia di fiction affronta la tematica delle migrazioni.

Gli africani erano figuranti e facevano la spola tra il set sull’isola di Linosa e Porto Empedocle. Dopo una brutta traversata di 9 ore per rientrare in Sicilia con il mare in burrasca, alcuni di loro sono stati portati via in ambulanza e medicati in ospedale, per gli altri la produzione del film ha trovato alloggio in un hotel. Ma la mattina seguente, due volanti della polizia si sono presentate davanti all’albergo per identificarli.

Gli agenti erano stati allertati da decine di chiamate di abitanti del paese allarmati perché “avevano visto un gruppo di clandestini aggirarsi per il paese”. L’episodio risale all’estate scorsa ma solo ora a raccontarlo è Enrico Montalbano che per la produzione svolgeva il ruolo di assistente all’organizzazione delle scene di massa e di ricerca e casting delle figurazioni, in particolare  quelle africane. Montalbano stigmatizza la “coraggiosa collaborazione con lo Stato in un posto in cui normalmente la gente è abituata a farsi troppo spesso gli affari propri”.

Montalbano aveva l’incarico di riaccompagnare i gruppi di comparse, al termine della loro settimana lavorativa, per poi ritornare a Linosa con altri gruppi o con alcuni di quelli che spesso erano richiamati per partecipare ad altre scene. “Tanti migranti – racconta – per settimane hanno potuto vivere un momento lavorativo diverso e dignitoso, rispetto alle consuete condizioni a cui frequentemente sono sottoposti. E naturalmente non solo da un punto di vista puramente economico, ma anche di  quotidiana pratica dei rapporti sociali”.

Un clima idilliaco interrotto bruscamente dall’episodio di Porto Empedocle, dove tutti hanno vissuto ore di “rabbia e sgomento” per essere ripiombati in un clima di “ignoranza e paura”.  Dice Montalbano: “La mattina seguente al viaggio e alla permanenza a Porto Empedocle dei ragazzi africani, sono tornato verso l’albergo per incontrare  i ragazzi e accompagnarli alla stazione centrale di Agrigento dove avrebbero preso il treno per Palermo. Al mio arrivo ho trovato due volanti della polizia fuori l`ingresso dell`Hotel.

Sono sceso dalla macchina e  ho chiesto immediatamente spiegazioni a un ispettore che conosco da anni, scoprendo dal suo racconto che si erano precipitati, malgrado altri e più importanti impegni, perchè allertati da decine e decine di telefonate di abitanti del paese”.

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