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Dai campi di Rosarno al tappeto rosso di Venezia

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A gennaio era nei campi di Rosarno, dove ha vissuto i giorni della rivolta e della follia. A settembre camminava sul tappeto rosso del festival di Venezia dove erano presenti star come Quentin Tarantino. Due settimane dopo, è sceso in piazza nello sciopero delle rotonde tra Castel Volturno e Afragola. Sono solo gli ultimi mesi della vita di John, bracciante agricolo ghanese. Uno di quelli che i giornalisti continuano a chiamare `schiavi`.

     

Scritto da Raffaella Cosentino

CASTEL VOLTURNO – Tra gli africani che hanno animato lo sciopero contro i caporali ai kalifoo ground, c’era anche uno dei protagonisti del documentario sulla rivolta di Rosarno premiato a Venezia, “Il Sangue Verde”, di Andrea Segre. Il suo nome è John e in tre anni da quanto è arrivato dal Ghana, ha già vissuto esperienze significative della storia recente del nostro paese. Dopo aver raccontato la sua vita a Rosarno davanti alla telecamera di Segre, è stato al festival del cinema di Venezia ed è stato uno degli organizzatori della protesta di Afragola, una delle sedici rotonde del caporalato (kalifoo ground) in cui gli africani hanno manifestato contro lo sfruttamento sul lavoro. Cartelli e slogan agli automobilisti in transito: “Oggi non lavoriamo per meno di 50 euro”, volantini: “Siamo uomini o caporali?”.

In mezzo ai picchetti, John racconta le sue impressioni su Rosarno.   “Quest’anno non ci tornerò – dice – almeno non per lavorare, forse andrò a trovare i miei amici lì”. Ma precisa che non è la paura di ritorsioni per il suo racconto sullo schermo a portarlo a questa decisione.  “Se ho detto la verità non ho paura e nemmeno mi importa di essere aggredito”, dice con dignità in inglese. Ha 30 anni, moglie e due figli in Ghana, per cui il pensiero per il futuro è uno solo: “Cerco di rimanere vivo e di trovare lavoro per mandare i soldi a casa”. Certo non è facile vista la paga che di solito si racimola lavorando anche tutto il giorno. Dai 20 ai 30 euro, mai più di questo.
Il ritorno a Rosarno John l’ha già vissuto. Il 2 ottobre ha accompagnato il regista Segre in un liceo della città per la proiezione del documentario. “L’80 per cento delle persone era interessato al film – commenta – ma qualcuno ha detto che abbiamo gettato vergogna sulla città per il razzismo. E’ vero che qualche volta le persone ci hanno aiutato, ma noi dovevamo spiegare quali erano i veri problemi, ho solo detto la verità”.

Un altro degli organizzatori dello sciopero è Appiah. Stessa età, nazionalità e permanenza in Italia di John. Appiah è impegnato attivamente all’interno dell’associazione ‘Black&White’ con i missionari comboniani di Castel Volturno. E’ stato nelle scuole a Roma, Cesena e Ancona per raccontare agli studenti il suo viaggio attraverso il deserto e il mare e poi per mezza Italia, secondo un tragitto comune a molti: Lampedusa, Siracusa, Caltanissetta, Caserta. In Ghana ha preso il diploma di ragioniere contabile. Ma il suo sogno è studiare all’università. Nel suo paese non poteva permetterselo, ha insegnato per un anno, ma non riusciva comunque a guadagnare il denaro necessario, quindi è partito. “Il mio sogno resta poter studiare, sono qui per lavorare, mettere insieme i soldi e poi tornare in Ghana per fare l’università”.

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