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Rosarno. Volevano braccia, hanno trovato uomini

Con l`apertura della nuova stagione agrumicola tornano alla memoria i moti violenti dello scorso gennaio. Mentre nella regione la crisi dell`agricoltura continua, Rosarno eleggerà un nuovo consiglio municipale alla fine di novembre. Durante l`estate, i lavoratori migranti erano pochi, sia in centro che nei campi. Oggi le strutture d`accoglienza e integrazione promesse dal governo sono ancora in fase di progettazione. Cosa accadrà quando tutti i braccianti africani torneranno?

     

Scritto da Christophe Ventura

ROSARNO – Il calore dell’estate calabrese è opprimente. Dai fatti del gennaio 2010, con la conseguente “deportazione” verso Crotone e Bari, i lavoratori migranti che hanno deciso di ritornare vengono in centro solo quando è strettamente necessario. Per trovarli, bisogna prendere la strada che va verso nord e guidare per alcuni chilometri verso i primi campi di arance.
Giuseppe Pugliese, animatore dell’Osservatorio Migranti, ci accoglie a bordo della sua Audi, un’auto di valore. Tutti conoscono lui e la sua automobile. La station wagon serve per trasportare materiale e cibo per tutti i lavoratori africani. Il percorso tra gli aranceti ci porta a una capanna di pietra. Diroccata. Il suono di un generatore elettrico si confonde con le emissioni di Radio France Internationale. Una dozzina di occupanti – ghanesi e senegalesi – vive qui, senza acqua corrente. Quando la nuova stagione riprenderà, saranno fino a trenta o quaranta persone ad adattarsi in questo posto.
Bob, Mansour, Abraham e Abdelkader sono concordi: “Siamo qui per lavorare, punto. Non capiamo perché siamo trattati in questo modo. Per ora, preferiamo tenerci a distanza dai rosarnesi. E’ più sicuro. In città, anche se è più tranquilla rispetto a prima, alcuni giovani continuano a insultarci. Minacciano di rubare i nostri soldi.” La Commissione Straordinaria guidata da Domenico Bagnato parla di quattrocento lavoratori presenti a Rosarno e dintorni dopo i “fatti” (il sette per cento vive a Gioia Tauro e il quattro a Rizziconi). Ha promesso la pronta rinascita di una nuova Rosarno e lo sviluppo di due progetti pensati per costruire il “ponte” tra immigrati e popolazione locale.
In un ex cementificio confiscato al clan Bellocco (una delle principali famiglie della `ndrangheta di Rosarno) è stata annunciata la rapida apertura di un centro di accoglienza e formazione per i lavoratori del settore agricolo. Dovrebbero esserci circa centocinquanta posti, ma solo per i regolari. E dovrebbe essere avviato un “laboratorio artigianale” presso i locali del vecchio cinema Argo, per fornire uno spazio d’incontro tra nativi e stranieri.
Nei prossimi mesi, Giuseppe Pugliese si prepara a percorrere le strade di Rosarno e i campi d’arance circostanti. E` senza dubbio quello che succederà con l`arrivo della nuova stagione. “Che cosa cambierà? Niente per gli africani”, dice con collera fatalista. “Torneranno ancora una volta perché abbiamo bisogno di loro. La polizia cercherà di risolvere il problema bloccandoli prima del loro arrivo per evitare di attirare troppo l`attenzione dei media. Ma tutto continuerà qui e altrove.”
E poi: “La politica del governo Berlusconi, condotta sotto l`influenza della Lega Nord, vuole contrapporre i bravi immigrati regolari a quelli senza documenti. E’ il massimo dell’ipocrisia. Nel  nostro sistema marcio molti si arricchiscono, ma grazie a questa situazione”.
Seduto comodamente nella sua sedia di vimini recuperata in un cassonetto vicino, Abraham conclude: “In questa città, volevano braccia. Hanno trovato gli uomini. “

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.