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Castel Volturno. Gli africani hanno scioperato per noi

Migliaia di africani hanno presidiato le piazzole del caporalato tra Napoli e Caserta. “Non lavoriamo per meno di 50 euro”, hanno scritto sui loro cartelli. Una iniziativa solo per i migranti? Al contrario, è una indicazione per tutti i precari italiani, che devono fare valere i propri diritti sindacali. Ed ecco che i cosiddetti “ultimi” si trovano al centro dell’innovazione politica.

     

Scritto da Antonello Mangano

“Oggi non lavoro per meno di 50 euro” c’era scritto sui cartelli del movimento dei migranti del casertano. Riuniti in gruppi di 80-100 persone a zona, i lavoratori hanno presidiato stamattina i cosiddetti “kalifoo round”, le piazzole dove all’alba i caporali vengono a reclutare i lavoratori. Era l’8 ottobre, e se questo fosse un altro paese questa sarebbe già una data storica.
Ovviamente gli africani hanno scioperato per sé stessi. Perché vivono in condizioni assurde, sono stretti tra leggi vessatorie, sfruttatori italiani e violenze mafiose. Ma probabilmente hanno scioperato soprattutto per noi. Per noi che da anni ci lamentiamo del precariato senza aver preso una sola iniziativa simbolica e coraggiosa come questa.
Anche questa volta, come in occasione delle rivolte contro la camorra e la ‘ndrangheta, gli africani che vivono nel Sud Italia ci indicano la strada. Con il cartello “Oggi non lavoro per meno di 50 euro” possiamo andare di fronte ai centri commerciali e nei cantieri edili, ma anche nelle stanze delle università, nelle redazioni dei giornali, negli studi degli avvocati.
La rivolta pacifica di ieri ha subito prodotto un grande risultato. Il sindaco di Castel Volturno che inneggiava alla rivolta, alla “nuova Rosarno”, ha incontrato le associazioni e una delegazione di africani, mentre è stato annunciato un incontro con Maroni.
“Today I’m on strike” da Castel Volturno, Casal di Principe, Licola, Giugliano, Marano, Afragola, Scampia e Pianura. Fino a Villa Literno, dove fu ucciso Jerry Masslo, oggi dimenticato. Fino ad Afragola, dove – nell’estate del 2009 – fu gambizzato Yaya, giovane lavoratore del Burkina Faso e leader degli stagionali.
Erano lavoratori delle campagne, ma anche dell’edilizia, del terziario, del mondo dell`artigianato. Regolari e irregolari. “Scioperiamo perché non vogliamo essere considerati solo per le nostre braccia, ma anche per ciò che pensiamo, per ciò che siamo”, ha detto Mamadou Sy, presidente della Comunità senegalese di Caserta. “Nessun popolo è mai riuscito da solo a progredire senza l`aiuto di un altro popolo e voi italiani, che avete vissuto come noi l`emigrazione, sapete bene cosa vuol dire non sentirsi accettati e vivere come persone invisibili e senza diritti. Senza di noi migliaia di anziani sarebbero senza assistenza. Senza di noi nei campi marcirebbe il raccolto. E che in tante fabbriche non ci sarebbe manodopera a sufficienza. Il problema vero e che si aspettavano che qui arrivassero solo le braccia. Ma sono arrivate anche le persone”. Tra i migranti in sciopero contro i caporali anche uno dei protagonisti del “Sangue Verde” di ritorno da Rosarno e dal festival del cinema di Venezia.
“I migranti sono spesso considerati degli esclusi”, hanno scritto Michael Hardt e Toni Negri nel loro ultimo libro (“Comune”).” In realtà, nonostante siano dei lavoratori subordinati, sono completamente all`interno dei ritmi globali della produzione biopolitica. Le statistiche economiche possono continuare a presentare le condizioni della povertà in termini negativi, ma non possono fare altrettanto con le forme di vita, i linguaggi e i movimenti e la capacità di innovazione generati dalla povertà”.

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.