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Palazzo San Gervasio. Il centro resta chiuso, centinaia di africani senza un tetto

Lettera aperta alle istituzioni sulla situazione degli immigrati a Palazzo San Gervasio, provincia di Potenza, ma vicinissimo alla Puglia. `Non per polemica, ma solo per precisare che certe cose non stanno come ce le vogliono raccontare`. Il centro di accoglienza rimane chiuso, e i lavoratori stagionali non sanno dove dormire.

     

Scritto da Osservatorio Migranti Basilicata

Leggiamo da notizie di stampa che la situazione a Palazzo San Gervasio sarebbe esplosiva a causa della presenza di immigrati aspiranti lavoratori. Il sindaco di quel comune ha disposto la chiusura del centro di accoglienza sito in contrada Piani per “motivi di ordine pubblico” con le ordinanze 37, 38 e 44 del 2009 mentre si registrava la presenza in quella struttura di sole circa 20 persone. Nei giorni scorsi invece avrebbe dichiarato, smentendo se stesso, che «La struttura è `tarata` per ospitare non più di duecento persone, ma è presa d’assalto ogni anno da migliaia di ospiti. Stando così le cose non sussistono le condizioni minime di igiene e sicurezza per l’apertura dell’area. E il Comune non è in grado di garantire il respingimento dei lavoratori eccedenti le duecento unità».

E’ una questione di igiene e sicurezza o vi sono motivi di ordine pubblico? Anche perché – come avrebbe evidenziato lo stesso sindaco – gli extracomunitari da sempre organizzano nel centro veri e propri spacci di merci alimentari «in violazione delle norme di igiene e sicurezza, anche per la presenza di bombole di gas e materiale infiammabile. Ribadisco questi concetti – avrebbe continuato il primo cittadino – che ho già espresso in un vertice in Prefettura, a Potenza. Ho finanche chiesto, per poter dare una mano a questi poveri disperati, un presidio esterno al centro delle forze dell’ordine. Ma mi è stato detto che non ci sono possibilità. Non vedo come si possa aiutare questa gente che arriva a Palazzo San Gervasio non solo dai Paesi africani ma anche da altre regioni italiane».

A questo punto alcune domande sorgono spontanee.
1.      Rispondevano a realtà le ragioni di ordine pubblico?
2.      Come dovrebbero cucinare i loro cibi gli extracomunitari, che non sono degli extraterrestri, se non con il gas in quell’ “area” e quindi all’aperto?
3.      Le garanzie di igiene e di sicurezza, stando al fatto che gli immigrati aspiranti lavoratori a giornata sono costretti a rifugiarsi in tuguri che ricavano in strutture abbandonate, sarebbero adesso garantite?
4.      Gli spacci alimentari sarebbero stati veramente gestiti da immigrati o da alcuni cittadini locali senza scrupoli vendendo agli africani per fini alimentari pecore ammalate?
5.      Da un incontro in Prefettura sarebbe emerso che non ci sarebbe la possibilità di un presidio esterno di forze dell’ordine. Ma ce ne sarebbe la necessità atteso che gli immigrati da noi conosciuti sono persone miti e tranquille con grande senso di responsabilità?

Crediamo, e lo diciamo con cognizione di fatto essendovi tra di noi un sostituto commissario della polizia di stato in pensione, che  i motivi di ordine pubblico non giustificavano la chiusura del centro semplicemente perché inesistenti. Quanti stadi altrimenti andrebbero chiusi?
Come fanno tutti i cittadini di Palazzo San Gervasio e tutti gli italiani a cuocere cibi nel chiuso delle loro case? E’ più pericoloso usare il gas al chiuso o all’aperto? Per combattere il commercio illecito si potrebbe autorizzare una vendita ambulante o l’apertura di un box di alimentari, implementando così il commercio. Gli africani sono certamente anche loro dei consumatori.
Le garanzie igieniche, atteso che gli stessi lavoratori non possono disporre di acqua nei loro tuguri, come sarebbero  adesso garantite? Una eventuale epidemia colpirebbe solo la popolazione immigrata o metterebbe in pericolo anche quella autoctona?
Il richiesto presidio di forze dell’ordine eviterebbe realmente il verificarsi di eventuali risse? Quante ribellioni si sono verificate al CIE di Bari-Palese nonostante la presenza continua di polizia ed esercito? E’ scoppiata una rissa tempo fa fra di loro? Quante ne combinano i tifosi organizzati? In ogni caso non si capisce perché non vi sarebbe la possibilità di un presidio di forze dell’ordine. Per esempio, per averne la possibilità, basterebbe impiegare in quel servizio gli autisti dei vari prefetti, questori, dirigenti di polizia, comandanti regionali, provinciali e locali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Forse il problema, e in questo avrebbe ragione il sindaco di Palazzo San Gervasio, non è solo di Palazzo. Ma la politica che ci sta a fare allora se non risolve un minimo dei problemi che affliggono il nostro Paese? Quanto ci costano le varie istituzioni e i loro rappresentanti? Dietro la chiusura del centro si nasconde qualcos’altro? C’è un volontà nascosta che ne impedisce l’apertura? E quale sarebbe? Il Ministro dell’interno non vuole perché il centro sarebbe illegale? E perché? Dove sta la legge che lo vieterebbe? Peraltro quei ragazzi africani vengono costretti ad occupare proprietà privata per trovarsi un posto dove sbarcare il lunario, mentre il sindaco di Palazzo San Gervasio essendo autorità locale di pubblica sicurezza è tenuto, ai sensi dell’articolo 1 del T.u.l.p.s., alla relativa tutela. Si “scarica” così un problema di natura pubblica sui privati.
I carabinieri delle stazioni locali farebbero la spola tra vari casolari abbandonati per invitare bonariamente gli occupanti a sloggiare su richiesta dei proprietari dei casolari. E’ questo sarebbe il sistema per tutelare l’ordine pubblico, la sicurezza e l’igiene?

Palazzo San Gervasio non può mai diventare una Rosarno. Qui non ci sono mafiosi che fanno il tiro ai piccioni sui neri o che li rapinano delle loro misere paghe. Qui c’è gente che afferma che “gli africani sono educati, rispettosi, sono meglio di noi.” Noi diciamo invece che gli africani sono come noi. Sono soggetti di diritto come tutti noi. Se Palazzo San Gervasio dovesse malauguratamente diventare una nuova Rosarno, certamente non sarà per colpa dei palazzesi. Sarà per colpa delle istituzioni.

Palazzo San Gervasio, 27.8.2010

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.