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La protesta contro il Ponte arriva a piazza di Spagna

Attivisti dell’associazione daSud e della rete nazionale Rigas guardano alla Conferenza di Cancun e srotolano uno striscione da Trinità dei Monti in piazza di Spagna. Il Ponte è il frutto avvelenato della shock economy. No a opere inutili, dannose e criminogene.

     

Scritto da DaSud

Con il blitz dei suoi attivisti e lo striscione srotolato da Trinità dei Monti, in piazza di Spagna, nel centro di Roma, con la scritta “Il Sud frana e le mafie se la ridono dal Ponte” parte l’edizione 2010 della Lunga marcia della memoria, l’evento annuale per i diritti e contro le cosche dell’associazione daSud che quest’anno è dedicata ai nuovi linguaggi antimafia, alla libertà di informare e raccontare nel Paese dei misteri, alla richiesta di giustizia per le vittime innocenti delle mafie, alla giustizia ambientale e sociale verso Cancun.

La scelta di rilanciare nella Capitale la questione aperta del Ponte sullo Stretto, proprio adesso che sono iniziati i lavori preliminari per 60 milioni di euro a Messina e Villa San Giovanni, non è casuale. Come nelle due precedenti edizioni, la Lunga Marcia vuole portare all`attenzione dei media e dell`opinione pubblica temi fondamentali per la tenuta democratica e civile dell`Italia intera, eppure spesso trascurati o raccontati male.

Il Ponte sullo Stretto, appunto, ma anche la drammatica condizione dei migranti, il problema delle mafie, gli attacchi alla libertà di informazione, la tendenza dei governanti all’oscurantismo e il dovere di raccontare le storie dimenticate della meglio gioventù italiana, a partire da quelle delle vittime innocenti dei clan.

Il Sud frana, come il modello economico e politico che governa tutto il Paese. E non solo le mafie se la ridono. Con loro le multinazionali, in attesa di mettere le mani sui finanziamenti pubblici. Come le guerre, l`acqua e le grandi infrastrutture, questo Ponte è solo il frutto avvelenato della shock economy, una delle “mucche da mungere”, operazioni fatte con denaro pubblico ma pensate per portare profitto ai privati e che arricchiscono le mafie.
Il Ponte non lo vogliamo perché non c`è spazio nella nostra idea di futuro per quest`opera inutile e dannosa, perché è la risposta sbagliata all’emigrazione forzata dei giovani meridionali, perché cancella un angolo di rara bellezza e calpesta la nostra memoria. E perché è il feticcio di una classe dirigente che concepisce la politica come occupazione cieca del territorio.

Un no al Ponte che non è più solo una rivendicazione territoriale del Mezzogiorno. Con noi, a dire No al ponte c`è anche la Rigas, la Rete italiana per la Giustizia ambientale e sociale. Un nuovo soggetto nazionale – nato dopo la prima Conferenza Mondiale sulla Giustizia climatica di Cochabamba – che raccoglie tutte le realtà italiane che vogliono arrivare alla Conferenza Onu sul Clima di Cancun con nuove proposte, idee e progetti. Ma anche con un netto rifiuto alle politiche che aumentano la distruzione ambientale, la povertà, le mafie. Il Ponte è espressione di queste politiche, che hanno già devastato il territorio.
La Lunga Marcia della Memoria 2010

Dopo l’anteprima di oggi, la Lunga Marcia della Memoria, giunta alla sua terza edizione, attraverserà il Sud del nostro Paese – dalla Calabria alla Puglia – durante i mesi di luglio, agosto e settembre per ragionare sui nuovi linguaggi antimafia. Musica, fumetti, murales, fotografie, video, scrittura e performance sono alcuni dei mezzi espressivi che caratterizzeranno le giornate dell’associazione daSud e gli strumenti adottati per raccontare nuove storie, rivendicare diritti civili e sociali, promuovere la partecipazione dei cittadini contro le mafie, chiedere giustizia e verità sulle vittime innocenti delle mafie.

Esercitiamo con forza il diritto a raccontare la verità: l’Italia è in mano alle mafie. Il Paese reale è andato ben oltre “La Piovra” degli anni 80. Raccontiamo con passione, con la potenza dei nuovi linguaggi espressivi, con la forza immaginifica che viene dalla contaminazione delle forme espressive. Un diritto messo in discussione costantemente. Al quale non sappiamo rinunciare.
Sono tante le strade a percorrere per reinventare un linguaggio che oggi più che mai ha bisogno di richiamare all`impegno antimafia nuove generazioni e strati sociali ancora marginali. L`obiettivo è ricominciare da Sud la Lunga Marcia che porta dalla memoria al futuro.

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.