A due mesi dall`alluvione di Giampilieri, si insiste sul “modello L`Aquila”, già fallito in Abruzzo e si accelerano le procedure per i lavori del Ponte. Il movimento riparte non solo per contestare la politica del governo, ma per chidere per chiedere che i soldi della mega-opera vengano utilizzati per la sicurezza del territorio

     

Scritto da Luigi Sturniolo

Il giorno dopo l’alluvione di Giampilieri, il 2 ottobre, la ministra Prestigiacomo e il capo della Protezione Civile Bertolaso spargevano ulteriore fango sui paesi distrutti dalle frane sostenendo che la causa di quanto successo andava addebitata all’abusivismo. Il giorno successivo il premier Berlusconi, dopo aver sorvolato in elicottere, per pochi minuti, le aree colpite dal disastro, esponeva la propria ricetta – preconfezionata, visto che non uno studio o indagine scientifica seria era stato fatto: i paesi non potevano essere messi in sicurezza, bisognava costruire delle “new town”, secondo l`esempio del “modello L’Aquila”.

In conferenza stampa (anzi, “punto stampa”, come lo chiamò per giustificare il rifiuto di concedersi alle domande dei giornalisti) annunciò che si impegnava per una cifra vicina al miliardo di euro. A due mesi dal disastro non sono arrivate neanche le briciole di quanto promesso, la politica delle “new town” si è dimostrata assolutamente non desiderata dai diretti interessati e, soprattutto, non c’è neanche l’ombra di un piano serio di uscita dall’emergenza. Pochi giorni dopo il disastro il ministro Matteoli dichiarava che il cronoprogramma della costruzione del Ponte sullo Stretto era confermato. Nei giorni successivi la decisione venne rinforzata da ulteriori pronunciamenti, tra i quali quelli del premier, fino all’annuncio della posa della prima pietra.

Sarebbe stato per il 23 dicembre a Villa San Giovanni, si disse. Se non fosse evidente il segnale politico, una tale tempistica potrebbe essere definita quantomeno frettolosa. Dello stesso segno, peraltro, era stato il comportamento del governatore della Sicilia Lombardo che da una parte annunciava l’impegno di 20 milioni per l’emergenza alluvione e dall’altro chiariva che la Regione Siciliana avrebbe partecipato alla ricapitalizzazione della Stretto di Messina Spa per 100 milioni di euro. Il movimento contro il Ponte si batte da tempo per la messa in sicurezza sismica e idrogeologica del territorio. La manifestazione dell’otto agosto, che ha visto sfilare per le strade di Messina migliaia di persone, aveva come primo punto della piattaforma rivendicativa esattamente questo. Da quando è avvenuto il disastro con ancora più insistenza chiediamo che le risorse destinate al Ponte vengano utilizzate perché vengano fatti quegli interventi che impediscano il ripetersi di tali tragedie. Più di una volta ci siamo sentiti dire che i soldi stanziati per il Ponte non si possono stornare in quanto fondi europei (lasciando in sospeso l’equivoco che fossero fondi stanziati dall’Europa per il Ponte).

In realtà, si tratta di fondi Fas (Fondi europei per le Aree meno Sviluppate) che i Governi possono utilizzare per quelle iniziative che servano a riattivare meccanismi economici virtuosi. E’ di questi giorni la notizia che il miliardo messo in finanziaria per il Ministero per l’Ambiente e finalizzato al rischio idrogeologico (un miliardo per tutta Italia è evidentemente una cifra assolutamente non adeguata alle necessità) è ricavato dai Fondi Fas (che, evidentemente, adesso diventano utilizzabili per questo scopo).

Martedì 1 dicembre il movimento contro la costruzione del Ponte sullo Stretto manifesterà a Torre Faro alle ore 18.00 per chiedere che i soldi della mega-opera vengano utilizzati per la sicurezza del territorio. Si tratterà di un’iniziativa che ha un chiaro valore simbolico in quanto fissata a due mesi dal giorno dell’alluvione e nei luoghi dove vorrebbero far sorgere il pilone messinese del Ponte. Si tratterà di una mobilitazione a carattere cittadino che avrà anche la finalità di preparare la manifestazione nazionale contro il Ponte che si svolgerà a Villa San Giovanni il 19 dicembre.

Sull'autore