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Una nuova stagione di impegno per la giustizia

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“Un diritto solo rivendicato e non ottenuto, ferisce la speranza di giustizia come un diritto negato”. Le parole di Don Ciotti, presidente di Libera, esprimono il senso autentico degli intenti contenuti nel manifesto degli Stati Generali dell’Antimafia sottoscritto a Roma, presso l’auditorium della Conciliazione. Uno strumento democratico per guidare istituzioni e comunità verso una nuova stagione di impegno per uno autentico stato di diritto.

     

Scritto da Anna Foti

Intenti di cittadini e cittadine scaturiti dal confronto sui temi della Libertà, della Cittadinanza, dell’Informazione, della Legalità, della Solidarietà, della Giustizia. Intenti che, in più occasioni tutti i relatori hanno sottolineato, sono seriamente minacciati da norme e leggi che aggrediscono la persona, come il reato di immigrazione clandestina, compromettono l’efficacia delle norme antiriciclaggio, come il recente scudo fiscale, limitano l’operato della magistratura e il diritto all’informazione dei cittadini come la restrizione dell’utilizzo nelle indagini e della pubblicazione sui giornali delle intercettazioni telefoniche. Un corpo di valori che, invece, si propone come monito per la salvaguardia delle liberta fondamentali sancite nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani dell’ONU, come nella nostra Costituzione, come monito contro le illegalità diffuse e come viatico di cambiamento.

Ad illustrare le diverse tematiche, poi raccolte nel Manifesto, personalità impegnate nei vari settori e portatori di preziose esperienze, coordinate da Nando Dalla Chiesa, presidente onorario di Libera. Su una nuova etica dell’agire amministrativo punta la sintesi del gruppo di lavoro “Per una Parola di Libertà” di Ivan Cepeda, coordinatore del Movimento delle vittime di crimini di guerra in Colombia. Esistono nuovi ed inediti luoghi di conflitto proprio nei territori dove le illegalità sono diffuse e dove l’impegno della Cittadinanza e delle Istituzioni deve mirare ad una politica di inclusione e di affermazione dei diritti. Sul ruolo determinante della scuola e della formazione, che già Giovanni Falcone anticipava nel 1987, ha posto un accento significativo Alessandra Dino, docente presso l’Università di Palermo e portavoce del gruppo di lavoro “Per un Sapere di Cittadinanza”. Passa dalla centralità della persona, dal primato del sapere come strumento di inclusione e non di esclusione, di promozione e non di emarginazione, il benessere di una comunità. Dunque le agenzie educative devono essere interlocutrici privilegiate in questo delicato processo.

Nuovo ruolo per la scuola, l’università ma anche per l’informazione e la produzione televisiva. Sandro della Volpe, giornalista di LiberaInformazione, illustra l’esito del lavoro del gruppo “Per un Dovere di Informazione” dedicato all’informazione giornalistica e alla fiction. Una sintesi tra le istanze di autonomia degli autori e le raccomandazioni di chi, come i magistrati chiedono una maggiore attenzione nella ricostruzione dei fatti. In un momento definito di deriva culturale, la funzione educativa ed informativa della televisione necessiterebbe di essere rivitalizzata. Posto l’accento sul genere del docu-fiction, capace di coniugare la ricostruzione filmica con un buon livello di approfondimento documentaristico, rimane comunque il fatto che molti giovani cercano circuiti alternativi per veicolare i loro lavori, rimane il fatto che gli spazi sulla televisione pubblica dedicati all’informazione relativa a tematiche sociali meriterebbe un ampliamento e che maggiori strumenti di tutela dovrebbero essere introdotti per garantire la libertà di stampa e tutelare i giornalisti.
“Non può esistere una mafia senza politica ma può esistere una politica senza mafia”, tuona Francesco Forgione, già presidente della Commissione parlamentare Antimafia e portavoce del gruppo di lavoro “Per una Politica di Legalità”. Sul carattere vincolante del codice etico delle candidature, insiste Forgione, sull’espulsione di soggetti conniventi dagli ordini professionali, sul rafforzamento della certificazione antimafia con la creazione di una black list di imprese e sulla riforma delle legge sul voto di scambio e sullo scioglimento dei comuni infiltrati.

“Nessuna trattativa con la mafia – ha ribadito –  ma contrasto deciso a questa tendenza verso la privatizzazione dei rapporti politici e l’abbassamento della soglie di legalità a tutti i livelli sociali”. Grande attenzione anche all’Ambiente con l’impegno nel manifesto a promuovere una proposta di legge d`iniziativa popolare per l`introduzione nel codice penale dei delitto contro l`ambiente e di  rendere concreto e quotidiano il contrasto all`abusivismo edilizio, eliminando il ricorso ai condoni e sostenendo le attività di demolizione del cemento illegale. Sulla necessità di un Testo Unico Antimafia, sul primato della testimonianza e della memoria come palestra di legalità e di giustizia, sul rafforzamento degli strumenti di tutela per chi collabora con la magistratura, sull’introduzione dell’obiezione di coscienza per gli intermediatori finanziari e sulla tutela dell’indipendenza e della funzione interpretativa della magistratura si è concentrato Gian Carlo Caselli, procuratore della Repubblica di Torino e portavoce del gruppo di lavoro “Per una Domanda di Giustizia”.

Infine Tano Grasso, presidente onorario della Federazione Associazioni Antiracket Italiana (FAI), per il gruppo di lavoro “Per una Economia di Solidarietà” ha evidenziato come l’economia sia il settore più appetibile per il crimine organizzato. Le indagini sui patrimoni, quelle più necessarie, sono anche le più difficoltose. L’aggressione ai patrimoni immobiliari, con una gestione centralizzata da parte di un’agenzia ad hoc per i beni confiscati, è strumento idoneo a colpire il crimine organizzato ma è necessario assicurare ad esso una migliore ed efficace applicazione. Poi una riflessione articolata riguarda gli investimenti e la libera impresa nel Meridione e le associazioni di categoria, il loro impegno, ma sarebbe meglio dire disimpegno, a fianco degli imprenditori, la loro responsabilità mancata nell’educazione alla denuncia. “Ci apprestiamo a celebrare il ventennale dell’associazionismo antiracket nel 2010 e nonostante tutto siamo ancora un’avanguardia – ha sottolineato Grasso – su 100 imprenditori solo 1 denuncia”. Un’amarezza che non cede alla rassegnazione e che rivendica maggiore attenzione specie nelle realtà di Palermo e Reggio Calabria particolarmente afflitte dal racket come dall’omertà, dove “le associazioni di categoria, ha ribadito Grasso, non accompagnano nessun imprenditore a denunciare”.

Dagli intenti per una politica del fare alle storie di coraggio di tutti i giorni, nell’intervento conclusivo di Don Ciotti. La storia di Libera, infatti, è costellata di tante piccole grandi vicende personali e familiari come quella di Agostino, quella di Linetta e di tutti i familiari di vittime di mafia che, nonostante il dolore della perdita, non hanno ceduto all’indifferenza, a volte spietata, delle comunità e dello Stato e hanno continuato a cercare giustizia e verità. Libera, associazioni Nomi e Numeri contro le Mafie, è al loro fianco per questa ricerca difficile e per l’importante missione che oggi rappresenta la memoria, in quanto impegno. Suggella il manifesto degli Stati dell’Antimafia proprio la richiesta di istituzione del 21 marzo, come giornata della Memoria e dell’Impegno per tutte le Vittime di Mafia. “Abbiamo tutti bisogno di verità – ha dichiarato Don Luigi Ciotti nel suo discorso conclusivo – e per cercarla dobbiamo camminare insieme, globalizzare le nostre energie pulite e positive, diffondendo speranza che sia viva, mettendoci in gioco, compiendo delle scelte nette e concrete e pretendendo dalla politica un’etica e una responsabilità verso gli ultimi, gli emarginati, coloro che sono maggiormente esposti all’influenza del crimine organizzato”.

In un frangente storico che non è solo contraddistinto da una crisi economica ma che in realtà svela una profonda crisi politica ed etica, urge affermare un senso sempre rinnovato di responsabilità, di attenzione, di tensione alla legalità e alla giustizia. Si tratta di una tappa ineludibile per preservare la libertà del cittadino onesto, affinché non ceda alla disillusione e al disimpegno, precursori di una connivenza inconsapevole, di una sconfitta sociale e valoriale superiore rispetto alla complicità attiva e consapevole. “Non può esserci lotta alla mafia senza riconoscimento di dignità e di diritti per tutti, senza opportunità di lavoro, senza esempi virtuosi di politica umile del fare, senza leggi che tutelino la persona e uniscano saldamente la giustizia alla sicurezza,”, ha sottolineato don Ciotti. Poi cita padre David Maria Turoldo e quello “spirito che come vento non lascia dormire la polvere”, non la lascia sedimentare ma, vigile, la rimuove appena accenna a depositarsi, a coprire, ad intaccare, a macchiare. Le parole del presidente di Libera precedono la lettura del manifesto affidata a Libero di Rienzo, interprete del giornalista campano Giancarlo Siani ucciso a Napoli il 23 settembre 1985. Una comunità non può essere libera senza informazione ed ogni volta che un giornalista muore, muore la verità che garantisce quella libertà.

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