Un`isola raccontata, usata ed infine abbandonata solo in funzione dei cosiddetti sbarchi, che quasi sempre non sono stati altro che attività di soccorso in mare. Oggi Lampedusa resta isolata con i suoi problemi: dai trasporti alle scuole agli ospedali. E rimane sola col ricordo di mille tragedie, simboleggiate da un pezzo di cimitero con poche croci di legno, incise con numeri. Senza nomi

     

Scritto da Laura Galesi

Lampedusa (Ag) – I cadaveri dei migranti vengono portati nel cimitero di Favara, nei pressi di Agrigento. È l`unica città dell`hinterland disposta a ospitare i migranti, almeno da morti, per il resto nel cimitero di Lampedusa c`è posto solo per croci di legno distinte da numeri senza nomi. Croci anche per i musulmani, come la gran parte dei migranti sbarcati nelle coste dell`isola divisa in due dagli sbarchi. «Ci sono albergatori – dice Giacomo Sferlazza del circolo Arci di Lampedusa – che guardano agli immigrati come a un danno per l`economia turistica dell`isola, in realtà non è così, la presenza delle forze dell`ordine non ha fatto altro che incrementare il numero dei posti letto occupati anche d`inverno quando tutti ritornano ad essere pescatori. Il Governo non ha fatto altro che costruire l`idea dell`emergenza immigrazione.

Si è spesso parlato solo ed esclusivamente di sbarchi, in realtà in molti casi si è trattato solo di soccorso in mare, anche in acque libiche, quasi a creare l`immagine di un`isola vuota senza abitanti. Gli ultimi respingimenti sono l`atto finale dell`idea di emergenza. È chiaro che scoppia la rivolta se vengono inserite 1.200 persone in strutture che ne possono contenere la metà, come è successo nel gennaio scorso, quando, per la prima volta lampedusani e migranti hanno protestato insieme per i diritti». Il centro di accoglienza e di primo soccorso di Lampedusa da mesi non ospita più immigrati clandestini, in seguito all`accordo tra il Governo italiano e quello libico che prevede il rimpatrio dei migranti che tentano lo sbarco nelle coste italiane. Ma il centro continua a funzionare, seppure con un personale che da 89 addetti è passato a 40 part time, pagato mille euro al giorno, dal ministero dell`Interno alla società consortile “Lampedusa accoglienza” che, da circa due anni, si è aggiudicata la gara d`appalto. Per ogni immigrato la società percepisce 33 euro, mentre attorno al centro viene garantita la vigilanza di circa 70 militari, in prevalenza dell`aeronautica.

«Gli sbarchi sono l`ultimo problema di quest`isola – racconta Cinzia, lampedusana – qui mancano i servizi essenziali, il problema più grosso è proprio la sanità. Prima di avere un figlio ci devi pensare perché a Lampedusa non ci sono strutture per le partorienti, ragione per la quale è necessario ricoverarsi un mese prima in un ospedale siciliano. Io ho due figli e per ognuno ho speso 7 mila euro tra ricovero e albergo per mia madre che mi doveva assistere. I respingimenti sono un atto grave, non rispecchiano la mentalità dei lampedusani che da sempre sono abituati agli stranieri». Secondo i dati dell`ultimo rapporto del ministero dell`Interno (maggio 2007) l`80% degli immigrati ha scelto di venire in Italia per il lavoro che, a differenza, manca nel proprio paese d`origine.

Giunti nel territorio italiano, spiega il Rapporto, la grande maggioranza degli stranieri ha vissuto sempre nella stessa città, mentre uno su tre ha cambiato almeno una volta città «contribuendo probabilmente a rafforzare la percezione degli italiani di un forte aumento della immigrazione (700 mila persone)». «L`Italia vìola – asserisce Gianfranco Schiavone dell`Asgi – l`articolo 4 del Protocollo 4 allegato alla Convenzione europea a salvaguardia dei diritti dell`uomo, che questa violazione può integrare, in virtù del richiamo agli articoli 10 e 11 della Costituzione, un grave comportamento di abuso di ufficio, nonché un illecito sanzionabile da parte della Commissione europea e dalla Corte europea dei diritti dell`uomo». Secondo i dati dell`Asgi sono più di 1.200 i migranti che negli ultimi mesi sono stati riconsegnati dalle motovedette italiane alle imbarcazioni libiche.

Non è chiaro il costo umano delle pratiche di riammissione dei migranti che avevano titolo ad accedere nel territorio italiano per ottenere il riconoscimento di uno status di protezione internazionale. «La nostra amministrazione – dice Gianni Sparma (Pdl) vicesindaco di Lampedusa – non è favorevole ai respingimenti . In realtà il nostro problema più grande è quello dei trasporti perchè i mezzi navali che collegano Lampedusa e Linosa a Porto Empedocle sono stati interrotti lo scorso 15 settembre e questo è stato un freno per il turismo che fino a ottobre solitamente continua. Quest`anno la domanda turistica fino a luglio è scesa del 50%, i lampedusani dall`emergenza immigrazione, non hanno avuto niente. Ci stiamo portando da soli questo fardello. Mi chiedo dove è il sostegno dello Stato e del Governo? Siamo stati lasciati soli».

Sull'autore