Oltre 5000 i siti abusivi sulla fascia costiera calabrese. 740 quelli per cui si procederà al recupero. Nove gli interventi pilota finanziati con oltre sei milioni di euro con riferimento a nove siti in Calabria. Cinque di essi in corso di opera. Fino ad ora lo stadio più avanzato si registra a Scilla.

     

Scritto da Anna Foti

In corso i lavori e le attività di progettazione per nove siti devastati dall`abusivismo in Calabria. Lo Scoglio di Ulisse a Scilla, in provincia di Reggio Calabria, il più vicino al traguardo della riqualificazione, di recente ha anche ospitato il Museo Urbano Sperimentale dell’Arte Emergente (Musae), nell’ambito dell’iniziativa promossa dall’assessorato regionale della Calabria all’Urbanistica e al Territorio, con il coordinamento di Antonio Dattilo, responsabile U.O. Paesaggio. Nessuna opera è stata ancora completata, ma costante è l’impegno della Regione Calabria nel monitoraggio dei progetti di intervento nei singoli comuni interessati. Per cinque di essi (Stalettì, Cessaniti, Scilla, Rossano e Tropea) i lavori saranno presto appaltati o sono già in corso. Per altri quattro (Pizzo, Stignano, Bova Marina e Stilo) problematiche e criticità legate all’avvio delle procedure amministrative in loco e a necessità di somme superiori a quelle stanziate, hanno indotto ad un reindirizzamento dei fondi inizialmente assegnati e ad un nuovo piano di finanziamento.

Così i cinque milioni inizialmente stanziati sono diventati oltre sei milioni di euro. Tutto comincia nel 2005. Dopo decenni di incuria, abusivismo e illegalità diffuse e mimetizzate, devastazione del territorio per via di un tessuto sociale altamente contaminato e per mano di istituzioni conniventi e irresponsabili – le stesse cause delle decine di lutti nel messinese in questi giorni – la Giunta Regionale della Calabria inverte la tendenza e approva (delibera n.1135/2005) la specifica azione nell’ambito del programma “Paesaggi e Identità”. Segue poi, nel dicembre 2006, la delibera (n 843) della Giunta calabrese che approva anche l’Accordo di programma Quadro “Emergenze Urbane e Territoriali” nell’ambito della deliberazione CIPE 35/2005 con riferimento ad interventi sugli ecomostri. Un impegno che l’organo esecutivo della Regione Calabria ha intrapreso su proposta dell’assessore all’Urbanistica e al Territorio Michelangelo Tripodi.

“Lo scopo di questo percorso – ha spiegato l’architetto Rosaria Amantea, responsabile del procedimento “Paesaggio e identità” – è proprio quello di porre il paesaggio come bene e come risorsa al centro delle politiche regionali, al fine di invertire la attuale tendenza di devastare il territorio calabrese. La riqualificazione dei siti ha assunto un ruolo fondamentale e questi interventi che stiamo finanziando, e su cui stanno lavorando le amministrazioni comunali coinvolte, lo attestano”. Un gruppo di lavoro appositamente nominato ha, infatti, tracciato un quadro di oltre 5200 siti abusivi sulla fascia costiera. Di questi 740 sono stati indicati come aree di possibili interventi non solo per questioni di abusivismo ma anche per l’incidenza particolarmente preoccupante sull’ambiente.

Adesso dovranno verificarsi le condizioni tecnico-giuridiche, oltre che rinvenire le risorse, per l’avvio di interventi sono solo di demolizione ma anche di riqualificazione. Il lungo elenco comprende anche le 245 abitazioni dell’Isola Felice costruite nell’area marina protetta di Capo Rizzuto (KR) tra i cui proprietari spicca il cognome Arena, le strutture Trenino e Palafitta a Falerna Scalo (CZ), il villaggio balneare Orchidea, 30 mila metri quadrati interamente abusivi e immersi nelle riviera dei cedri a Grisolia (CS), la Costa degli Dei di Capo Vaticano (Ricadi – VV). Intanto per nove siti, la riqualificazione è più vicina, grazie all’impegno dei Comuni e alla sollecitudine della Regione Calabria. “Nell’ambito dell’elenco dei siti censiti, nove sono stati scelti per essere destinatari di interventi pilota – ha spiegato l’architetto Aldo Ferrari – nell’ambito di un progetto che coniuga la lotta all’abusivismo e al depauperamento del tessuto ambientale e la necessaria opera di denuncia di illegalità diffuse nel nostro territorio. Con questo progetto – ha evidenziato l’architetto Ferrari – si è altresì dato luogo ad un confronto virtuoso con le amministrazioni locali coinvolte”. Le nove convenzioni stipulate con i comuni interessati prevedono interventi rimozione e recupero paesaggistico. In forza di esse i comuni agiscono sul territorio e la Regione monitora e finanzia, ponendo a disposizione oltre sei milioni di euro.

Nel dettaglio iniziale l’importo era pari a cinque milioni di euro ed era destinato alla demolizione e al recupero di un edificio non finito nel comune di Stignano (RC), alla riqualificazione e al ripristino ambientale di cave dimesse nel comune di Cessaniti (VV), alla demolizione di un tronco di molo non utilizzato e al ripristino del sito nel comune di Bova Marina (RC), alla demolizione di villette non finite ed al recupero ambientale nel comune di Stilo (RC), alla rimozione della scogliera artificiale e alla successiva riqualificazione in località Seggiola nel comune di Pizzo (VV), al recupero paesaggistico – ambientale in località San Martino di Copanello nel comune Stalettì (CZ), alla demolizione del fabbricato “Lo scoglio di Ulisse” e al recupero ambientale nel comune di Scilla (RC) e infine alla demolizione dei fabbricati il località Le Roccette con ripristino e recupero ambientale del “fosso Lumia” del comune di Tropea (VV). A completamento del quadro, l’intervento più consistente di un milione di euro per la demolizione del complesso di 52 fabbricati abusivi, 83 unità abitative, 45 mila metri cubi di cemento, 5000 metri quadrati di amianto, per un totale di 25 mila metri quadrati di territorio da risanare a Rossano Calabro.

Un’imponente opera realizzata su area demaniale marittima in località “Zolfara” nel comune casentino al cui abbattimento si è proceduto lo scorso anno, dando così inizio a questa restituzione tardiva, e non senza conseguenze, del territorio alla sua originaria dimensione. Tra i citati anche uno degli ecomostri più rappresentativi d’Italia, collocato in Calabria nel catanzarese. Si trattava della baia di Copanello, complesso di abitazioni a schiera nel comune di Staletti. 15 mila metri cubi di cemento abusivo, abbattuti nel gennaio 2007 dopo vent’anni di abbrutimento, insistenti su un’area vicina al sito archeologico con reperti di età romana che adesso sarà riqualificata con questi fondi Fas. Come già accennato, per gli interventi programmati a Stilo, Stignano, Bova Marina e Pizzo la fase amministrativa ha presentato criticità tali per cui il completamento della fase di progettazione esecutiva e di pubblicazione del bando per l’aggiudicazione dei lavori non è avvenuto entro il 2008. Dunque, trattandosi di fondi FAS (Fondi per Aree Sottosviluppate) ripartiti nella delibera Cipe (35/2005) la cui forbice temporale era il triennio 2005/2008, si è resa necessaria un’opera di strategia contabile. “I fondi stanziati per quegli interventi, che dovevano essere utilizzati entro lo scorso anno – ha spiegato Mattia Pennestrì, dirigente di servizio APQ della Regione Calabria – sono stati indirizzati alle convenzioni stipulate nell’ambito per progetto di riqualificazione dei centri storici cui i comuni stanno rispondendo numerosi con grande solerzia e spirito di collaborazione e partecipazione.

Nuovi fondi per questi quattro siti maggiormente problematici sono stati poi individuati nell’ambito degli interventi per Opere Infrastrutturali. Ciò ha per altro consentito di procedere all’aumento della somma inizialmente finanziata per la rimozione della scogliera artificiale in località Seggiola a Pizzo Calabro e per la riqualificazione del molo di Bova Marina, e di allungare così la forbice temporale per questi lavori”. Sulla previsione del termine dei lavori si è cauti. Non ci si sbilancia. L’auspicio è che i lavori avviati o in procinto di essere aggiudicati possano essere completati entro quest’anno mentre quelli nuovamente finanziati entro il 2010. Ma sono solo auspici che potrebbero rendere sempre più vicino e concreto l’obiettivo di intervenire, condizioni tecnico-giuridiche e fondi permettendo, su un numero sempre maggiore di strutture abusive. Le difficoltà non sono solo legate alla burocrazia. Legambiente denuncia ogni anno crimini ambientali del ciclo del cemento commessi in Calabria. Dunque esistono contesti complessi in cui, come il cemento abusivo, sono radicate mentalità che cozzano con la legalità e che possono rallentare il processo di restituzione della bellezza alla Regione Calabria. Per quanto lento, il percorso deve essere intrapreso. Purchè non vi sia connivenza ma volontà politica di riappropriarsi della bellezza. Purchè non ci si arrenda.

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