Notizie

Se quello è il corpo di mio figlio, che abbia giustizia

Il cadavare ritrovato nelle campagne di Niscemi è con ogni probabilità quello di Pierantonio Sandri, un niscemese di 19 anni scomparso dal 3 settembre del 1995. Da allora la madre ha lanciato contiunui appelli per non dimenticare il figlio scomparso. Oggi scrive una toccante lettera aperta, in cui non chiede vendetta ma giustizia

     

Scritto da Nina Burgio

Cerco mio figlio dal giorno della sua scomparsa, il 3 settembre del 1995. Ogni minuto del giorno e della notte il mio pensiero è stato Pierantonio. Avrei voluto `sapere`, `conoscere`, `capire` cosa fosse accaduto a un giovane che si stava affacciando alla vita. Non ho mai lasciato la mia città perché dovevo “cercare” e “ritrovare” Pierantonio.
Nella mia mente, nel mio cuore, nella mia anima c’era sempre la speranza di ”ritrovare” mio figlio. Ho appreso attraverso la stampa che nelle campagne di Niscemi era stato ritrovato un “corpo” e con alta probabilità si tratta dei resti di Pierantonio. Ringrazio la Polizia di Stato, la Procura della Repubblica di Caltagirone, la Questura di Caltanissetta e il Commissariato di Niscemi, la Squadra Mobile di Caltanissetta e tutti quanto hanno, in questi anni, lavorato con dedizione e costanza per dare una risposta di giustizia ad una grande ferita scavata dentro di me, ferita che aveva il bisogno di sapere.
Ringrazio il Sindaco di Niscemi, Giovanni Di Martino, che è mi ha immediatamente portato la vicinanza e la solidarietà della mia città. Ringrazio don Luigi Ciotti che, durante questi lunghi anni, mi è sempre stato vicino insieme a  Libera, ed ha saputo darmi e dirmi nei momenti di profondo sconforto la parola giusta per continuare a sperare.
Ringrazio la mia amica e mio avvocato Enza Rando che mi ha sempre accompagnato in questi lunghi anni, in tutti i luoghi e in tutti i posti dove avevo la speranza di ritrovare il mio Pierantonio. Voglio dire al Paese che questo è un segnale di grande civiltà perché  “sapere”, “conoscere” anche verità dure e atroci significa ridare speranza e fiducia ad una comunità che deve sempre aprire gli occhi, perché a nessun altro suo giovane, a nessun altro Pierantonio, a nessuna altra Lorena deve essere spezzata la vita, i sogni, la speranza e privarli del futuro.
Pierantonio, come ho sempre gridato, è un bravo ed onesto giovane che stava crescendo per entrare nel mondo degli adulti. Mio figlio è cresciuto dentro una famiglia che lo aveva educato nel rispetto dei valori della solidarietà, dell’accoglienza e della legalità. Purtroppo anche per questo Pierantonio ha trovato la morte. Spero ed auguro che la Magistratura e le Forze dell’Ordine sapranno fare anche piena luce sulle motivazioni, sulla storia di un giovane a cui è stata spezzata la vita e sono certa che questa città saprà “custodire” i suoi giovani e alzare la testa, lottare sempre contro tutte le ingiustizie e le mafie. Continuerò con tutte le mie forze a portare avanti la battaglia per la legalità.

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.