La BIIS, banca dell`Istituto San Paolo dedicata alle infrastrutture, ha annunciato la disponibilità a finanziare il Ponte sullo Stretto, integrando il contributo pubblico. BIIS si occupa già di arranging del debito ed è advisor per molte opere pubbliche. Altro campo d’intervento è la cartolarizzazione dei crediti sanitari. Tutte operazioni che usano la carenza di liquidità del pubblico per sostituirsi ad esso, ipotecando così il futuro di tutti…

     

Scritto da Luigi Sturniolo

Il 21 luglio scorso Mario Ciaccia, amministratore delegato di Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo del gruppo Intesa San Paolo, ha annunciato la disponibilità a fare la propria parte nel progetto di costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina. Se 1,3 miliardi è la parte già stanziata dal Governo, BIIS è pronta a mettere il resto “per poi eventualmente sindacarlo”.

Ma cos’è BIIS?

BIIS nasce il 1. gennaio 2008 dall`integrazione fra Banca Intesa Infrastrutture e Sviluppo S.p.A. e Banca OPI S.p.A., le due entità del Gruppo Intesa e del Gruppo San Paolo dedicate al public finance e si rivolge ad attori, pubblici o privati, impegnati nella realizzazioni di infrastrutture e servizi di pubblica utilità. Campo privilegiato d’intervento sono le partnership pubblico-privato.

Tra gli interventi più importanti, la BIIS è advisor per la Pedemontana Veneta e si occuperà “dell`arranging del debito”, che ammonta a circa 3 miliardi di euro su un costo complessivo dell`opera di 4,7 miliardi (svolgendo quindi, allo stesso tempo, i compiti di consulenza e di organizzazione del finanziamento). Ruolo di advisor svolge anche per la Brebemi (l’autostrada Brescia-Milano) per la quale Banca Intesa San Paolo ha forti interessi essendo azionista per il 39% di Autostrade lombarde, soggetto promotore del progetto. Stesso ruolo la BIIS svolge anche per la Tangenziale esterna di Milano (progetto da 2 miliardi).

Altro campo d’intervento di BIIS è la cartolarizzazione dei crediti sanitari. L’operazione consiste nell’emissione di obbligazioni costruite su un portafoglio di crediti vantati da aziende del settore sanitario nei confronti delle regioni. La regione più attiva in questo campo è stata il Lazio del tandem bipartisan Storace-Marrazzo (6 miliardi), seguono la Campania di Bassolino e la Sicilia di Cuffaro. Tra tutte, però, quella più famosa è stata la cartolarizzazione dei crediti sanitari della Regione Abruzzo effettuata a più riprese da più banche (tra cui Banca Intesa) e che ha inguaiato il governatore Ottaviano Del Turco.

Sempre nel campo delle cartolarizzazioni, la BIIS ne lancia il 23 dicembre una maxi da 1,33 miliardi legata ad un portafoglio costituito da titoli obbligazionari emessi da enti locali italiani, mentre il 24 luglio 2009 realizza l`attesa emissione da 3 miliardi di euro di obbligazioni bancarie garantite da crediti al settore pubblico.

A ben vedere, quindi, si tratta di operazioni che approfittano della carenza di liquidità  dell’ente pubblico per sostituirsi ad esso ipotecando il futuro. Se il castello di carte creato sui mutui sub-prime è crollato nel momento in cui i primi proprietari di immobili non sono stati più in grado di far fronte ai debiti contratti, cosa accadrà quando i pedaggi autostradali non saranno sufficienti a coprire l’investimento iniziale, i comuni non saranno in grado di far fronte ai debiti, le Regioni a pagare le spese sanitarie? Chi pagherà il prossimo crack legato alle partnership pubblico-privato?

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