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La strage di Ustica ed un aereo nei cieli di Catanzaro

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Il 27 giugno del 1980 s`inabissa nelle acque del Tirreno il DC9 della compagnia Itavia: 81 morti, 26 anni di inchieste e polemiche, 2 sentenze. Una delle pagine più dolorose e oscure della storia italiana, a cui oggi il libro “Ai margini di Ustica” prova ad aggiungere nuovi elementi. La serie di militari morti misteriosamente, tutti coinvolti nella strage o potenziali testimoni. Un Mig libico precipitato in Sila, un aereo misterioso che sorvola Catanzaro…

     

Scritto da Anna Foti

Una tragedia che si consuma tra l`alta quota e gli abissi del mar Tirreno. La strage di Ustica. Una vicenda giudiziaria complessa in un paese dove la corruzione ha messo da tempo radici. Un vergognoso terribile complotto, una inconfessabile battaglia aerea tra potenze straniere di cui i servizi segreti e di controspionaggio sapevano, una fatale collisione, oppure una casuale tragedia, un drammatico incidente, un irrimediabile errore? Poche le verità, dopo le smentite, i depistaggi, le bugie, i silenzi, le archiviazioni, i misteri ad essere state accertate e ancora tante da svelare. Troppo ancora potrebbe essere rimasto imprigionato tra il cielo e il mare di Ustica, nonostante l’assoluzione intervenuta nel dicembre del 2005 (le motivazioni sarebbero state pubblicate nell’aprile del 2006) con la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Roma relativa alle imputazioni di alto tradimento dei generali dell’Aeronautica militare Lamberto Bartolucci e Franco Ferri. Zeno Tascio e Corrado Melillo erano già stati prosciolti in primo grado per prescrizione dalle accuse di depistaggio ed omissione di informazione.


“Il fatto non sussiste”: dunque le presunte attività di depistaggio e di
incompleta informazione fornita alle autorità politiche circa la presenza di altri aerei la sera del disastro non sarebbero state mai compiute. Non può tuttavia passare inosservato che proprio in quel momento storico, il reato di tradimento e attentato alla Costituzione subisce la modifica legislativa e diviene configurabile se perpetrato con atti violenti. Il governo decide di dare mandato all’Avvocatura di Stato affinché istruisca un ricorso in Cassazione. Intanto già dal 1981 la compagnia aerea Itavia scompare dai cieli per revoca della licenza da parte del Ministero dei Trasporti.

E’ il 18 luglio 1980. Sui monti della Sila viene ritrovato un Mig 23 di probabile nazionalità libica forse giacente lì da quindici giorni. Forse da meno. Forse è importante ricordare che l`indipendenza dell`isola di Malta, fuori ormai dagli interessi britannici, era diventata in quel periodo affare a cuore della diplomazia italiana dell`allora ministro bolognese Giuseppe Zamberletti. Contemporaneamente, l’isola di Malta era anche oggetto di un progetto di annessione alla Libia, che già le aveva fornito la flotta aerea. Malta era dunque contesa tra Occidente e Urss per i suoi porti dalle acque profonde, in un clima di piena Guerra Fredda. Qualcuno aveva anche asserito che ci fosse un collegamento con la strage di Bologna del 2 agosto del 1980, quando lo stesso ministro Zamberletti firmava l’accordo di indipendenza di Malta, ignorando la minaccia libica del mese prima. La strage di Ustica forse avrebbe dovuto rappresentare un avvertimento ai fini dell’interruzione delle trattative per la stipula del trattato Italo-Maltese sull’autonomia della stessa isola. La commissione d`inchiesta sulla strage di Ustica, tuttavia, smentirà qualunque legame con il disastro del DC 9. Il ritrovamento di quel Mig potrebbe rappresentare l’ennesimo tentativo di depistaggio.

In linea con questa smentita c’è un altro episodio che si aggiunge ad uno scenario già complicato. La sera del 27 giugno 1980, passate le 21 e pochi minuti dopo l`inabissamento dell`aereo nei pressi di Ustica, qualcuno vede un aereo militare volare a bassa quota sulla città di Catanzaro. Forse l’aereo militare coinvolto in una battaglia ad alta quota, in cui sarebbe stato abbattuto il DC 9, scaturita dell’intercettazione da parte degli israeliani della rotta di un cargo francese. Tale cargo, tutt’altro che casualmente, posto sulla scia del DC 9 stava trasportando uranio in Iraq e nel tentativo di fermarlo gli israeliani sarebbero intervenuti. Solo che avrebbero colpito il DC 9, abbattendolo. Il cargo di uranio sarebbe giunto in Iraq e avrebbe compiuto indisturbato la missione. Quel Mig libico ritrovato nel Castelsilano sarebbe stato solo uno dei numerosi elementi di depistaggio in questa vicenda che dunque potrebbe avere come protagonisti i servizi segreti italiani e stranieri. E` Enrico Brogneri, avvocato civilista, a vedere questo aereo militare nei cieli di Catanzaro. E’ lui a rendersi conto che scavare dentro questa vicenda equivale realmente a confrontarsi con un muro di gomma e a porsi contro chi evidentemente occulta con il silenzio la verità dei fatti. Ma perchè?

Enrico Brogneri è l`unico testimone di un fatto che potrebbe essere determinante per quella verità ancora sconosciuta su cosa accadde quella sera di quasi trent`anni fa. Una verità che ministri e magistrati hanno difeso con minacce di querela a chi l`avesse messa in dubbio. Basta essere soli per non essere credibili. Nessuna casa editrice vuole pubblicare la sua inchiesta “Ai margini di Ustica”. Dopo decine di rifiuti il libro viene dato ai caratteri a sue spese. Un`attestazione di rispetto per le vittime e per una verità tenacemente nascosta. Ma da chi?

E le responsabilità aumenterebbero se le morti sospette indicate da Enrico Brogneri fossero realmente legate al disastro del DC 9, come sostenuto nella sua inchiesta. Si allungherebbe la lista di vittime di questa vicenda: il maresciallo Mummarelli indagava sul Mig Libico prima di morire; fu travolto da una moto. Il maresciallo Antonio Muzio, già impegnato presso l’aeroporto di Lamezia interessato dal ritrovamento del Mig libico e ucciso a Pizzo Calabro con tre colpi di pistola all’addome. Il colonnello Sandro Marcucci, protagonista di un duro attacco al generale dell’Aeronautica militare Zeno Tascio e morto perché l’aereo su cui volava avrebbe perso improvvisamente quota nel febbraio del 1992. L’ipotesi di sabotaggio è ancora al vaglio degli inquirenti.
Ed ancora Giorgio Alessio e i capitani Ivo Nutarelli e Mario Naldini, della pattuglia acrobatica delle “Frecce tricolori”, morti nella tragedia del Ramstein, in Germania, in cui persero la vita anche 51 civili e 400 rimasero feriti. Solo pochi giorni dopo avrebbero dovuto comparire davanti al giudice e riportare alcune informazioni sul disastro di Ustica.
Il capitano Maurizio Gari, controllore di volo nel centro radar di Poggio Ballone, in provincia di Grosseto, stroncato da un improvviso malore. Il maresciallo Alberto Dettori, dello stesso centro radar impiccato ad un albero. E poi ancora il colonnello Giorgio Teoldi, comandante dell’Aeronautica di Grosseto, il sindaco di Grosseto Giovanni Finetti, il generale Licio Giorgieri. Solo coincidenze?

Complesso è l’intreccio umano e giudiziario che sorregge questa tragedia. Ricostruzione di indagini e vicende processuali, perizie e testimonianze, atti e sentenze, voci che hanno a volte hanno definito, a volte sfocato i contorni di una storia che ha ancora tanto da raccontare a coloro che si chiedono cosa sia mai accaduto quella sera di prima estate di 29 anni fa. La giustizia ha dato solo qualche risposta, ma il cielo di Ustica e quel tratto di mar Tirreno ancora custodiscono molti segreti. Neanche la verità e le responsabilità sono state rese a chi quella maledetta notte ha perso la vita. “Non bastano i resoconti giornalistici, non bastano le proteste dei parenti delle vittime, non bastano le investigazioni della magistratura, non bastano né dieci né quindici anni di attese più o meno utili. Per capire Ustica, bisogna chiudere gli occhi e immaginare di trovarsi seduto accanto a una qualsiasi delle ottantuno persone decedute; bisogna sentirsi accanto a loro per rivivere, insieme a loro, quegli attimi terribili; bisogna tornare indietro con la fantasia per ascoltare i loro dialoghi, cogliere le loro speranze, le loro emozioni nel ritrovarsi a contatto con le piccole cose di ogni giorno: il mare, la luce, gli affetti, le vacanze appena arrivate; bisogna trovarsi accanto al pilota per sentire la sua sorpresa, accanto alle donne, ai bambini che di schianto, straziati nelle carni, urlano il loro terrore e invocano un aiuto improbabile, in un susseguirsi di eventi a catena, inarrestabili eventi, sempre più traumatici, sempre più indomabili. Per capire Ustica, bisogna trovarsi tra i pochi non ancora deceduti, e insieme a loro annaspare in uno sforzo estremo, tanto sovrumano quanto inutile, nelle fredde acque del Tirreno, in quel mare che appena prima era azzurro e ora è nero; bisogna poi trovarsi a condividere coi genitori, coi figli, con i fratelli, i parenti e gli amici, l`angosciante attesa di un annuncio mai arrivato. Capire Ustica, significa poter chiudere gli occhi e verificare se si ha la coscienza pulita. Gli uomini giusti possono farlo. Gli altri sono i responsabili”. (Enrico Brogneri, “Ai margini di Ustica”).

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