Dopo il successo elettorale del 1980, un assassinio politico-mafioso voleva terrorizzare i comunisti e tutte le forze che avevano costruito a Rosarno e nella Piana un possente ed unitario movimento di lavoratori, giovani, donne che reclamava lavoro e la liberazione del territorio dall’oppressione mafiosa. A distanza di 29 anni, la proposta di assegnare il premio Valarioti alla comunità africana protagonista della rivolta antimafia

     

Scritto da Giuseppe Lavorato

‘’Se vogliono intimidirci non ci riusciranno, i comunisti non si piegheranno mai’’: queste le parole di Peppe Valarioti, nella piazza che oggi porta il suo nome, durante la manifestazione di risposta all’incendio della macchina del candidato al Consiglio provinciale, al tentato incendio della sezione, ai manifesti capovolti ed agli incessanti attentati compiuti dalla mafia contro il PCI nella campagna elettorale del 1980. Parole che ripetemmo nei comizi in tutti i quartieri popolari per dare coraggio ai cittadini. La notte seguente il successo elettorale del nostro partito, Peppe fu ucciso. Un assassinio politico compiuto dalla mafia per terrorizzare i comunisti e tutte le forze sociali e politiche che in quegli anni avevano costruito a Rosarno e nella Piana un possente ed unitario movimento di giovani, donne, lavoratori che reclamava il rispetto degli impegni occupazionali assunti dal governo e la liberazione del territorio dall’oppressione mafiosa.

Un movimento che percorreva le principali vie dei paesi della Piana con combattivi cortei popolari che gridavano allora, quaranta anni or sono, gli intrecci politici, affaristici, mafiosi che negli anni successivi sono diventati cronaca giudiziaria. Il fatto scatenante dell’assassinio fu la vittoria comunista a Rosarno, a conclusione di uno scontro elettorale nel quale la mafia aveva impegnato tutte le sue forze ed i suoi violenti mezzi, ma aveva perso.  Il movente: terrorizzare e piegare le forze che si opponevano al disegno della mafia di Rosarno e della Piana di mettere le mani su tutte le sorgenti di ricchezza (area portuale, autostrada, trasporti, agricoltura, compensazioni comunitarie, municipi, appalti etc.) e di scalare con i suoi uomini tutti i livelli delle assemblee elettive e del mondo politico istituzionale.

Oggi ricorre il ventinovesimo anniversario dell’assassinio di
Peppe. Negli anni scorsi la sua nobile vita ed il suo esempio sono stati ricordati con varie edizioni del ‘Concorso Giuseppe Valarioti’ istituito, con voto unanime, dal Consiglio comunale. Alle cerimonie di premiazione hanno partecipato, di anno in anno, le più alte autorità istituzionali e culturali di centro-sinistra e centro-destra: Presidenti di Camera dei deputati e del Senato, Presidenti di Commissione Parlamentare Antimafia; magistrati; uomini di cultura; registi cinematografici etc. Sono stati premiati imprenditori che hanno denunciato estorsioni, opere cinematografiche, lavori scolastici e tesi di laurea sul fenomeno mafioso, giornalisti. Nel gennaio del 2003 fu premiata l’opera d’arte di Maurizio Carnevale, collocata nella piazza centrale di Rosarno: una scultura bronzea in ricordo di tutte le vittime della mafia, tra le quali, nella nostra regione, moltissimi sono stati i giovani adescati, utilizzati e poi uccisi per tappare per sempre le loro bocche.

In occasione dell’assemblea regionale della CGIL sui problemi dei migranti, ho avuto il piacere di conoscere il prefetto Domenico Bagnato, attuale commissario straordinario del comune. Mi è parso convinto che sarebbe un fatto molto importante se, nel rispetto della unanime decisione del consiglio comunale, riprendesse vigore da quest’anno il ‘Premio G. Valarioti‘ e venisse assegnato alla comunità africana e straniera protagonista della rivolta civile antimafiosa. Legare il nome di Peppe Valarioti  anche alla lotta per la libertà e i diritti dei più poveri del mondo è un atto coerente con l’esempio della  sua vita.

La cerimonia di premiazione si potrebbe svolgere tra ottobre
e novembre, quando il paese si ripopola di migranti che offrono il loro necessario lavoro all’economia, cure e sollievo a tante persone ed arricchiscono di umanità e cultura la nostra comunità. Alla cerimonia parteciperebbero certamente, come nel passato, aldilà della diversità degli schieramenti politici, alte cariche istituzionali, personalità di grande autorità morale, e potrebbe essere una importante occasione per affrontare concretamente con esse il problema  dei migranti nella Piana, dei loro diritti civili, sociali ed umani. La giornata potrebbe avere significativa conclusione in piazza Valarioti con la deposizione di una corona di fiori al monumento, ancora unico in Calabria, dedicato ‘’A tutte le vittime della violenza mafiosa.’

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