L’America Latina è la regione “più diseguale del mondo”, nonostante i passi avanti compiuti in campo politico e sociale e la nascita di una “democrazia elettorale” che deve però ancora trasformarsi in “democrazia cittadina” o sociale.

     

Lo si apprende da un rapporto del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp), presentato a Madrid, in Spagna. “È la prima volta nella storia del mondo che esiste una regione interamente democratica, povera e inoltre la più diseguale del mondo” ha detto presentando il rapporto in occasione della terza assemblea del ‘Club di Madrid’ (il cui obiettivo è il consolidamento della democrazia e al quale sono iscritti 54 Paesi) l’ex-ministro degli Esteri argentino, Dante Caputo, direttore del progetto dell’Undp sullo Sviluppo della democrazia in America Latina. Secondo Caputo, “la democrazia è un’enorme conquista per l’America latina dopo decenni di dittatura, ma è giusto chiedersi se il sistema goda di buona salute e sia garantita la sua persistenza”.

L’ex-ministro argentino ha inoltre sottolineato la differenza tra la “democrazia elettorale”, della quale godono oggi tutti i Paesi latino-americani, e quella “civica”, che dovrebbe essere il vero punto d’arrivo. La discrasia tra queste due forme di democrazia, ha concluso Caputo, genera incomprensioni tra politici e cittadini e – secondo un sondaggio dell’Undp, che mette anche l’accento sulla percezione della politica – spinge il 44,9% dei latinoamericani a dichiararsi disposti ad accettare un governo autoritario “se capace di risolvere i problemi economici” del singolo Paese; per questo motivo, il 41,9% dei cittadini latino-americani riterrebbe che la corruzione possa essere, in una certa misura, il prezzo da pagare affinché le cose funzionino.

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