Una città militare ‘diffusa’, parzialmente visibile (postazioni fuori terra, depositi sotterranei e residenze USA), situata in più territori comunali ma disancorata dall’economia locale, dotata di servizi autonomi di sicurezza e di controllo del territorio, incubatrice di pericoli a cui espone le popolazioni locali in maniera inconsapevole e imprevedibile. Ed è appena partita la nuova fase di ‘militarizzazione automatizzata’

     

Scritto da Brigida Proto

La base militare di Sigonella (NAS 1, Naval Air Station 1 e NAS2, Naval Air Station 2), presente nel territorio della provincia di Catania dalla fine degli anni ’50, è la principale installazione terrestre della Marina USA nella rotta aeronavale tra l’Oceano Atlantico e l’area mediorientale: nel quadriennio 2004-2007 ha rappresentato il secondo programma di investimenti in infrastrutture previsto dalla Marina militare USA ed è oggi inserita dal Ministero della Difesa italiana a sede di Comando del sistema di sorveglianza terrestre NATO sotto le spinte di una nuova fase di ‘militarizzazione automatizzata’ che sostituisce il controllo umano delle operazioni militari con sistemi tecnologici avanzati.

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Gli interessi strategici internazionali legati alla
permanenza della base sul territorio siciliano intersecano le contraddizioni dello sviluppo dipendente del Sud Italia e mettono ‘sotto scacco’ il legame sovranità/territorialità/cittadinanza su cui si fonda lo Stato-Nazione.

L’insediamento e l’espansione della base infatti sono stati condotti in un  regime di extra-territorialità che ha lasciato emergere una rete multilivello di cooperazione pubblico/privato caratterizzata dalla presenza:

(1) intermittente, di attori istituzionali locali (Comuni, Provincia, Regione) che hanno  affrontato l’ ‘accoglienza del militare americano’ come una situazione straordinaria in violazione agli strumenti di gestione del territorio vigenti;

(2) continua, di imprese private e/o legate a organizzazioni criminali attraverso cui sono stati gestiti gli appalti ed i servizi della base.

Questo ha provocato la creazione di una città militare ‘diffusa’, parzialmente visibile (postazioni fuori terra, depositi sotterranei e residenze USA), situata in più territori comunali ma disancorata dall’economia locale, dotata di servizi autonomi di sicurezza e di controllo del territorio, incubatrice di pericoli a cui espone le popolazioni locali in maniera inconsapevole e imprevedibile.

In questo contesto, tra le omissioni dell’informazione locale e nazionale sul caso Sigonella, una ‘cittadinanza di dissenso’ si è costruita sulla ricerca ‘a tentoni’ e la denuncia delle forme di sregolazione locale prodotte dalla base: la servitù militare dell’aeroporto civile di Catania, lo smaltimento illegale di scorie radioattive della base, lo sfruttamento delle risorse ambientali da parte dei militari americani e la trasformazione dei rischi che comporta la nuova fase di ‘militarizzazione automatizzata’ sono infatti alcune delle ‘prove’ attraverso cui un movimento sociale di natura composita mette in primo piano l’incompatibilità  di una militarizzazione permanente del territorio con la protezione dei diritti all’autodeterminazione delle popolazioni locali.

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