Ancora una volta il ministero dell’interno è riuscito in extremis a far “scomparire” i corpi di reato, nascondendo al commissario dell’Unione Europea Barrot in visita a Lampedusa oltre trecento migranti, in gran parte richiedenti asilo, donne, minori, giunti nelle settimane scorse a Lampedusa e trattenuti in condizioni ignobili nella vecchia base Loran della Marina.

     

Scritto da Fulvio Vassallo

L’ultimo aereo noleggiato dalle Poste Italiane con gli immigrati a bordo, trasferiti verso strutture detentive ancora ignote (CIE o Centri di prima accoglienza ex legge Puglia, comunque sono centri chiusi) era appena decollato, quando l’aereo di Barrot atterrava sull’isola in una bella giornata di sole.

Tutto era stato preparato nei minimi termini prima della visita, come confermato dalla parlamentare Rosa Villecco Calipari del PD, che si trovava nell’isola il giorno precedente. Nel centro provvisorio di detenzione di Contrada Imbriacola, una struttura creata con decreti “fantasma”, al di fuori delle procedure di legge, ed in condizioni che non rispettano le minime norme di sicurezza, erano stati concentrati i migranti di nazionalità tunisina, facile ostaggio degli ultimi accordi firmati da Maroni con il governo tunisino. Quello stesso governo che ha imprigionato gli operai in rivolta nella regione di Medeyef, dalla quale provengono molti degli immigrati giunti a Lampedusa, che condanna a pene elevatissime gli autori dei reati di opinione e pratica una durissima censura negli atenei e su i provider Internet. Un vero governo amico per il governo italiano.

Oggi le differenze tra sud e nord del mondo si attenuano sempre di più e probabilmente Berlusconi ed i suoi ministri provano una certa ammirazione per i metodi “decisionisti” con i quali i governanti degli stati nordafricani affrontano le questioni sociali e “contrastano” l’immigrazione clandestina. Anche durante la visita di Barrot nel centro di Contrada Imbriacola, è andato in scena lo spettacolare voltafaccia del sindaco di Lampedusa che si è messo improvvisamente a lodare il governo per le sue scelte, dopo essere arrivato fino a Bruxelles per denunciare gli abusi commessi dal ministero dell’interno ai danni dei migranti giunti nell’isola a partire dalla fine dello scorso anno. Da parte sua Barrot, al termine dell’ispezione, svoltasi tra due ali di agenti di polizia e di funzionari del ministero dell’interno, si è limitato a dichiarazioni di circostanza che suonano come una assoluzione per le scelte violente ed incostituzionali che il governo italiano ha adottato, trasformando quello che era il centro di accoglienza di Lampedusa in un centro di detenzione amministrativa, con il miraggio (che tale rimane ancora oggi) di effettuare direttamente dall’isola i respingimenti verso paesi di provenienza. Ipotesi del tutto irrealistica sia nel caso della Tunisia, che soprattutto nei confronti della Libia, atteso che non vi sono e non vi possono essere accordi di riammissione con Gheddafi per la semplice ragione che nessun libico tenta di entrare in Italia passando da Lampedusa.

Ed è a tutti noto il trattamento che i libici riservano ai migranti, donne e minori in particolare, oggetto di squallidi commerci, anche a fronte della diffusa corruzione delle forze di polizia. Si deve segnalare ancora il rischio che il governo, attraverso FRONTEX, Agenzia dell’Unione Europea per il controllo delle frontiere esterne, imponga alle unità militari in navigazione nel canale di Sicilia il respingimento in mare delle imbarcazioni cariche di migranti, che non devono arrivare a Lampedusa, a qualsiasi costo, anche a costo di decine e decine di morti, come quelli che si sono registrati lo scorso anno nelle acque del Canale di Sicilia. Lo stesso Barrot, pochi giorni prima della visita a Lampedusa aveva duramente attaccato i paesi nordafricani perché non collaboravano abbastanza con le politiche di rimpatrio forzato di immigrati irregolari adottate dai governi europei. Una posizione che non rende credibile l’appello lanciato dallo stesso Barrot, ancora a Lampedusa, per sollecitare i paesi europei ad adottare una politica di maggiore apertura nei confronti degli ingressi legali per lavoro. I mezzi di informazione accreditano un voltafaccia del sindaco De Rubeis che avrebbe “venduto” al governo una parte dell’isola in cambio non si sa bene di quali futuri vantaggi, con un danno paesaggistico ancora incalcolabile, che avrebbe ripercussioni anche sul turismo. Non rimane che attendere gli esiti del referendum che molti abitanti dell’isola hanno già richiesto.

Diventa ancora più forte la richiesta alla magistratura di fare chiarezza sulle condizioni logistiche ed amministrative del centro di accoglienza della ex base loran e del CIE fantasma di contrada Imbriacola. La struttura della ex base loran che le immagini televisive mostrano già ricolma di container di materiale altamente infiammabile,abbandonati sul terreno in mezzo ai rifiuti, in attesa di essere riempiti di migranti, quando il centro diventerà un centro di identificazione ed espulsione. Mentre nell’attuale CIE di Contrada Imbriacola, che dovrebbe ritornare a funzionare come centro di accoglienza, rimane intanto uno spazio risistemato in fretta e furia dopo l’incendio di febbraio, dove per coprire lo spazio prima occupato dai padiglioni che sono bruciati si è costruito persino un campo di calcio. Un vecchio trucco, quello di fare trovare alle delegazioni in visita, ma sempre senza telecamere invadenti, gli immigrati che giocano a pallone in attesa del rimpatrio, una tecnica di camuffamento che si sperimentava già dieci anni fa a Trapani, dopo il rogo che aveva distrutto una parte del CPT Serraino Vulpitta e che aveva causato la morte di sei immigrati. Attendiamo di conoscere i risultati dei sopralluoghi dei periti inviati dai magistrati di Agrigento che indagano per accertare se le strutture del Cie rispettino le norme sanitarie, edilizie e ambientali previste dalla legge. I centri di detenzione di Lampedusa non sono conformi alle norme di sicurezza e chi non interviene tempestivamente si assume la responsabilità per quanto potrà accadere in futuro quando la struttura sarà ancora più affollata di quanto non è successo oggi in occasione della visita di Barrot.

La elevazione della durata della detenzione amministrativa fino a sei mesi non potrà che rendere esplosiva la situazione nei CIE italiani ed a Lampedusa in particolare. Una decisione che non si può giustificare con il richiamo ad inesistenti obblighi comunitari ma che ricade tutta nella responsabilità del governo italiano. I richiami del ministro Maroni alla direttiva comunitaria sui rimpatri, che consente il prolungamento dei tempi della detenzione amministrativa, sono distorcenti. La direttiva non si limita a consentire il prolungamento dei termini di durata della detenzione amministrativa, ma introduce principi di garanzia che sono ben lontani dalle scelte del governo italiano e dalle pratiche di polizia attuate nei confronti dei migranti che giungono alla frontiera Lampedusa o in altre frontiere marittime.

I fatti smentiranno le montature degli zelanti funzionari del ministero dell’interno che hanno così ben “preparato” la visita del Commissario Barrot a Lampedusa, e non saranno certo le sei motovedette, che Berlusconi sta cedendo alla Libia, che fermeranno il flusso di clandestini verso la Sicilia , uomini, donne, bambini, costretti a ricorrere alle organizzazioni criminali dal proibizionismo adottato da questo governo nei confronti delle migrazioni regolari, e dalla chiusura nei confronti dei richiedenti asilo in fuga da guerre e da persecuzioni etniche.

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