Il mai sopito fenomeno dell`omicidio urbano di massa, anche se concentrato “solo” in alcune province meridionali, è tornato a farsi sentire con forza in quest`ultimo anno, con un incremento notevole rispetto al biennio 2002-2003.

     

Noi, però, – italiani/europei – presi come siamo dall`analisi della distruzione globale (di vite e di democrazia) prodotta dalle due ganasce della guerra e del terrorismo, abbiamo abbandonato qualsiasi riflessione su questa specifica forma di violenza urbana che da decenni ci contraddistingue in Europa e ci consoliamo, statisticamente, solo per raffronti con paesi lontani del tipo Colombia.

Certo, quanto a distrazione, non è stato sempre così. L`omicidio di massa degli anni `80 e ‘90, legato prevalentemente alla criminalità organizzata di tipo mafioso frammista a parti del ceto politico, aveva riempito di centinaia di saggi gli scaffali delle librerie. Il contesto era diverso: infatti non poteva essere ignorata una mattanza che, tra le centinaia di morti, annoverava anche personaggi chiave delle istituzioni. Insomma, per una rimozione o sottovalutazione del problema non erano utilizzabili né i distinguo razzisti “s`ammazzano tra di loro”, o “riguarda solo alcune province meridionali”, né l`incombenza dell`altra forma di violenza politica costituita dal terrorismo rosso, nero e/o di stato.

Ora alcuni elementi che inducono alla distrazione ritornano dato che, appunto, la mattanza si concentra nelle regioni meridionali, coinvolge quasi sempre regolamenti di conti interni a organizzazioni criminali e assume, per ciò stesso, una valenza meno “nobile” rispetto alla barbarie degli eserciti esportatori di democrazia e dei tagliatori di teste loro avversari.

Pur rilevando un calo negli omicidi di mafia in Sicilia (a Palermo e dintorni 500 nel solo biennio `82 – `83) ben compensato dall`aumento nelle altre regioni meridionali tradizionali, si può tranquillamente affermare che l`omicidio di massa rimane un dato strutturale in questa parte del paese. Attualmente (per il periodo `99 – 2003) è la Campania ad aver preso la testa della classifica con 234 omicidi a Napoli, 57 a Caserta, 11 a Salerno, 8 ad Avellino e 1 a Benevento e il fenomeno, oltre a crescere ( a Napoli sono già 100 gli omicidi fino all`ottobre di quest`anno) tende ad aggravarsi per la sua ferocia con frequenti episodi delittuosi commessi per motivi futili che tradizionalmente non rientravano nel bagaglio “culturale” della criminalità organizzata: gli episodi di bambini o passanti uccisi per errore o di ragazzi uccisi a freddo per il furto di un motorino o per un banale incidente stradale sono illuminanti.

Non convince l`analisi svolta in relazione al “rapporto Eures 2004” secondo cui più si va verso una società multietnica e multiculturale, più aumenta l`odio e, quindi, la possibilità di essere vittima dei cosiddetti “crimini dell`odio”, proprio perché anche in anni lontani, in un contesto certamente non multietnico, gli omicidi già si contavano a centinaia e, comunque, in questa recente impennata del fenomeno gli stranieri c`entrano molto poco. Né si può imputare tutto al solo degrado sociale, dato che questo è presente anche in molte altre aree del nostro e degli altri paesi europei ma non causa una tal valanga di morti ammazzati.

Il nodo sta nella sanzione della pena di morte tipica delle nostre mafie e, infatti, la criminalità organizzata, in un contesto di controllo del territorio e dei traffici illeciti, in questa mattanza fa la parte del leone (per il periodo sopra indicato il 46,7 % degli omicidi del totale nazionale) ed è da questo fronte tradizionale che non arriva più nessun segnale di contrasto serio, nessun progetto di prevenzione, da parte delle istituzioni impegnate soltanto a propagandare ripetuti smantellamenti di organizzazioni criminali che si ricompongono il giorno dopo come dimostra inequivocabilmente l`andamento crescente delle statistiche.

Meno che mai, poi, ci convince il grido di dolore di Pisanu, ministro di un governo che ha messo da parte la questione morale e ha rilanciato in grande stile una illiceità diffusa che nelle regioni meridionali è funzionale al rafforzamento economico delle organizzazioni criminali.

Ma lo sa Pisanu che il governatore della regione Sicilia pur essendo stato rinviato a giudizio per favoreggiamento della mafia rimane saldamente al suo posto o che le sanatorie edilizie, il rientro anonimo (e quasi gratuito) dei capitali dall`estero e le tante altre provvidenziali leggi berlusconiane per le quali l`Europa ride mentre noi piangiamo, sono state un toccasana per le organizzazioni criminali? Lo sa il signor ministro che la stragrande maggioranza degli appalti per opere pubbliche o servizi pubblici nel meridione è controllata dalle mafie locali in ciò facilitate dalle alleanze con vasti settori istituzionali e politici? Si rendono conto i signori della commissione parlamentare antimafia che la loro affermazione “in queste regioni lo stato è assente” è una castroneria in quanto il problema è che in queste regioni lo stato è presente attraverso le mafie?

Per affrontare seriamente il problema dell`omicidio urbano di massa bisogna combattere gli attori principali di questo dramma e, quindi, indebolire la forza economica e istituzionale delle varie mafie e dei loro alleati politici: il resto è pura retorica spesso elargita con cinismo e malafede.

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