Ogni inverno, dal 1992, a Rosarno si ripete una tragedia collettiva nell`indifferenza generale. Migliaia di immigrati – provenienti dall`Africa e dall`Est Europa – convergono nella Piana per la raccolta delle arance. Sono sfruttati, 20 euro di lavoro per una giornata di lavoro al freddo o nel fango. Ma soprattutto sono vittime di violenza, spesso gratuita. Uno straordinario reportage di una inviata inglese

     

Scritto da Felicity Lawrence

“Yasser è un migrante dal Marocco, uno dei circa ventimila lavoratori senza permesso di soggiorno che lavorano a Natale alla raccolta delle `clementine`. Vive in un capannone umido e buio, dove la luce penetra a malapena dal retro. Dall`esterno, fichi selvatici sono riusciti a penetrare attraverso il cemento, e l`odore di spazzatura putrida rimane sospeso in aria. La vecchia fabbrica ospitava decine di migranti provenienti dall`Africa, sei o sette per ogni stanza, senza finestre.
Su una parete, incisi sui resti di intonaco, si leggono i nomi dei luoghi di partenza e le vie di ingresso illegale in Europa: Dakar, Rabat, Tunisie, Maroc, Mombasa, Lampedusa, Parigi, Milano, Barcellona.

Non hanno acqua corrente o servizi igienico-sanitari. Dormono su letti fatti di cartone o ricavati da vecchie porte scassate. Yasser, come gli altri, si alza ogni mattina prima dell`alba e si aggiunge alla coda lungo la strada, in attesa del lavoro presso gli aranceti ed uliveti che forniscono il Regno Unito e Nord Europa.
Dice che si è fortunati se si lavora tre giorni la settimana, ma non può accettare né di tornare a casa da sconfitto né di raccontare alla sua famiglia le condizioni in cui vive.
Gli agrari pagano a cottimo, e se siete forti si possono guadagnare 25 € al giorno, ma recentemente alcuni di loro hanno cercato di tagliare i salari di 11 € appena il prezzo di mercato degli agrumi è sceso al di sotto del costo di produzione in Italia.
`Vivo nella paura`, spiega. Ha lavorato a Barcellona, poi Milano, poi giù per l`Italia meridionale, dove le stagioni segnano il ritmo del lavoro.
La maggior parte di loro sono venuti qui dalla Puglia, dove è prodotto il 90% delle scatole di pomodori comprate nel Regno Unito.

Quando torna da una giornata di raccolta, fino a 10 ore di lavoro, cammina per raccogliere l`acqua e quindi cuoce pasta e pomodori alla luce di una candela messa dentro una bottiglia di plastica.
Questa dieta è completata da latte e arance, e poco altro. Per settimane, ha avuto bisogno di medicine per problemi digestivi ed ora è preoccupato: non può permettersi di comprarne altre” .
Ancora l`alba
“E` ancora l`alba quando gli immigrati iniziano a camminare alla luce tremolante che le decorazioni natalizie gettano sulle ombre della strada principale. Alcune centinaia di loro si sono subito radunati, creando una mappa dei drammi dell`Africa e della povertà dell`Europa Orientale lungo le strade di Rosarno.

In una mattina di dicembre, alcuni marocchini si raggruppano in mezzo alla strada principale. La pelle chiara dà loro un vantaggio nel brutale ordine di preferenza dei caporali. Di fronte, un gruppo di donne Rom bulgare sta provando a farsi prendere, con loro anche un bambino.
I rumeni, grandi fumatori, uomini e donne, hanno marcato il loro territorio appena distanti dai Rom, pare li disprezzino. Nei pressi c`è un russo, da solo.
Dietro la strada un gruppetto di giovani egiziani appena arrivati, sognano l`Inghilterra. Alla fine della strada gli Africani neri, sempre gli ultimi ad essere scelti, vengono da Senegal, Ghana, Nigeria, Costa d`Avorio, Burkina Faso, Mali, Togo, Eritrea e Sudan.
Quindi, quando ancora la luna piena risplende in cielo, i veicoli iniziano ad arrivare. Un Pajero prende una decina di uomini. Un caporale arriva con un minibus sporco e ne prende altri 20, ma almeno altri 10 vogliono salire, determinati a non essere lasciati indietro. Una riga tracciata dal caporale segna il confine con i lavoratori in eccesso.

Improvvisamente ecco la violenza: un giovane marocchino prende a martellate il tetto di un furgone finché non si ferma in una nuvola di polvere e gas di scarico.
Ha lavorato una settimana per il caporale, che ora rifiuta di pagargli quanto deve. I suoi amici sono tutti a gridare: è accaduto anche a loro, ma sono clandestini. `Che cosa si può fare?`, dice uno di loro”.

Derelict (abbandonati)

“Un uomo arriva in auto per fare offerte alle donne dell`Est. Una delle donne sta discutendo con un tipo a bordo di una piccola Fiat rossa quando un rumeno grosso e muscoloso arriva ed inizia a dar pugni sul tetto.
`Bastardo, bastardo`,  grida. Il conducente se ne va, per riapparire in strada pochi minuti più tardi. Adesso tutti i rumeni circondano la sua auto, minacciandolo: `non tornare più!`.
Una Golf parte con tanti lavoratori strozzati dentro, tanto che non si possono contare i corpi. Un bambino è tra di loro. La cabina di un autocarro viene riempita con alcuni africani.
Dopo un`ora e mezza il mercato del lavoro va morendo. Almeno la metà dei lavoratori non ha trovato un posto oggi. A poco a poco se ne vanno, tornano alle case ed alle fabbriche abbandonate.

Circa 80 di loro hanno trovato rifugio in una ex fabbrica di carta ai bordi della città. La sala principale della costruzione è vuota di giorno, ma si scorgono dei letti di cartone su cui un gruppetto di uomini dorme un sonno inquieto.
Raggi di luce perforano i vetri rotti. Il tetto è in gran parte scomparso, anche se rimangono esposti i pilastri di amianto. Sul  pavimento di cemento ci sono i resti dei fuochi di ieri – i migranti prendono rami e pezzi d`albero nei dintorni per cucinare ogni sera l`unico pasto della giornata.  Sedili d`automobile scassati e scatole sono gli unici mobili. Non ci sono bagni o lavandini. All`esterno, l`immondizia a cumuli ha attirato una sana popolazione di ratti.

Samia, del Ghana, è rimasto in fabbrica di nuovo. E` riuscito a far prendere fuoco ad un enorme ramo, e sta cucinando un pollo a buon mercato comprato al supermarket per i suoi concittadini. E` stato ferito in un incidente d`auto a Napoli tre mesi fa, il ginocchio ancora gli fa male, in queste condizioni un lavoro non lo trova.

Non è piacevole la notte nella cartiera, dice. C`è gente nuova, arrivata dal Darfur. I notiziari italiani riferiscono di gangs sudanesi che rapiscono altri immigrati africani. Appena più in là, quattro uomini stanno implorando per delle coperte. Anche loro sono del Ghana. Quando lavorano riescono a guadagnare meno di 3 euro l`ora, raccogliendo clementine ed arance, ma oggi non c`è lavoro e si consolano con un fiasco di vino calabrese”.

Nasconde bene le sue bellezze

“Molti altri africani che stanno qui sono arrivati con le barche dei trafficanti sull`isola di Lampedusa. Con le Canarie, Lampedusa è diventata uno dei punti principali per l`ingresso illegale in Europa. Oltre 11.000 migranti sono sbarcati nell`isola negli ultimi 6 mesi.

Per far fronte a questi numeri, le autorità italiane hanno trasferito i sopravvissuti nei CPT, sul continente, per gestire le varie situazioni. Molti sono stati rilasciati dopo pochi mesi con un ordine di espulsione che non viene rispettato. Alcuni pagano le guardie per lasciarli andare prima. Una volta liberi, gli immigrati vanno verso le aree agricole del Sud.
Rosarno nasconde bene la sua ricchezza. Ma appena lasci le sue strade di fatiscenti caseggiati in cemento, trovi un paesaggio di straordinaria bellezza. Le montagne dell`Aspromonte formano una robusta colonna vertebrale sull`orizzonte, e la terra che dai monti va verso il mare è coperta di agrumeti e uliveti.

Grappoli di frutta di colore arancio brillante sono appesi a profusione tra il verde smeraldo del fogliame, e la luce tra l`erba si trasforma in una filigrana d`oro”.

Voci


Dje Bi Kouhou, Costa d`Avorio
Quando suo fratello morì, Dje Bi Kouhou si trovò capofamiglia per due gruppi, con 15 bambini da mantenere. Il suo lavoro di ballerino non gli permetteva di guadagnare abbastanza, così decise di partire con sedici altri emigrati dal suo paese.
Risparmiò qualcosa, e comprò un volo di ritorno dalla Costa d`Avorio a Parigi, per ottenere un visto turistico per la Francia, poi ha proseguito per il Sud d`Italia.
Ha lavorato in agricoltura negli ultimi anni. Prima in Puglia, nelle fabbriche di pomodoro, ma le retate della polizia lo hanno spinto verso la Calabria. `Il padrone diceva: se arriva la polizia corri, ma se ti prendono ti consegnano solo un decreto di espulsione in cinque giorni. Ma poi hanno iniziato a controllare i documenti in strada, ed ho dovuto andare via`.
Adesso si mette in coda ogni mattina sulla strada, per la raccolta delle arance calabresi. Vuole tornare a casa, ma il suo passaporto è  scaduto quattro anni fa ed ora è senza documenti.
`Mia moglie mi implora di tornare. Non vedo i miei bambini da anni`, dice. `Ma è impossibile, non c`è lavoro lì. E poi non ho soldi per tornare indietro`.
 
Saha, Ghana
Saha ha viaggiato per quasi quattro anni dal Ghana per raggiungere l`Europa, attraverso Costa d`Avorio, Niger, Libia, finché ha trovato abbastanza denaro per pagare i trafficanti che lo facessero arrivare a Lampedusa su una barca.
Da lì, come la maggior parte degli 11.000 migranti che sono arrivati a Lampedusa negli ultimi sei mesi, Saha è stato trasferito in un centro di detenzione, nel suo caso a Crotone.
Infine, come migliaia di altri migranti, Saha è stato rilasciato con un decreto di espulsione, ma senza denaro e senza documenti, ed è arrivato a Rosarno.
C`è gente che ha collezionato anche 12 decreti, nessuno li fa rispettare. In realtà, molti migranti sono tanto disperati da voler tornare a casa, ma senza documenti e denaro sono bloccati.
“Piango quasi ogni giorno. Mia madre è morta, mentre ero lontano, e non potrò vedere mai più la mia famiglia”, confessa Saha.
 
David, Ghana
David (non è il suo vero nome) si mette in coda ogni mattina, come gli altri. E` fortunato se riesce a fare 25 euro per 10 ore di lavoro.
“Quante ore si possono fare? Dipende da quanto sei forte”, dice. Ma per almeno metà del tempo non c`è niente da fare, il lavoro non basta, e così si trova spesso alla fabbrica abbandonata.  “Tutti abbiamo problemi nel nostro paese, questo è il motivo per cui siamo venuti”.

 

Nota. Il reportage è del dicembre 2006. Purtroppo, dopo due anni è ancora assolutamente attuale

Il reportage fotografico del Guardian

Sull'autore

Redazione terrelibere