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Missili puntati contro la Russia, i segreti dell`elicottero caduto

Aviano, Ghedi, Dal Molin: gli Stati Uniti portano nuove armi contro la minaccia costituita da Putin. I militari morti a Treviso nell`ennesimo schianto di un Black Hawk si addestravano a fronteggiare le truppe di Mosca. Un incidente sottovalutato, che ripropone il tema della sicurezza dei nostri territori, ma fa anche pensare ad una nuova guerra fredda. Cosa farà Obama?

     

Scritto da Marco Mostallino

Falco Nero si addestra all`attacco in picchiata sulle possenti spalle di Orso Bruno. Ma Falco Nero ha la coda spezzata. E disperato si avvita nel suo volo finché col ventre tocca terra. Violento contro se stesso. Falco Nero muore con un urlo di metallo. Sulla riva del Piave di Treviso. Gli undici soldati uccisi e feriti, sparsi tra le lamiere, i campi di mais appena tagliati e la nebbia. A un passo, a un balzo dal cavalcavia dove corre l`asfalto che, ad est sempre più ad est, raggiunge persino Gorizia, la frontiera.

Da confine a confine. La linea del Piave era la trincea della Patria, settant`anni fa. Contadini veneti e sardi in divisa fuori-taglia, coi piedi zuppi e la polvere da sparo fradicia, con la brace del sigaro dentro la bocca per non mostrare nemmeno la più flebile luce, la notte, al cecchino austriaco. Che faceva, Falco Nero, il possente elicottero americano in passaggio radente sopra il fronte dove sparavano i moschetti di un altro millennio ?
Il Black Hawk (falco nero) statunitense si addestrava nei cieli bassi del Trevigiano, dove è precipitato giovedì, si preparava, in una missione di addestramento, al combattimento. Logico, normale di questi tempi per il velivolo di stanza alla base di Aviano: c`è guerra in Iraq, in Afghanistan e l`America, tutti hanno pensato, vuole essere sempre pronta.

SBAGLIATO. Falco Nero nel suo ventre non portava crociati per la lotta contro il terrorismo, il feroce Saladino islamico che – nella visione di Washington – minaccia l`Occidente. Falco Nero volava per artigliare, in un plumbeo ma possibile domani, l`Orso Bruno. Le basi del Nord Est, da Ghedi in Lombardia fino ad Aviano, passando per la misteriosa – ma non troppo – Longare del Vicentino, hanno da qualche mese ritrovato l`originaria vocazione. Non la guerra calda del deserto iracheno, ma quella gelida, la guerra fredda contro i russi.
Sono i documenti ufficiali a rivelarlo. Sono i nomi e gli squadroni dei militari morti, resi noti dagli Usa solo quattro giorni dopo il disastro, dopo una lunga e imbarazzata reticenza.
I morti sono morti, vero. Però cambia qualcosa, anzi tanto quando si conosce quali mostrine portavano sulla mimetica. E quattro di loro appartenevano al 31st Fighter Wing, un reparto di aerei a corto raggio, incapaci di raggiungere e colpire l`Iraq in piena efficienza. Tanto che, nel 1991, quando gli F16 furono chiamati a partecipare all`operazione Desert Storm, l`attacco all`Iraq di papà Bush, il reparto venne trasferito a Incirlik in Turchia. Compito del 31° è la difesa aerea contro la minaccia dell`Est.
Lo conferma un documento ufficiale dell`Us Air Force, l`aviazione Usa, solo da poche settimane “declassificat”, ovvero sottratto al segreto militare. Il titolo del dossier è “31FW” Support to Contingeny Operations since 199″, l`elenco dei compiti svolti dal 1994 ad oggi.
Bombe sulla Serbia nel 1999, sorvoli di Macedonia, Bosnia, Croazia. Persino una breve permanenza nella Repubblica Ceca per la difesa aerea di un vertice internazionale. Una storia militare scritta sulle uniformi delle vittime di FalcoNero, elicottero di supporto ai caccia che tanto solcano i cieli del Nord Est che, nelle belle giornate di quest`autunno, è impossibile guardare in alto senza scorgere le spumose scie bianche dei jet. Una storia ma anche un futuro di nuova frontiera, di un sistema di difesa che adesso reclama anche il Dal Molin, l`aeroporto di Vicenza. Ed è la Nato a confermare il recente cambiamento nel modo di operare degli Stati Uniti in Italia, una virata che era già nei piani ma che è stata brusca da quando la tensione con la Russia è salita e Vladimir Putin ha annunciato di non voler più rispettare gli accordi di non proliferazione presi con Washington.

«LA RAGIONE VERA per la quale gli Stati Uniti vogliono il Dal Molin è che noi non ci saremo dentro», spiega da Bruxelles una fonte militare della Nato sotto garanzia di anonimato (ma il suo nome e alto grado sono nel taccuino del cronista).
«Tutto ciò che sta accadendo nelle basi del Nord Est italiano – prosegue l`alto ufficiale europeo – è legato al confronto con la Russia. Il Dal Molin diventa cruciale, perché gli Stati Uniti potranno agire liberamente senza nessun coordinamento con l`Alleanza Atlantica.
Ma l`errore che fate in Italia – dice ancora il militare – è di ragionare sulla possibilità o meno che dalla pista vicentina decollino gli aerei da bombardamento o gli intercettori. Per questi scopi ci sono già le basi di Aviano e gli aeroporti militari americani in Germania. Il Dal Molin – spiega la fonte Nato – deve essere inserito in questo sistema di difesa aerea, altrimenti non se ne comprende la funzione. Là dentro, senza doversi confrontare con gli alleati della Nato, e dunque nemmeno con l`Italia, le forze Usa possono stipare approvvigionamenti, sistemi elettronici, munizioni, sistemi d`arma per supportare l`intera rete di aeroporti europei che provvede alla difesa aerea contro la minaccia russa».

Maneggiavano dunque apparecchiature sofisticate, le quali spiegano anche perché gli Usa hanno chiesto che l`Italia rinunci all`inchiesta giudiziaria sul disastro: il Black Hawk caduto era esso stesso dotato di sistemi computerizzati che il Pentagono non vuole che vengano esaminati da esperti stranieri. Dall`indagine su Falco Nero potrebbero appunto emergere fatti imbarazzanti per Washington ma anche per Roma.
Si potrebbe arrivare infatti a capire che anche in un altro sito del Vicentino qualcosa sta cambiando.
A Longare, nel cosiddetto “Site Pluto”, per oltre trent`anni gli Stati Uniti hanno piazzato una sessantina di missili terra-aria insieme ad alcune testate nucleari (lo ha ammesso il Pentagono). Il sistema di difesa convenzionale (cioè non atomico) del Nord Est italiano è basato sui missili Nike Hercules. Armi obsolete, in smantellamento. Saranno a breve sostituite con i più efficaci ordigni del Medium Extended Air Defense System. Con un impegno di circa tre miliardi e mezzo di dollari, gli Usa stanno ammodernando la difesa aerea in patria, in Germania e in Italia.
Al Veneto, alla Lombardia e al Friuli Venezia Giulia sono destinate batterie di missili piazzate su grossi autocarri, in grado di spostarsi in fretta. La tattica è chiamata “shoot and scoot”, ovvero prima colpisci e poi fuggi per sottrarti alla risposta del fuoco nemico. È il nuovo modello militare disegnato dal Pentagono per l`Italia che, alla porta dei Balcani, da qualche mese è tornata ad essere il bastione contro il pericolo costituito dalla Russia.
Tanto che appena un mese fa il 31°, al quale appartenevano i morti nel Trevigiano, ha svolto una serie di esercitazioni congiunte con i Mig dell`aviazione bulgara, partendo da Sofia.
Proprio la Bulgaria è il Paese prescelto dagli Stati Uniti per installare quel sistema missilistico che ha innervosito Putin al punto di sospendere l`applicazione degli accordi di non proliferazione delle armi.

«IN QUESTO QUADRO – riprende la fonte Nato – è importante anche la base toscana di Camp Darby. Proprio lì il 31st Fighter Wing conserva parte dei propri materiali. E sempre da Camp Darby, vicino al porto di Livorno, parte un oleodotto militare che raggiunge Aviano». Aerei e missili nel Nord Est puntati contro la Russia. Lo raccontano le mostrine dei poveri morti sul greto del Piave.
«Negli anni `70 – racconta ancora l`alto ufficiale – i comandi della Nato calcolarono che le truppe schierate al confine di Gorizia non avrebbero resistito più di dodici minuti all`impatto con le forze del Patto di Varsavia.
Fu allora che si cominciò quell`evoluzione strategica che conduce oggi alla richiesta del Dal Molin. Meno soldati, meno mezzi blindati e più difese aeree e, ora, elettroniche. Nel Nord Est – conclude la fonte della Nato – non vedrete carri armati: la difesa dalla Russia è fatta di aerei, missili e microchip». Shoot and scoot, colpisci e fuggi Falco Nero, prima che Orso Bruno ti sbrani.

Dal quotidiano in distribuzione gratuita “Il Treviso” del 12 novembre 2007 (pagg. 16-17) di Marco Mostallino

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore della casa editrice “terrelibere.org”. E’ autore dei libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010) e "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Collabora con MicroMega, Repubblica.it, L'Espresso.