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Credito esaurito. Da Pio La Torre ad uno sguardo sul futuro

Un sindaco di AN cancella il nome di Pio La Torre dall`aeroporto di Comiso, e ripristina quello di un aviatore fascista. La società civile risponde con una manifestazione di piazza per fermare il revisionismo e l`annullamento della memoria della Sicilia migliore, quella pacifista ed antimafiosa. Ma sono tanti gli interrogativi che rimangono aperti, oltre alla sensazione di una storia ormai al capolinea

     

Scritto da Antonello Mangano

I militanti di Bologna sono incredibili. Confusi da continui cambi di nome, umiliati dall’abbraccio finale con gli ex nemici democristiani, nonostante tutto restano fedeli alla disciplina del partito, conservano una religiosa fiducia nell`imperscrutabile disegno superiore del comitato centrale e di conseguenza una simmetrica sfiducia nei propri neuroni.

In questo pomeriggio siciliano, lo spirito è proprio quello con cui i militanti di Bologna  parlano della resistenza contro il nazifascismo. Una gloria senza macchie, una storia senza ombre, infine un’ottima occasione per tacere del presente confuso che vivono con fiducia decrescente.

La piazza Fonte Diana di Comiso dell’11 ottobre 2008 è vuota per metà, a causa del cantiere dei lavori alla fontana, perché lo stesso giorno c’era la manifestazione nazionale della cosiddetta sinistra radicale contro il governo di Berlusconi, e perché in questo momento la presenza del leader Veltroni ha un potere di richiamo inferiore allo zero, pure in un piccolo centro di una provincia storicamente rossa.

Grazie al sindaco Alfano, autore della colossale gaffe dell’aeroporto Pio La Torre ribattezzato “Magliocco”, i vecchi militanti del PCI, i reduci del movimento contro i Cruise, i sindacalisti della CGIL e i vari militanti hanno avuto la sensazione che la storia non fosse finita.

Anche perché è meglio parlare di quel passato limpido, reso glorioso dal sangue di Pio La Torre e di Rosario Di Salvo, piuttosto che di un presente da incubo. Dopo l’apertura ai reduci di Salò (Violante) che aprì la strada ai revisionismi neofascisti; dopo l’esperienza della bicamerale costituzionale (D’Alema) che significò la legittimazione di Berlusconi; dopo il recente delirio securitario (Cofferati, Dominici) che oggi diventa razzismo di massa, la storia del PSD-DS-PD appare come una via crucis di gaffe e autolesionismo.

Compromesso dopo compromesso, dopo sbandate tattiche e marketing politico da apprendisti, quello che rimane oggi è molto poco, non tanto per i numeri di questa piazza quanto per l’età media dei partecipanti, francamente imbarazzante.

Credito esaurito, non c’è più fiducia. Nella politica, in questi politici, in questa sinistra-centro. Più facile gridare no a qualcosa (una grande opera, la ministra Carfagna, il ghigno del Cavaliere) che pensare di costruire qualcosa avendo come riferimento quei tizi lì sul palco.

 

Magliocco e il medagliere

In fondo alla piazza un manifesto di Alleanza Nazionale provava a spiegare le proprie – contorte – ragioni. Vincenzo Magliocco, aviatore morto in Etiopia durante la criminale guerra colonialista, sarebbe un eroe, lo provano le medaglie: un oro, due argenti e un bronzo (spiegate agli alleatinazionali che era la guerra, non le olimpiadi). Ed ancora: la storia del PCI non era limpida. La Torre era un uomo di pace, dunque non litighiamo. La confusione è grande sotto il cielo e nelle menti, pure a destra.

Resta alla fine l’idea – forse sbagliata – che il sindaco Alfano abbia ottenuto il suo momento di celebrità nazionale per una ripicca di paese, uno sgarbo infantile, un gesto di cui non ha compreso effetti e portata. Il monocolore rosso al Comune di Comiso, anni di opposizione apparentemente senza fine, infine il potere dopo tanto tempo da “festeggiare” con un piccolo segno di rivincita.

Solo che Comiso non è un piccolo centro di provincia teatro di ripicche tra politicanti ma un luogo dell’immaginario per un’intera generazione europea che qui si ritrovò per elaborare nuovi valori ed una nuova politica, senza troppa fortuna evidentemente.

 

Arcobaleno

I politici dal palco, compreso il buon Veltroni, si esibiscono in un esercizio retorico centrato esclusivamente sul tema della toponomastica. Con qualche eccezione, non viene ricordata la situazione drammatica della politica siciliana, stretta tra consuetudini clientelari e vincoli draconiani di bilancio; il dramma dell’immigrazione (a pochi chilometri da qui sbarchi e naufragi, lavoro agricolo schiavistico, razzismi grandi e piccoli); la base Us Navy di Sigonella, strumento della guerra globale e fonte di pericolo costante per il territorio limitrofo.

Come a Bologna, meglio parlare del passato e della resistenza. Meglio isolare quegli episodi nobili che ricordare criticamente – ad esempio – la storia dell’aeroporto, inaugurato ad aprile 2007 da D’Alema e non ancora operativo, prossima apertura prevista dicembre 2008. Cultura dell’inaugurazione, in pieno stile democristiano.

E qualcuno rivendica pure con orgoglio la trovata (ancora di D’Alema, all`epoca del suo governo,  deve avere un conto aperto con questo territorio) che inventò la missione Arcobaleno, profughi kossovari portati in elicottero nella canicola siciliana, un corollario di scandali e mazzette, fu ipotizzato persino un giro di prostituzione, italiani e balcanici che si davano prova vicendevole delle rispettive attitudini criminali, i primi abbozzi del narcostato del Kossovo scientificamente creato dagli apprendisti stregoni a stelle e strisce.

 

 Domani

Forse raccontando queste cose si fa il gioco della destra (ce lo ripetono da anni, è un trucco datato ma spesso efficace). La questione del nome dell’aeroporto è sicuramente un punto di non ritorno della storia della Sicilia e non solo. Memoria e simboli sono questioni importanti, ma non bastano. Scusate se ho centrato queste note sul presente, o sul recente passato. Se non uso i toni della rivista distribuita gratuitamente a cura del Centro Studi Pio La Torre, covo di quello che rimane dell’establishment rosso isolano. Se non cito Consolo e Bufalino (due autori che – tra l’altro – non riesco a leggere senza fatica). Se non uso la retorica passata a lucido delle bandiere e dei volantini da ciclostile. Se non ripeto la storia di Comiso, dei pacifisti e dell’antimafia degli anni ’80. Sono tutte cose nobili, importanti e – per alcuni – scontate.

C’è una generazione che ha il dovere, dopo aver appreso del passato, di guardare al futuro. Ringraziare i padri con educazione, ma una volta per tutte. E poi iniziare a camminare con le proprie gambe.

 

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.