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L`ora della pratica

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I fatti di Milano e quelli di S.Angelo di Brolo sono solo in culmine di un clima politico preparato per mesi dai politici e dai media. Un clima in grado di mobilitare dal nulla una folla di duecento persone  un paese con 3.000 abitanti contro un “nemico” fittizio. Un giornalisto tedesco che da anni vive in Italia, racconta le agghiaccianti analogie con i primi anni `90 nella Germania della riunificazione, quando i naziskin diedero vita ad una serie di atti gravissimi, compresi i tre giorni di pogrom a Rostock, pericolosamente minimizzati

     

Scritto da Roman Herzog

Vedere le immagini del 16 settembre 2008 (e quelli che mi conoscono bene sanno che spesso non mi fido affatto delle immagini) di S. Angelo di Brolo (paese in provincia di Messina) era troppo.

Hanno attivato il profondo desiderio di esprimermi subito in confronto a quello che resta della sempre debole forza alternativa in questo paese, che ho scelto come mia base  di esprimermi come straniero, anche se straniero privilegiato, perché tedesco.

Gli avvenimenti degli ultimi mesi in italia con la punta dell’iceberg di questi ultimi giorni, cioè il raid razzista della popolazione di S. Angelo di Brolo contro un pullman con 100 richiedenti di asilo della Somalia e l’assassino dell’ Italiano Abdul originario del Burkina Faso a Milano mi ricordano troppo una realtà che ho cercato di lasciare di dietro, che però corre di dietro di me, sicuramente perché è soltanto un immagine della realtà umana che non ha confini.

Queste immagini mi fanno ricordare quello che ho vissuto in Germania negli anni 90 e che pensavo fosse superato, o che fosse una cosa ben tedesca, per la sua rigidità. Vedo nuovamente che non è per niente così. È peggio ancora, perché sappiamo bene che è soltanto la punta dell’iceberg, sappiamo che da anni si muore in Italia per violenza razzista e fascista.

E sappiamo pure, che l`Italia è un paese che mai ha fatto i conti con il suo passato fascista, un paese dove la gloriosa “resistenza” ha reso possibile alla sinistra di togliersi il peso di dover fare i conti con il fascismo. È soltanto per questo che una riattivazione del fascismo, come quella che viviamo in questi giorni, e come si viveva negli anni `70 già una volta in questo paese, è possibile.

Quando dopo la caduta del muro nella nuova Germania sorgono i primi problemi economici a causa della “unificazione”, cioè della rottamazione della base produttiva del socialismo reale da parte dalle grandi multinazionali dell’ovest, i primi a sfruttare la situazione sono i movimenti della destra, non soltanto della estrema destra nazista e neonazista, ma pure la cosiddetta destra democratica.

Il nemico è subito identificato, sono gli “stranieri” i colpevoli per tutto il male che accade. È un meccanismo psicologicamente povero, assai semplice ma molto efficace che i politici di qualsiasi ora hanno sempre saputo e sanno ancora strumentalizzare. Quando nel settembre 1991 si tentava di bruciare vivi i primi “stranieri” (o come si suole dire qua “extracomunitari”) a Hoyerswerda attaccati dalla popolazione del paese comandato da un gruppo neonazista, un piccolo paese come S. Angelo di Brolo vicino Berlino, stavo all’estero, lavorando nel quotidiano argentino Pagina/12.

Sentivo una rabbia ma sopra tutto una enorme impotenza, quando entravo di mattina nella redazione e chiedevo al mio capo di «internacionales» di scrivere l’ editoriale. Me lo concedeva e ricordo che scrivevo dell’ enorme paura che avevo in confronto a quello, che stava allora ancora per venire.

Quello che succedeva a Hoyerswerda era un fanale, l’inizio di una ondata di violenza neonazista e di estremismo di governo che durava tutti gli anni `90 e che tuttora non è finito (perché non finiscono mai queste ondate soltanto se si dedica meno attenzione). Non mi ha soddisfatto il fatto che ho avuto molta ragione. Invece sapevo che scrivere è poco, o meglio detto niente in confronto a certe realtà troppo violente perché fisiche. Volevo esserci in Germania per fronteggiare quello che accadeva, fisicamente, assieme agli altri ben decisi. Ma rimaneva soltanto l’impotenza e il giornale dove lavoravo.

Tornato in Germania un anno dopo non mancavano opportunità di assistere a ben peggio durante gli anni. Erano gli anni quando continuamente venivano ammazzati in Germania una decina di “stranieri” per mese (ora sono “soltanto due decine l’anno, ma non si  riporta più, perché “motivi razzisti non ci sono…”).

Quando bruciavano i grattaceli di Rostock Lichtenhagen nell`agosto del 1992 mentre all’inizio la televisione regionale, poi quella nazionale e dopo un giorno quella internazionale trasmettevano le immagini in diretta sugli schermi degli spettatori di tutto il mondo, ci volevano poche ore per mobilitare un gruppo ben deciso di alcuni centinaia di persone da Berlino che ci recavamo sul posto.

Arrivato lì cercavamo di “difendere” gli immigrati, 400 richiedenti asilo in un CPA e abitanti comuni, 115 persone di non-origine tedesca  che vivevano da anni in blocchi di cemento stile Librino (quartiere popolare di Catania) al di fuori della città accanto al CPA. Ma le tremila persone della popolazione di Rostock che avevano ascoltato da settimane il discorso dei politici che parlavano di sicurezza, di stranieri che arrivano in massa, che tolgono il “nostro” lavoro (quelli della destra neonazista aggiungevano chiaramente che strappano le “nostre” donne etc.), quelle tremila persone assieme a ben 400 neonazisti armati erano troppo decisi.

Con le nostre due o tre cento persone non siamo riusciti a combinare quasi niente, eppure solo per miracolo in questi giorni non c’era nessun morto sebbene centinaia di feriti, perché la folla dopo aver assediato i grattaceli gridando “fuori tutti gli stranieri” aveva prima attaccato gli stessi e soprattutto le finestre con delle pietre e tiri di pistola, per mettere finalmente fuoco al primo piano al grido “vi bruciamo tutti”. Mi ricordo bene del sentimento di impotenza che avevamo tutti, quanti in quei giorni e del pensiero che avevamo in molti: così deve essere stato nel ’33…

Durava tre giorni il pogrom di Rostock Lichtenhagen, mentre la polizia assisteva ai fatti dall’inizio non intervenendo, perché “in pochi” e per paura della folla (e perché stava ben d’accordo con quello che succedeva, così come i politici) attivandosi però subito contro noi che eravamo venuti per “difendere i migranti”.
Eppure in quest’occasione come in tanti altri della “nuova Germania” fino ad oggi i politici, sociologi, psicologi, la chiesa, i media, eccetera non si stancavano e non si stancano mai di ripetere continuamente, che non si tratta di avvenimenti razzisti o di ideologia politica. Come ora anche in Italia. A Milano oppure a S. Angelo di Brolo. Mentre il neofascismo prende tranquillamente la sua strada, tutti sempre non si accorgono di niente. La cecità sembra uno dei mali più grandi dell’umanità, sopratutto della cosiddetta “sinistra”.

Come qua in Italia allora, a Milano dove non si trovano elementi razzisti. Oppure a S. Angelo di Brolo dove la popolazione ripetendo le frasi ben preparate dai politici, chiedeva sempre e di nuovo, “chi garantisce la “sicurezza” della popolazione”, di un paese di 3.000 abitanti se si facesse venire 100 migranti richiedenti asilo del Somalia, soprattutto donne, per soggiornare in una struttura inefficiente, spostati dal centro affollato di Lampedusa. Sicurezza di cosa? E contro cosa?

Ragazzi, non scherziamo. Quello che viviamo oggi in Italia è molto più brutto di quanto Famiglia Cristiana o altri pensano. In questo paese viene preparato e attivato da mesi da politici fascisti, sopportato dalla ex-sinistra che vuole essere centro, un clima razzista di violenza contro il diverso che si mette subito in pratica. Lo dimostrano tutti quanti i fatti, dai campi rom di Napoli bruciati, agli attacchi contro omosessuali in tutto il paese, le iniziative di “sicurezza” locale che sono piuttosto squadriglie, il filo spinato intorno al CPA di Lampedusa eccetera, eccetera, eccetera.

Non è che è un pericolo, ha già vinto questo clima, funziona, è in grado di mobilitare dal nulla una folla di duecento persone di un paese con 3.000 abitanti contro un “nemico” liberamente scelto, che pensano essere colpevole per tutto quello che non hanno.
In Italia il fascismo sta al governo, in un paese non-cosciente del suo passato fascista e dei legami fra il regime di Mussolini e la repubblica del dopoguerra, eppure una opposizione non c’è, e nessuno sembra preparato, e pochi sembrano riuscire a comprendere quello che accade.

Quanto ci vuole? Quanto ci vuole per arrivare ad attacchi stile Rostock Lichtenhagen? E quanto ci vuole per fare uscire quello che resta della gente che pensa dalla loro riservatezza?
Qua in questo paese ci vuole coraggio, molto coraggio e gente in grado di reagire praticamente, subito. Non c’è più tempo di organizzarsi o discutere. È l’ora della pratica, così pochi che siamo, ma è l’ora della pratica. Non dormite troppo.

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