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Panico, incidenti e leucemie. Il prezzo di Sigonella

Secondo un diffuso immaginario la base di Sigonella non procura fastidi al territorio, e per alcuni è anche utile alla “sicurezza”. La realtà, purtroppo, è completamente diversa. Momenti di panico collettivo, incidenti continui, limitazioni di sovranità e situazioni di grave rischio sono una spada di Damocle su tutta la Sicilia orientale. Dai continui incidenti sulle strade del circondario fino alla sindrome delle leucemie di Lentini…

     

Scritto da Antonello Mangano

 

Bare

Partiamo da due episodi del tutto dimenticati, quando la presenza della base causò veri fenomeni di panico collettivo. Nel marzo 2003 la notizia di migliaia di bare nascoste all’interno di Sigonella in previsione di un conflitto o di una catastrofe naturale dapprima sembrava una leggenda metropolitana, poi è comparsa qua e là sulla stampa locale ed infine è stata ripresa dall’arcivescovo Renato Martino, secondo cui “nei primi giorni di febbraio, nell’aeroporto militare erano stati scaricati 100.000 sacchi per cadaveri e 6.000 bare”. Notizia né confermata né smentita.

Dopo l’11 settembre 2001, una nuova ondata di panico si diffuse nel catanese. I cittadini in preda alla paura giravano per i negozi, alla ricerca di maschere antigas. Poche settimane dopo, l’8 novembre, due violenti boati sopra Paternò fecero pensare al peggio. In realtà, alcuni velivoli militari avevano “semplicemente” infranto il muro del suono.

 

Canaglie

I voli sono continui. Elicotteri da guerra in esercitazione, voli cargo che attraversano l’Oceano, Atlantique ed Orion in perlustrazione. Un traffico fuori dal normale che produce numerosi incidenti. Quelli conosciuti sono almeno tredici, dal ’75 ad oggi.

Alcuni hanno avuto effetti spaventosi, come quelli di Lentini. Altri hanno portato ad un passo dal disastro, come quelli di Augusta. Tutti insieme costituiscono un indizio inequivocabile sulla spada di Damocle che pende sulla Sicilia Orientale, asservita ai war games degli Usa.

Sigonella non è soltanto il supporto logistico alla Sesta Flotta della US Navy nel Mediterraneo, ma è anche il ponte verso i teatri di guerra mediorientali, in attività permanente da quando nel 1991 Bush padre scatenò la prima “tempesta nel deserto”.

Oltre alla logistica di guerra, mastodontiche esercitazioni sono ospitate nelle acque e nei cieli dello Jonio, in osservanza dei paranoici piani disegnati dai falchi del Dipartimento della Difesa, che scrivono “sceneggiature” degne dei peggiori copioni hollywoodiani, con immaginari Stati canaglia, terroristi senza scrupoli, caccia che braccano natanti infidi ed adrenalinici interventi risolutori. Il tutto a breve distanza dagli ignari cittadini che stanno svolgendo le loro normali attività.

PSI (Proliferation Security Initiative) e AGS (Alliance Ground Surveillance) sono i due piani pensati per contrastare il “terrorismo internazionale” e controllare tutto il Mediterraneo. Il primo è in esecuzione da anni, il secondo è in fase di progettazione e prevede di impiegare aerei con e senza pilota per le ricognizioni e la raccolta di informazioni su Africa e Medio Oriente. Il “PSI” è un “piano d’interdizione dei trasferimenti di armi di distruzione di massa”, cui aderiscono 11 paesi. Nell’ambito del piano, si sono svolte imponenti simulazioni, tra cui “Clever Sentinel” del 2004, in cui le forze speciali italiane arrivavano dall’alto con gli elicotteri, prendevano il controllo dell’imbarcazione sospetta, già circondata da navi militari, e procedevano a verificare la presenza di “chemical, biological and radiological weapons” (le famose armi di distruzione di massa), avvertendo dei risultati la Guardia Costiera, il ministro dell’Interno ed i Vigili del Fuoco (sic).

Elicotteri

Gli “stalloni neri” sono enormi elicotteri da guerra, di stanza a Sigonella, impegnati in continui voli di addestramento o perlustrazione.

Sono loro i responsabili maggiori degli incidenti nei cieli della Sicilia orientale. Si sono schiantati sulla pista della base, nelle campagne del circondario e nei pressi di centri abitati.

Il 19 novembre 1998 un CH-46 precipitava per cause ignote nei pressi di Riposto, quattro le vittime. Quattro anni dopo, durante la fase di decollo, un MH-53E si era schiantato violentemente sulla pista: interamente distrutto l’elicottero ma solo qualche lieve ferita per l’equipaggio. Il 17 luglio 2003, nei pressi di Ramacca, cadeva un altro elicottero: ancora quattro morti. L’intera area del disastro veniva confinata da un imponente cordone di protezione. Il 10 agosto 2004 un altro MH-53E, durante una fase di collaudo, precipitava all’interno della base ed i quattro militari che si trovavano a bordo restavano gravemente feriti. Dinamica simile per l’incidente del 16 febbraio 2005, stesso elicottero e quattro membri dell’equipaggio feriti.

Uranio

Il 12 luglio 1984 un Lockheed C-141 diretto in Kenia precipitò al suolo nei pressi di Lentini. I militari USA circondarono la zona e non rivelarono la natura del materiale trasportato. Medici, esperti e la società civile lentinese denunciano tuttora un forte incremento dei decessi per leucemia, presumibilmente dovuto al carico di uranio impoverito disperso nell’ambiente dopo l’incidente.

Ma la “sindrome di Lentini” è un fenomeno più ampio, che comprende le discariche a cielo aperto con amianto e rifiuti ospedalieri pericolosi provenienti dalle USL del nord, il benzene industriale ed i pesticidi utilizzati per anni – prima che fossero messi al bando – nel trattamento delle arance, la vicinanza dell’aeroporto militare di Sigonella, infine il lascito letale di misteriosi incidenti.

 

Petrolio

Sigonella è una base della US Navy, ma il suo porto è a molti chilometri di distanza, ad Augusta, a pochi passi dall’immenso polo petrolchimico di Priolo – Melilli. È evidente che un incidente avrebbe conseguenze gravissime tra enormi cisterne di carburante, aree industriali ad altissimo impatto ambientale, petroliere, depositi di armi ed esplosivi.

Il 22 novembre del 1975 si sfiorò il disastro, a causa di una collisione tra un incrociatore della marina USA e la portaerei Kennedy. Il primo aprile 1986, a bordo della portaerei statunitense “America”, ormeggiata in rada, un caccia si scontrava con un elicottero “Sea King”. Il 22 aprile 1988 un elicottero CH-46 si schiantò sul ponte di volo della nave munizioni “Mount Baker” durante le operazioni di rifornimento presso il pontile di Augusta. Restò ferito un operaio italiano che effettuava sulla nave USA dei lavori di manutenzione.

Automobili

E pensare che in questo delirio di elicotteri da guerra, portaerei a capacità nucleare, pattugliatori sovradimensionati e corpi speciali con stemmi a basi di aquile e folgori il problema più grande sono le automobili che sfrecciano sulla Catania – Gela. Ed i morti che producono.

Lo ricorda un lugubre cartello che accoglie tutti coloro che entrano alla base, con un elenco di morti e feriti, aggiornato giornalmente. È il bilancio di sangue degli incidenti stradali causati dai militari USA. La più grande battaglia di Sigonella è quella contro i suoi soldati ubriachi. Prima un osservatorio, quindi la cartellonistica, ancora tre riunioni a settimana del gruppo Alcolisti anonimi, un sistema interno di sanzioni a punti per gli indisciplinati, infine una rubrica fissa sulla prima pagina del giornale della base – The Signature – che implora: “Please, don’t become a statistic!”

Nei primi mesi del 2008, 2 morti, 77 incidenti, 5 fermati in stato di ebbrezza. Nel 2006 gli incidenti furono 323, nel 2007 furono 246. All’inizio del 2008 uno degli incidenti più gravi coinvolge due coniugi catanesi. Una Hunday invade la corsia opposta, scontro frontale con una Multipla. Morti due giovanissimi militari USA, solo feriti gli italiani.

 

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Il libro

“Un posto civile – Sette ottime ragioni per riconvertire la base USA di Sigonella” è il libro prodotto da terrelibere.org che illustra l’impatto della base sul territorio ed il suo ruolo nella guerra permanente degli Stati Uniti.

Prenotazioni, calendario delle presentazioni e dettagli

 

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.