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Qualcosa più di niente. La piccola rivolta nella città del Ponte

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Lavoratori del McDonald, marittimi in servizio sullo Stretto, dipendenti dell`Azienda trasporti portano le loro rivendicazioni ad un Consiglio comunale che invece parla di… calcio. Il grido d`allarme riguarda tutti, dai precari ai disocuppati, fino ai passeggeri tra le due sponde dello Stretto che ignorano quanto sia insicuro il loro viaggio. Eppure, dentro e fuori la città, non c`è interesse per qualunque cosa che non sia il famigerato Ponte

     

Scritto da Redazione terrelibere.org

Una città in crisi, la sfiducia diffusa, la ricerca spasmodica di una via d`uscita, la situazione paradossale di chi ha un impiego ma non gli basta neppure a pagare l`affitto, l`arroganza senza fine di vecchi e nuovi padroni, abituati a salvaguardare interessi e tenore di vita, spietati nello sfruttamento della situazione favorevole, dell`esercito di riserva creato dalla disoccupazione di massa.

 

 

 

Tanti lavoratori messinesi hanno voglia di dire basta, “hanno deciso di superare spaccature e differenze per lottare uniti contro un’organizzazione del mondo del lavoro iniqua che guarda con attenzione solo alle esigenze delle imprese, senza accorgersi che la compressione dei diritti e delle tutele dei lavoratori sta trascinando l’intero sistema produttivo verso il collasso definitivo“.

 

 

 

RFI (traghetti del gruppo Ferrovie dello Stato), ATM (Azienda municipalizzata degli autobus), Pastificio Puglisi, Etna food (Mc Donald), Camicerie Castello, Tremedia (Tv privata locale), Insegnanti di Sostegno, Ato3, Molini Gazzi.

 

 

 

“Sono solo alcuni esempi di cattiva gestione delle risorse e sfruttamento dei lavoratori ad opera di aziende, anche pubbliche, che a Messina pensano di aver trovato il porto franco dell’illegalità”. “Cataste di lettere, richieste d’incontro, scioperi, sit-in, e manifestazioni eclatanti sono serviti fin oggi solo a sommare denuncie e sanzioni per i lavoratori che nel migliore dei casi hanno ottenuto la semplice solidarietà dell’istituzionale di turno”.

 

 

 

Il 30 luglio 2008 il consiglio comunale si riunisce per una drammatica sessione. L`argomento sconvolge i volti ed altera il tono di voce degli oratori. Riuscirà la nostra squadra di calcio a ripartire dalla C2? Gli argomenti (la cordata milanese, il ripescaggio, i poteri forti) sembrano usciti dalla parodia di un programma di Biscardi.

 

 

 

L`obiettivo è sostanzialmente quello di accreditarsi presso i tifosi che minacciano di ricordarsi di quei politici che “non hanno fatto nulla” di fronte alla scomparsa del calcio in città. Frasi già sentite di un copione sempre uguale. L`oppio dei popoli sembra avere effetto, ma solo fino a  quando una delegazione di lavoratori chiede con forza al Consiglio comunale di leggere una drammatica lettera:

 

 

 

“La domande che rivolgiamo agli amministratori della nostra città sono semplici quanto dirette: Per quanto tempo ancora si pensa di tirare a campare nelle attuali condizioni senza intraprendere iniziative concrete una volta per tutte? Pensate che le denuncie e i blitz antiassenteismo organizzati per intimidire la base dei lavoratori possano essere validi deterrenti ancora per molto? Avete mai provato a vivere costantemente sotto la minaccia del licenziamento? Con l’incertezza di un lavoro precario? Con un acconto al posto dello stipendio? Avete mai sentito cosa si prova quando viene messo in discussione il sostentamento della famiglia? Non è nostra intenzione piangerci addosso né spargere demagogia e becero populismo, sarebbe un grave errore scambiare il nostro grido di rabbia con la passerella del sindacato di turno, siamo venuti senza vessilli e senza bandiere per privare di ogni argomento i burocrati della politica che potrebbero minimizzare ad arte quanto ci apprestiamo a denunciare…”. Segue l`elenco di alcune delle maggiori vertenze.

 

 

 

Precari, Marittimi e appalti RFI

“Siamo quelli della Vertenza dello Stretto, denunciati e multati con sanzioni pecuniarie di 600 euro detratti da un salario parzialmente garantito solo per 78 giorni all’anno. Denunciati per aver rivendicato il diritto al lavoro dignitoso assicurato solo sulla carta costituzionale, denunciati per aver raccontato delle nefandezze operate dall’ex Ministro dei trasporti che all’indomani della tragedia del Segesta non ha provato vergogna né rimorso a limitare ulteriormente la forza lavoro presente nei traghetti per assecondare le richieste del famelico gruppo privato che ha messo sotto scacco l’intera città.

 

 

 

Ai lavoratori ed alla città non è arrivato nulla dell’ormai storica vertenza dello stretto, neanche le poche assunzioni e il turno particolare concessi sulla carta per creare un’attenuante ideologica all’ex Ministero dei trasporti che si è assunto la responsabilità di limitare drasticamente l’occupazione e la sicurezza nello Stretto.

 

 

 

Bene Signor Sindaco, Signori della Giunta e Signori Consiglieri Comunali, quelle assunzioni e la stabilizzazione dei marittimi attraverso il turno particolare sono stati sottoscritti dal Ministero dei Trasporti del precedente governo, dai vertici di RFI e da Sua Eccellenza il Prefetto di Messina, è un capitolo che bisogna necessariamente chiudere costringendo l’azienda al rispetto degli accordi.

 

 

 

La Vertenza Stretto non è solo il dramma della precarietà, comprende una sequela di illegalità impunite che l’azienda pubblica dei trasporti perpetra alla luce del sole coperta dalla coltre di silenzio connivente delle istituzioni cittadine e nazionali: bloccati i progressi di carriera dei lavoratori che rischiano di andare in pensione con le qualifiche d’ingresso, richieste continue di straordinario selvaggio con mezzi coercitivi e facili carriere per i dipendenti che si prestano al gioco, nessun investimento per una flotta vetusta e pericolante divenuta emblema dell’inefficienza messinese, si è arrivati ad imbarcare il personale addetto alle pulizie senza libretto di navigazione per risparmiare quattro soldi d’indennità.

 

 

 

L’avvicendamento dei governi non può essere l’ennesimo alibi utile all’indecorosa melina di RFI che continua a snobbare le rivendicazioni dei lavoratori prendendosi gioco delle istituzioni. Signor Sindaco, la città ha dato fiducia al suo schieramento credendo al filo di condivisione politica e programmatica che dovrebbe unire Messina a Roma, se in campagna elettorale avete detto il vero per lei è giunto il momento d’indossare la fascia tricolore da primo cittadino messinese e incamminarsi verso la capitale con i documenti ufficiali che le abbiamo più volte inviato, spieghi al Ministro Mattioli che invece del ponte i messinesi hanno bisogno di occupazione dignitosa e sicurezza nei trasporti, sicurezza che RFI mette continuamente in discussione dimenticando il ruolo di vettore pubblico del trasporto ferroviario e marittimo. Dica chiaramente al Ministro che non siamo disposti a rinunciare alle promesse ottenute a caro prezzo.

 

 

 

Vada signor Sindaco, parta subito e torni con le assunzioni, con il turno particolare, con i progressi di carriera per i ferrovieri marittimi fermi da decenni e con gli investimenti per la flotta pubblica. Torni con un decreto che garantisca sicurezza nello Stretto, sicurezza del salario, certezza di pena per gli amministratori che sperperano le risorse pubbliche“.

 

 

 

Lavoratori ATM

“Siamo i lavoratori dell’Azienda Trasporti Messina, i “fannulloni” balzati agli onori della cronaca per i blitz e i controlli delle forze dell’ordine, fiumi d’inchiostro e talk show si sono sprecati per stigmatizzare un presunto assenteismo che nei fatti coinvolgerebbe una quindicina di lavoratori su 700.

 

 

 

Sorge il legittimo sospetto che queste azioni di propaganda giustizialista servano solo a denigrare la base dei lavoratori per distogliere l’attenzione dei cittadini dai problemi reali. Se qualcuno dei nostri colleghi ha sbagliato è giusto che paghi, così com’è giusto che paghino gli amministratori delegati dalla politica che hanno prodotto un buco economico di 60 miliardi delle vecchie lire e il conseguente crac del trasporto pubblico locale

 

 

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Mancano i soldi per i pezzi di ricambio, i mezzi sostano in deposito mentre i cittadini reclamano efficienza, le officine aziendali sono rimaste inoperose per anni mentre si sperperava denaro pubblico con costosi appalti per la manutenzione in gran parte affidata ai privati, il parcheggio cavallotti è ancora inattivo a causa di una burocrazia elefantiaca che non riuscirebbe a trarre profitto da un filone d’oro sotto casa.

 

 

 

Chi sono i responsabili di tutto questo? È solo colpa dei lavoratori fannulloni? Di quei lavoratori che questo mese hanno ricevuto solo un acconto dello stipendio e gli è stata negata la quattordicesima mensilità? Signor Sindaco, non è la prima volta che ci rivolgiamo a lei ma il tavolo istituzionale per concertare il rilancio dell’azienda tarda a concretizzarsi, qual è il progetto?

 

 

 

Tirare a campare invocando il senso di responsabilità dei lavoratori? Oggi un acconto, domani mezzo acconto e quando si arriverà alla protesta ci accuserete di sciopero selvaggio per aizzarci contro l’opinione pubblica attraverso la stampa compiacente? E’ già successo! La tattica dei diritti trasformati in gentili concessioni non è più proponibile, l’amministrazione comunale ha il dovere di farsi carico della crisi ATM e di garantire il salario ai lavoratori che forniscono un servizio pubblico essenziale per la città.

 

 

 

La quattordicesima mensilità non è una regalia ma un diritto a cui non siamo disposti a rinunciare. Finito il carosello degli assessorati è il momento che l’Amministrazione si occupi concretamente dei cittadini e dei lavoratori.

 

 

 

Lavoratori Etna Food

“Ultimi della lista e ultimi nei diritti, siamo i lavoratori dell’Etna Food meglio noto come Mc Donald, la nostra condizione lavorativa è la clamorosa conferma di come le imprese che investono a Messina si sentano tutelate da una silente impunità che consente loro di sfruttare le risorse cittadine senza garantire diritti e dignità ai lavoratori messinesi.

 

 

 

L’azienda catanese che si fregia del marchio americano ci assume con contratti part time a tempo determinato per poi imporci lo straordinario, è l’eterna tattica per tenere i dipendenti sotto la costante minaccia del licenziamento. Reagire ai soprusi equivale ad essere licenziati, a non ottenere il rinnovo del contratto a termine, la semplice iscrizione al sindacato viene letta come azione sovversiva contro l’azienda da punire con ogni mezzo.

 

 

 

Lavoriamo sotto la minaccia di un caporalato post moderno, marcati ad uomo da responsabili delegati dall’azienda a comportarsi come sergenti di ferro, alla rivendicazione di un diritto basilare corrisponde l’azione coercitiva, il provvedimento disciplinare pretestuoso, la minaccia di licenziamento.

 

 

 

Siamo venuti per denunciare le condizioni penose in cui siamo costretti a lavorare per un minimo salario e senza alcuna speranza di stabilizzazione, l’esigenza del reddito spesso ci costringe ad essere complici di un’azienda che in nome del profitto fornisce un servizio ai limiti delle condizioni minime d’igiene.

 

 

 

Venga al Mac Donald Signor Sindaco, si renda conto personalmente dell’esistenza degli schiavi moderni che per prendere una boccata d’aria devono timbrare il cartellino, altro che assenteisti e fannulloni…

 

 

 

La presa di posizione odierna a qualcuno di noi costerà il posto di lavoro, la città ha il dovere di tutelare i lavoratori ed i consumatori messinesi che producono denaro per le casse della ditta etnea, la gestione del Mc Donald messinese non ha pari in tutta Italia, siamo le cavie prescelte per sperimentare la compressione dei diritti dei lavoratori, Messina è veramente il porto franco per gli imprenditori senza scrupoli”.

 

 

 

Infine l`appello alle istituzioni: “Signor Sindaco, signori della Giunta e Signori consiglieri, oggi sono venuti solo alcuni rappresentanti del focolaio che rischia di deflagrare cogliendovi impreparati. Fate tesoro del nostro grido d’allarme, dimostrate di meritare la fiducia che i cittadini vi hanno consegnato. Non è più possibile affrontare i problemi dei lavoratori messinesi allargando le braccia o ricorrendo al comodo al rimbalzo delle responsabilità…”

 

 

 

 

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