Stretto di Messina

Stretto, traghetti Fs in sciopero contro il precariato e per la sicurezza

Repubblica.it
  Mentre il governo insegue il miraggio del Ponte, nello Stretto manca l`essenziale. La precarizzazione abbassa i già limitati livelli di sicurezza, proprio mentre il governo regionale nega il sostegno ai familiari delle vittime del Segesta Jet. L`agitazione dei ferrovieri e dei marittimi estrema risposta contro la scarsa sicurezza e lo sfruttamento del precariato. "Il 90% del personale, anche quello non imbarcato, ha incrociato le braccia"
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Disagi e proteste per i passeggeri delle Fs a causa dello sciopero dei ferrovieri di RFI Navigazione, che si occupa del traghettamento dei treni tra Messina e Reggio Calabria. L`agitazione, iniziata ieri alle 21, proseguirà fino alla stessa ora di oggi ed ha ottenuto un`adesione molto alta. Secondo le sigle organizzatrici: “Il 90% dei lavoratori ha aderito allo sciopero, una percentuale che si riscontra anche tra il personale non imbarcato”.

 

 

 

La situazione. Delle tre navi previste per il traghettamento dei treni e dei passeggeri, solo una risulta attualmente in funzione per garantire i sevizi essenziali. Bloccato il traghettamento di tutti i mezzi delle ferrovie, ad eccezione di tre treni a lunga percorrenza, per superare lo stretto di mare i viaggiatori sono costretti a ricorrere ai traghetti delle compagnie private.

 

 

 

Lo sciopero. L`agitazione è stata indetta dalle sigle sindacali di Cgil, Cisl, Orsa, Fast, Sasmant e Sap (non ha partecipato la Uil) per denunciare la carenza dei servizi e in particolare lo stato della flotta definita “vetusta e ridotta ai minimi termini”.

 

 

 

Al centro della contesa anche lo sfruttamento del lavoro precario e degli straordinari, che portano ad “esporre a serio rischio la sicurezza dei lavoratori e dei passeggeri spesso abbandonati a se stessi”. I lavoratori RFI accusano inoltre le ferrovie di “lasciare campo libero all`interesse degli armatori privati abdicando al proprio ruolo di vettore di trasporto pubblico”.

 

 

 

Quello attuale è il terzo sciopero indetto negli ultimi mesi per gli stessi motivi. Di abdicazione del gruppo pubblico parla anche Pietro Interdonato, presidente del Comitato pendolari dello Stretto. “La nostra battaglia – afferma – ha come unico obiettivo la discontinuità della politica di RFI”. “Vogliamo che lo Stato non sia complementare e sussidiario come purtroppo è fino ad oggi, con tutti i benefici inimmaginabili per il solo gruppo privato. Il miglioramento del servizio si ha con la contiuità territoriale e un adeguato `contratto di servizio`”, aggiunge.

 

 

 

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