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Ponte, autostrada, inceneritori. L’imbarazzante curriculum di Impregilo

È stato annunciato l’inizio dei lavori per il Ponte sullo Stretto nel 2009, è stata confermata l’assegnazione dell’appalto all’impresa vincitrice. Ma in pochi ricordano quanto fatto da Impregilo negli ultimi anni, dalla Salerno – Reggio Calabria fino agli inceneritori campani. Un biglietto da visita imbarazzante che dovrebbe porre più di un interrogativo…

     

Scritto da Antonello Mangano

Stavolta ci siamo? Dopo 150 milioni di euro spesi dalla società “Stretto di Messina” dal 1971 in poi, dopo 126 chili di carte e progetti, dopo l’ultimo bilancio conosciuto di 10 milioni e 767 mila euro c’è oggi l’impegno chiaro del governo nazionale (Berlusconi: “la prima pietra nel 2009”) e di quello regionale, un appalto già vinto ed assegnato, una cordata guidata da due delle maggiori ditte di costruzioni del Paese: Impregilo e Condotte.

Pietro Ciucci, presidente di ANAS e della società Stretto di Messina, in un recente intervento ha detto che “dallo Stato servono circa 2,2 miliardi di euro contro i 2,5 miliardi del precedente progetto, da reperire nel bilancio dello Stato e non in Fintecna“. Il resto sarebbe da reperire nel mercato.

Sembra dunque che, tolto il non trascurabile aspetto finanziario, non manchi niente all’apertura dei cantieri. Se però l’appalto fosse riassegnato con uno di quei colloqui di lavoro dove il candidato presenta il curriculum, Impregilo avrebbe seri problemi. In pochi ricordano quanto avvenuto negli ultimi anni, dalla Salerno – Reggio Calabria fino agli inceneritori campani. Un biglietto da visita imbarazzante che dovrebbe porre più di un interrogativo…

Protocolli d’intesa

Diciassette marzo 2004. Impregilo – in associazione con Condotte – vince l’appalto del secondo e del terzo maxi lotto della Salerno – Reggio Calabria, dallo svincolo di Gioia Tauro in giù, per un importo complessivo di 1.200 milioni di euro. La gara, iniziata nel mese di agosto del 2003, rappresenta una delle principali applicazioni della Legge Obiettivo, con tempi di realizzazione di circa 3 anni e mezzo dalla consegna. Una proiezione della CGIL, oggetto di sdegnate smentite, pronostica invece il 2035 come l’anno di definitiva chiusura dei lavori. I cantieri sono stati aperti nel 1997.

Il 30 gennaio del 2003 ANAS e prefetture di Reggio Calabria e Vibo Valentia siglano un primo protocollo d’intesa, cui aderiscono le imprese ed i sindacati. Sono previsti cantieri blindati e posti di blocco della Guardia di Finanza; sbarramenti e controlli elettronici per persone, materiali e mezzi; coordinamento con le DDA e le Procure della Repubblica di Calabria, Campania e Lucania; nuova assunzione di personale ANAS “specializzato in sicurezza”; controlli a tappeto su appaltatori e subappaltatori; “contrassegni di identificazione elettronica” sugli automezzi impegnati nei lavori.

Il primo aprile 2005 l’ANAS, la cordata guidata da Impregilo e la Prefettura di Reggio Calabria firmano un ulteriore protocollo d’intesa per la “prevenzione dei tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata”.

L’impegno sottoscritto è finalizzato a “coadiuvare l’attività delle Istituzioni, ad adottare tutte le misure del caso atte ad evitare affidamenti ad imprese sub-appaltatrici e sub-affidatarie nel caso in cui le informazioni antimafia abbiano dato esito positivo. […] Impregilo effettuerà anche controlli, verifiche e monitoraggi per scongiurare l’intromissione di imprese irregolari, forme di caporalato o lavoro nero […] L’adesione al protocollo firmato oggi è particolarmente significativa perché testimonia ancora una volta l’impegno di Impregilo a contrastare quei fenomeni illeciti quali la criminalità organizzata e la corruzione, nonché a garantire la massima trasparenza ed affidabilità nei sub-appalti”.

Solamente due anni più tardi queste parole assumeranno il sapore amaro della beffa: il 7 luglio 2007, quindici persone sono arrestate dalla procura di Reggio Calabria con l’accusa di associazione mafiosa ed estorsione.

Secondo i magistrati, le imprese aggiudicatarie versavano il 3% come “tassa sicurezza cantiere”, e spesso avrebbero affidato a società di riferimento la fornitura di materiale e servizi, talvolta con la mediazione di imprenditori insospettabili capaci di aggirare le informative antimafia.

Ogni intervento sui cantieri, secondo le indagini, era stato spezzettato secondo il criterio della competenza territoriale: ai Mancuso, il tratto Pizzo Calabro-Serra San Bruno; ai Pesce, il tratto tra Serre e Rosarno; infine, ai Piromalli la zona tra Rosarno e Gioia Tauro. Nell` elenco degli indagati c’è il patriarca Gioacchino Piromalli, 73 anni, vera cerniera tra gli anni `70 e il 2000 per tutti i lavori pubblici dell’area: dal Centro siderurgico (mai realizzato) al porto di Gioia Tauro, fino all’autostrada, dalla prima costruzione agli appalti odierni.

Vittime o colluse?

“La `ndrangheta raggiunge tutte le attività”, dichiara alla stampa il procuratore di Reggio Calabria, Franco Scuderi: “Ci sono facce compiacenti che prestano la loro immagine formalmente pulita per aggirare la normativa antimafia. Addirittura emerge un quadro secondo cui, dal Nord, le grandi ditte inviano i loro emissari per mediare con la `ndrangheta, per ricercare ditte così dette a modo e gradite alle cosche per ottenere forniture di beni, noli di automezzi”.

“Intorno all` autostrada non si scatenano soltanto gli appetiti della `ndrangheta. Ci sono anche gli interessi di imprese nazionali e internazionali che, nel corso degli anni, si sono aggiudicati i lavori per le grandi opere in Calabria. C` è la convenienza che ha fatto stringere patti, accordi difficili da rinnegare all`improvviso. Eppure il cambiamento è un vero cambiamento solo se questi patti verranno sciolti” dichiara il neo procuratore capo di Reggio Giuseppe Pignatone.

Il presidente degli industriali calabresi Umberto De Rose sostiene che qui “le imprese del Nord non hanno dato un buon esempio“, e Confindustria in sostanza usa due pesi e due misure per giudicare i suoi iscritti, espulsione per i piccoli che si arrendono al pizzo, silenzio per le grandi aziende. Roberto Di Palma, magistrato della DDA di Reggio, ad un certo punto si è chiesto: “Imprenditori sottoposti ad estorsione o collusi?”.

Imprese come Condotte ed Impregilo, si legge nel Decimo Rapporto di Sos Impresa “Le mani della criminalità sulle imprese”, avevano insediato nelle loro società due uomini che, secondo gli inquirenti, “da sempre avrebbero avuto a che fare con esponenti della criminalità organizzata e con imprese di riferimento alle cosche”. Dalle indagini è emerso che il famoso 3% sarebbe recuperato con “l’alterazione degli importi delle fatture”.

“Né alla società né ai propri dirigenti è mai stato notificato alcun provvedimento da parte della magistratura da cui si possano desumere rapporti con la criminalità organizzata per l`autostrada Salerno Reggio Calabria”, afferma Impregilo in un comunicato stampa.

Francesco Falbo, colonnello della Guardia di finanza e responsabile della Dia di Reggio Calabria, racconta in un’intervista la sua esperienza diretta: “Il sistema funziona così. Il General contractor, in questo caso Impregilo, quando riceve le offerte deve chiedere alle prefetture l’informazione antimafia. Per forza. La legge lo prevede per certi importi, dai vecchi 300 milioni di lire in su, ma in realtà già per l’A3 Astaldi, la stessa Impregilo e le altre società hanno fatto dei protocolli d’intesa per importi inferiori […]”. La migliore sintesi della situazione è però del procuratore capo di Reggio Pignatone: “La Calabria? Una terra estremamente povera che affoga in un mare di soldi”.

Interesse strategico nazionale

Tutto inizia nel 1997 quando Antonio Rastrelli, presidente della regione Campania per AN, diventa commissario straordinario per l`emergenza rifiuti. Sulla base di un progetto dell`Enea e per conto del ministro dell`Ambiente del primo governo Prodi, redige il nuovo “piano regionale per i rifiuti solidi urbani”, che prevede la privatizzazione in blocco del ciclo di smaltimento degli Rsu.

Un piano che porterà, grazie ai suoi successori, al dominio monopolistico dell`Impregilo sul trasporto, il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti di tutta la Campania. L’idea è quella di spremere energia dall`incenerimento delle eco balle, il cosiddetto CDR (combustibile derivato dai rifiuti).

Alle imprese che si aggiudicano gli appalti infatti il governo garantisce il pagamento a peso d`oro di ogni tonnellata di immondizia bruciata e la possibilità di vendere l`energia ad un prezzo triplo di quello di mercato. Si tratta dei cosiddetti “Cip 6”, introdotti fin dal 1992 dal comitato interministeriale prezzi, quali incentivi, pagati dalla collettività con la bolletta dell`Enel (7%), alla produzione di energia proveniente da “fonti pulite e rinnovabili”.

Gli inceneritori regionali vengono gestiti in regime di monopolio dal gruppo Impregilo, che vive uno dei momenti più critici della sua pur travagliata storia quando è disposto il mega-sequestro di 750 milioni di euro a carico della società. Il successivo intervento della Cassazione (dopo una camera di consiglio durata sei ore e mezza) salva la società.

Dopo la tragedia della spazzatura napoletana raccontata dai mass media di tutto il globo, Impregilo si trova in una difficile situazione: da un lato deve proteggere il suo investimento, cioè riscuotere dallo Stato, dall’altro rischia un crollo d’immagine come imputato di primo piano del disastro campano.

A fine 2007, si arriva ad una intesa col Commissario straordinario, che passa sotto il nome burocratico di “atto ricognitivo” e che stabilisce il diritto del gruppo a vedersi rimborsati con denaro pubblico i costi sostenuti per realizzare il termovalorizzatore di Acerra (non ancora ultimato, ma protetto dalla fine di giugno del 2008 dai militari dell’esercito italiano in quanto “area strategica nazionale”) e i tre impianti per la produzione di cdr di Caivano, Giuliano e Tufino. In totale fanno 389 milioni di euro.

Chi è Impregilo

La società vanta numeri da primato: un capitale sociale di 716 milioni di euro, un portafoglio ordini superiore ai 13 miliardi di euro, oltre 10.000 dipendenti, cantieri aperti in tutto il mondo, dalla Nigeria agli Stati Uniti fino alla Cina.

Negli anni tra il 1989 e 1990 Fiat Impresit e Cogefar si fusero in Cogefar-Impresit. Successivamente furono incorporate anche le società Girola e Lodigiani, diventando Impregilo Spa (Impre-Gi-Lo). Sono gli anni di Tangentopoli in cui la società è coinvolta a pieno titolo.

Successivamente ancora fu incorporata la società d`ingegneria Castelli e al termine di quel periodo fu nominato quale presidente del gruppo Franco Carraro, già ministro dello Spettacolo, sindaco di Roma, presidente del Milan, del CONI e della Federcalcio fino al 2006 quando si dimette in seguito a “calciopoli”.

Dalla fine del 2005 circa il 30% del capitale sociale è detenuto da Igli SpA dopo l`esercizio dell`opzione call sulle azioni detenute da Gemina, controllata dai Romiti. Da febbraio 2007 l`assetto azionario di Igli è composto in modo paritetico, al 33%, dalle società Argofin (gruppo Gavio), Autostrade (Famiglia Benetton) e Immobiliare Lombarda (gruppo Ligresti). Da evidenziare l’importante presenza delle Assicurazioni Generali e ABN AMRO, ottava banca europea per capitalizzazione ed acquirente del gruppo Antonveneta.

Chi è Condotte Spa

La “Società italiana per Condotte d’acqua” è stata fondata il 7 aprile 1880. In seguito diventa una società per azioni e viene acquisita dal gruppo IRI-Iritecna. Nel 1997 viene interamente privatizzata. Nel 2000 lo Stato ne celebra i 120 anni con un francobollo commemorativo in 50 esemplari che rappresenta un ponte realizzato nel ’68 sul fiume Paranà, in Argentina.

Negli ultimi anni Condotte si segnala come partner fedele di Impregilo dal Mose alla TAV, dalla Salerno – Reggio Calabria fino al Ponte sullo Stretto. Il 20 marzo del 2008 si registra il momento forse più imbarazzante della sua secolare storia, quando la prefettura di Roma decide di ritirare il cosiddetto “certificato antimafia”, mettendo a rischio numerosi cantieri (250 milioni di euro di contratti ANAS) e la credibilità internazionale dell’azienda.

 

Condotte incassa comunque grande solidarietà dai “colleghi”. L’Istituto Grandi Infrastrutture (Igi) – che raccoglie i costruttori di opere pubbliche – dichiara: la vicenda Condotte “riporta l`attenzione sulla normativa antimafia che necessita di essere aggiornata, centralizzata e supportata da strumenti di tutela sia per le imprese, sia per le stazioni appaltanti”. Il 18 giugno il Tar del Lazio annulla il provvedimento prefettizio “per un`evidente mancanza di istruttoria e di motivazione”, oltre che per carenza di “attualità ed adeguatezza alla realtà.

 

Appena due giorni prima i carabinieri arrestavano 33 persone nell’ambito dell’operazione della DDA “Bellu lavuru”, così chiamata da una intercettazione telefonica tra il boss di Africo Morabito (il celebre “tiradritto”) e la figlia Antonia, che lo chiama in carcere e dice: – quello della statale 106 è proprio un bel lavoro, cioè un ottimo boccone… Scenario dell’inchiesta, durata circa due anni, i lavori di ammodernamento della statale 106 jonica, la via che da Reggio conduce in Puglia, chiamata anche la “strada della morte” per i numerosi incidenti stradali.

 

Le indagini partirono dalla galleria del comune di Palizzi, la cui volta era interamente collassata, per fortuna senza conseguenze per gli operai. Condotte aveva subappaltato i lavori a due società, ambedue considerate dalla Procura distrettuale antimafia “creature” della potente cosca di Africo Nuovo. “A febbraio – dicono gli inquirenti – sono state effettuate le prove di schiacciamento sulle carote in calcestruzzo, alla presenza dei tecnici ANAS e della stessa Condotte, da cui sono emerse palesi difformità in ordine alla qualità dei materiali posti in opera”, così che Condotte decideva di sciogliere i contratti di subappalto. Appena in tempo.

 

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.