Il commento di Archeoland.net sul voto del Parlamento regionale siciliano che dà il via a un vasto programnma di cementificazione delle Isole Eolie e delle coste dell`intera regione.

     

“Tindari, mite ti so/ fra larghi colli pensile sull`acque/ dell`isole dolci del dio”…

Ritorna alla memoria, in questi giorni, la poesia famosa di Salvatore Quasimodo. Che non è, sia detto per inciso, tra le nostre preferite: forse per quell’immagine un po` edulcorata, un tantino oleografica, che tende a dare dell`aspra terra di Sicilia, con i suoi paesaggi impareggiabili, con l`eco imprescindibile del suo passato mitico.

Infatti, proprio in questi giorni le isole del dio Eolo tornano a campeggiare sulle prime pagine, al centro di polemiche fittissime per la deroga approvata dal parlamento regionale siciliano, che permetterebbe la realizzazione o l`ampliamento di alberghi e residences per un totale di 300 posti letto, fra Lipari e Vulcano.

Si sa com`è andata a finire (almeno per il momento): il commissario dello Stato ha impugnato la delibera, approvata del resto contro il parere dello stesso governo della regione, dopo giorni di dichiarazioni alla stampa fra le quali ci è toccato sentire di tutto: i deputati avrebbero approvato per sbaglio; no, hanno votato a ragion veduta; si tratta di imprese che hanno già speso fior di quattrini, per quei progetti; ma cosa volete che siano, 300 posti letto? Qui non si fa nessun ecomostro…

Insomma, si sono sentiti parecchi farfugliamenti, dettati forse dall`imbarazzo. Del resto, la norma di deroga era contenuta all`interno di un decreto pudicamente intitolato al “Riassestamento del bilancio”: chi ha detto che l`ipocrisia è il miglior omaggio che il vizio rende alla virtù?

Se è davvero così, se si sente ancora il bisogno di qualche pudore di facciata, forse c`è un residuo di speranza a cui aggrapparci. Anche perché, com`è venuto alla luce pochi giorni dopo in seguito al clamore provocato dalla norma riguardante le Eolie, la legge sul bilancio approvata a tarda notte comprendeva, fra le tante altre cose, perfino norme che consentirebbero, in tutta la Sicilia, il cambio di destinazione di fabbricati da capannoni agricoli e industriali a villette, ristoranti, bed & breakfast, anche in aree sottoposte a vincolo ambientale. Norme, pure queste, impugnate dal commissario dello Stato: di cui qualche parlamentare in vena di orgoglio autonomistico ha chiesto la soppressione (ma vi immaginate cosa succederà, nel caso in cui la devolution vada effettivamente in porto?).

Tra le voci che si sono levate con nettezza contro la norma di deroga per le isole Eolie spicca, al solito, quella dell`assessore Granata: passato dai Beni culturali (dove aveva ben fatto) al Turismo (dove mostra di voler bene iniziare, se non altro mostrandosi coerente con se stesso). E anche i ministri Urbani e Matteoli si sono fatti sentire. Senonché, qualcosa a nostro parere suona un po` falso, in tutta la faccenda. Tanto da richiamare – per restare nella letteratura – certi famosi racconti di Sciascia.

Non riusciamo a sfuggire all`impressione che, questa volta, si stia assistendo a una sorta di recita a soggetto; e ci auguriamo sinceramente di sbagliarci, di essere fin troppo sospettosi. Ma da qualche parte è stato pure rilanciato l`allarme per le infrastrutture portuali che sono in programma, per la Sicilia e le sue isole minori come per tutto il nostro paese: il famigerato piano dei “cento porti” del ministro Lunardi, ricordate? Ne parlavamo giusto un anno fa.

Non vorremmo, insomma, che il baccano per gli alberghi alle Eolie o per le sanatorie edilizie in tutta l`isola fosse solo un paravento di comodo, per sviare l`attenzione da aggressioni cementificatorie ancor più mastodontiche; e questo – ironia della sorte – proprio nei giorni in cui sono stati resi noti i nomi delle imprese in gara per la realizzazione del ponte sullo stretto di Messina.

Fra qualche anno, il messaggio per il turista desideroso di visitare le Eolie potrebbe diventare il seguente: se vuoi andare alle Eolie, devi avere “la barca” (e, del resto, se non hai nemmeno la barca, allora vuol dire che non sei proprio nessuno). Solo con “la barca” si potranno visitare certe insenature tra le rocce, o attraccare dove oggi ci sono le poche spiaggette. Per assaporare almeno il profumo di quella che era, un tempo, un`antica, selvaggia bellezza.

Ecco che siamo venuti meno, dopo solo poche settimane, ai nostri propositi, e siamo tornati a parlare di questioni d`attualità. Dev`essere colpa dell`atmosfera sulfurea che promana, come sempre, dalla Sicilia: quell’atmosfera che ci fa sentire un po` come quel viaggiatore francese del sec. XVIII, bloccato dai venti contrari sulla sponda calabrese dello stretto e impaziente di traghettare, ansioso di capire per quale dannato motivo in un`epoca remota il diavolo avesse deciso di prender moglie proprio in quell`isola là davanti.

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