Il presidente di Confindustria Sicilia, nel corso della presentazione di un libro all`Università di Catania, annuncia una nuova svolta: “il lavoro nero ha un effetto devastante sul livello di civiltà del Paese”. “Nessuna tolleranza contro chi pratica forme di sfruttamento”. Critiche anche alla legge Bossi – Fini ed alla paura dell`immigrazione. Un paese che vuole crescere e sfuggire alla decadenza ha bisogno degli immigrati.

     

Scritto da Antonello Mangano


CATANIA – “Presidente, è possibile pensare ad una campagna della Confindustria contro il lavoro nero, contro lo sfruttamento degli immigrati, analogamente a quanto fatto nei confronti del racket delle estorsioni?”

La domanda di Franco Nuccio, corrispondente da Palermo dell`ANSA, è precisa e diretta. Siamo nel “coro di notte” della Facoltà di Lettere di Catania, nell`incredibile scenario del Monastero dei Benedettini (quello, per intendersi, dove è stato girato il recente film “I Viceré”).

Si presenta il libro di Valentina Loiero “Sale Nero”, storie di immigrati e di sbarchi, e tra i relatori c`è Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, ormai noto in Italia ed all`estero come l`artefice della storica svolta antimafia degli imprenditori isolani.

La discussione non è convenzionale. La domanda che gli viene rivolta vuole verificare la possibilità di intervenire su un tema difficile almeno quanto quello della criminalità organizzata.

Civiltà

La risposta è sorprendente. Lo Bello parla di “tolleranza zero” non contro rom ed immigrati, ma nei confronti del lavoro nero. “Per due motivi. Il primo perchè il lavoro nero è una forma di sfruttamento nei confronti degli uomini e delle donne. In secondo luogo le imprese che si avvalgono di lavoro nero praticano della concorrenza sleale rispetto a quelle che si muovono nella legalità”.

Le parole conclusive sono ancora più dure: “Il lavoro nero ha un effetto devastante sul livello di civiltà del Paese”.

I numeri

I dati sul lavoro nero, specie nel Meridione, sono drammatici. In alcuni settori, come edilizia ed agricoltura, sono la norma. La condizione delle donne è quella peggiore, per gli immigrati è diventato normale lavorare senza regole (ma la legge Bossi Fini pretende di legare il permesso di soggiorno al contratto di lavoro regolare).

La ricerca “Up Rise” della Regione Sicilia commissionata al Censis ha evidenziato una vasta area di lavoro “grigio”, cioè persone che ricevono senza dichiararlo retribuzioni fuoribusta, che svolgono straordinari, che sono soggetti a doppia busta paga o alla sottodichiarazione delle giornate lavorate. Un lavoratore su sette percepisce invece una retribuzione in nero. A Palermo circa il 39% dei lavoratori sarebbe in nero.

A livello nazionale, questo fenomeno causerebbe, inoltre, circa 103 miliardi di euro sottratti all`Erario, prodotto da oltre 3 milioni di lavoratori sommersi per il 14,2% della forza lavoro del Paese. Un ulteriore dato del Censis (2006) fa riferimento alla distribuzione geografica di tale fenomeno. Infatti, il documento indica che un lavoratore su 10 al Nord, uno su 7 al centro ed uno su 4 al Sud svolgono un lavoro sommerso.

Per quanto concerne i settori professionali risultano lavoratori in nero un occupato su 3 in agricoltura e nei trasporti, uno su 4 in alberghi e pubblici esercizi, uno su 6 nel commercio, nelle attività immobiliari, di servizio all`impresa e di ricerca, uno su 7 in edilizia, nei servizi sociali e nella pubblica amministrazione.

Articoli correlati: La storica svolta di Confindustria, leggi il reportage da Catania

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.