L’ex vice presidente USA vola a Oslo per ritirare il Nobel per la pace, che dividerà con il Comitato Intergovernativo per i Mutamenti Climatici (IPCC). Agli inizi di ottobre l’accademia svedese aveva premiato l’uomo che ha permesso la ratifica del NAFTA e che non è mai riuscito a far approvare il protocollo di Kyoto dal suo paese. L’ambientalista più famoso del mondo promuove le monocolture da agrocombustibili e sostiene l’agrobusiness.

     

Scritto da Antonio Graziano

Al Gore fa carriera. Dopo l’Oscar per il suo film sui cambi climatici “An Incoveninet Truth” (una verità sconveniente” ed il premio Principe de Asturia per la cooperazione internazionale, riceve il premio nobel per la pace, insieme all’IPCC, il comitato dell’ONU presieduto dall’indiano Rajendra Pachauri. Secondo l’accademia svedese l’ex numero due della Casa Bianca avrebbe diffuso una maggiore conoscenza sui cambi climatici ed avrebbe contribuito a contrastarne gli effetti negativi.

Tra il 1993 ed il 2000 Al Gore fu stato vicepresidente degli Stati Uniti. Grazie a lui Clinton ricevette i voti degli ambientalisti, estasiati dall’idea che un ecologista potesse finalmente influire sulle scelte politiche della nazione più potente del Mondo. Già nel 1992 aveva fatto la sua apparizione durante la conferenza sulla terra di Rio, per presentare il libro “La Terra in equilibrio”.

Nel 1993 il duetto presidenziale convinse l’opposizione ambientalista degli Stati Uniti a ratificare il trattato di libero commercio del Nord America (NAFTA). La promessa era che il trattato avrebbe incluso un accordo parallelo per la mitigazione di danni ambientali “collaterali”. Nel 1997 Gore fu presente alla firma del protocollo di Kyoto. Ma il suo paese non ha mai ratificato l’accordo. Sembra che non avesse avuto la forza insieme al suo (ex) presidente democratico, di sconfiggere il voto dei repubblicani, contrari alla riduzione delle emissioni.

Lo scorso mese di maggio l’impresa estrattiva Barrick Gold apparve come il finanziatore di un seminario sui cambi climatici in Chile. Gore era il principale invitato all’evento. Seppe all’”ultimo momento” della partecipazione dell’impresa, famosa per la sua storia di disastri ambientali, corruzione e violazione dei diritti umani. Chiese di eliminare il patrocinio della Barrick all’iniziativa. Ma qualche giorno dopo continuava il suo viaggio sudamericano a Buenos Aires, al primo congresso americano sui Biocombustibili, finanziato da imprese petroliere, industrie automobilistiche e industrie produttrici di semi.

Il pacifista-ambientalista dividerà 1.1 milioni di dollari con il IPPC, per la sua campagna contro i cambi climatici. Uno dei suoi consigli per salvare il clima riguarda l’incremento delle monocolture per la produzione di agrocombustibili con particolare enfasi in America Latina.

Nell’ultimo anno varie organizzazioni, tra cui Oilwatch e la Rete Latinoamericana contro le Monocolture Forestali, denunziavano che “le colture energetiche cresceranno…a costo dei nostri ecosistemi naturali. La soia sarà una delle principali fonti per la produzione di biodiesel (uno dei principali agrocombustibili)”. È considerata, inoltre, la causa principale della distruzione delle foreste native in Argentina, della foresta umida tropicale in Brasile e Boliva e della macchia Atlantica in Brasile e Paraguay” Usa e Brasile producono attualmente oltre il 72% dell’etanolo, usato principalmente per alimentare i motori delle automobili.

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